Autore: Emanuele Rauco

La rivista del Cinematografo e Il sussidiario, collabora con vari siti internet, quotidiani e riviste, cura programmi radiofonici, rassegne e festival cinematografici. Ha pubblicato saggi, in opere come Il cinema di Henri-Georges Clouzot (a cura di Stefano Giorgi, Il foglio) e Il cinema francese negli anni di Vichy (a cura di Simone Venturini, Mimesis), e monografie come Beautiful Freak. Le fiabe nere di Guillermo Del Toro, Blue Moon. Viaggio nella notte di Jim Jarmusch e Bigger Boat e Blinded by the Light dedicato a Steven Spielberg per Bakemono Lab. Dal 2016 è membro della Commissione di selezione della Mostra del Cinema di Venezia, dal 2019 è socio della Rete degli Spettatori con cui organizza rassegne cinematografiche e progetti culturali volti alla diffusione del cinema di qualità e indipendente, nelle sale, in streaming, nelle scuole.

Nel documentario su di lui presentato alla recente Mostra del cinema di Venezia, un giovane Jean-Luc Godard spiegava in modo sintetico il suo modo di fare cinema: se una cosa va fatta, lui non la fa; viceversa, se una cosa è meglio non farla, probabilmente troverà il modo per realizzarla. Anche a costo di andare contro i suoi maestri, come André Bazin, il critico-teorico di riferimento dei Cahiers du cinéma che affermava la superiorità del piano sequenza sul montaggio classico, contro il quale – o almeno così sembrò – il giovane critico Godard scrisse Difesa e illustrazione del découpage classico.…

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un'immagine di diego maradona

È lo sport di squadra più popolare del mondo, eppure il suo contributo alla storia del cinema non è paragonabile a quello del football o del basket né a quello di sport individuali come il pugilato o l’atletica. Il perché è insito nella natura stessa del calcio, nel fatto di svolgersi su un campo da gioco molto ampio, che è difficile spezzettare col montaggio. Le sue azioni coinvolgono 22 “attori”, quindi sono difficili da coreografare e sono di solito lunghe, quindi complicate da rendere in una singola scena o sequenza, a differenza dei tempi rapidi delle discipline americane (ed è…

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un'immagine di il dottor jekyll

Novant’anni fa, precisamente il 6 agosto del 1932, veniva inaugurata la prima edizione della Mostra del cinema di Venezia all’Hotel Excelsior del Lido. Il film che diede il via a quella storia fu Il dottor Jekyll (Dr. Jekyll and Mr. Hyde), diretto l’anno prima da Rouben Mamoulian e tratto dal celeberrimo romanzo di Stevenson. Mamoulian, armeno trasferitosi negli Stati Uniti, era un genio: regista teatrale soprattutto di musical, dopo quasi un decennio di successi tra Inghilterra e USA, si gettò nel cinema nel ’29, ovvero appena l’avvento del sonoro rese decisiva la sua capacità di risolvere i problemi tecnici legati…

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Quando pensiamo a film e registi che credono nel potere del cinema, un potere in grado di cambiare vite e prospettive, i primi nomi che ci vengono in mente sono quelli legati al cinema spettacolare e popolare: Spielberg, Hitchcock, Frank Capra, Michael Mann e via elencando, ognuno con i suoi prescelti. Però ce n’è uno che lo ha reso possibile su un grande schermo reso ancora più grande senza usare mai un trucco o un effetto speciale, legandosi alla realtà fisica dell’immagine, allo spirito del documentario per mostrare la grandezza folle dell’uomo e della natura. Quel regista è Werner Herzog,…

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kurt russell in un'immagine del film la cosa

Il cinema è un’arte collettiva. Il regista o altrove il produttore possono avere la responsabilità finale del risultato, o più artisticamente la visione complessiva del progetto, ma di fatto l’apporto di direttori della fotografia, montatori, sceneggiatori ovviamente, ma anche scenografi e via dicendo è, quando più o quando meno, incalcolabile. Prendiamo La cosa, il film di John Carpenter tratto dal classico di Howard Hawks di 30 anni prima: il film non sarebbe ciò che è, ovvero un grande film che dopo una cattiva accoglienza è assurto al ruolo di opera maestra, se non fosse per l’operato di Rob Bottin, truccatore…

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Un elemento che tutti hanno sottolineato vedendo Licorice Pizza è il fatto che i due protagonisti corrono di continuo, per raggiungersi o separarsi, soprattutto per dare sfogo a emozioni che la loro età non sa contenere. Spesso i personaggi dei film di Paul Thomas Anderson corrono, ma forse mai come stavolta, per quantità di scene e significato emotivo. Queste sequenze non sono solo un mezzo di espressione dei protagonisti, un gesto cinematografico particolarmente fotogenico come ha detto lo stesso Anderson in più di un’intervista, ma rientrano in un meccanismo di stile in cui il movimento della macchina da presa diventa…

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Per parlare all’interno di questa rubrica di un film che lo scorso anno – il 2021 – ha compiuto 50 anni, bisognerebbe parlare più delle scene sparite, tagliate e occultate che di quelle effettivamente presenti al suo interno: I diavoli (The Devils) diretto da Ken Russell è letteralmente uno dei film più maledetti e controversi dell’intera storia del cinema, bannato, censurato, oscurato fin dall’istante in cui vide l’uscita, rimasto praticamente invisibile in sala, almeno in Italia, e in versione home video. Liberate i diavoli Il film, al netto degli scandali di matrice cattolica, fu sequestrato e poi rimesso in circolazione,…

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Uno dei personaggi de Il Signore degli Anelli: Gli Anelli del Potere

Fino a qualche anno fa, più o meno quando gli orribili tentacoli del politicamente corretto hanno allungato le loro viscide maglie sul mondo, il 90% circa dei ruoli assegnati ad attori “non-bianchi”, cioè afro-americani, orientali e via dicendo, in un film statunitense erano culturalmente connotati. Ossia i neri e le altre “minoranze” potevano solo interpretare parti in cui il copione specificava il colore della pelle, la provenienza geografica o socio-culturale, in cui il fatto di non essere bianchi era una caratteristica del personaggio. Se in una sceneggiatura non c’era questo tipo di specificazione, nove volte su dieci la parte era…

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Gli occhi dei cinefili in questi ultimi giorni si sono illuminati vedendo apparire sugli schermi Nightmare Alley – La fiera delle illusioni, il nuovo film di Guillermo Del Toro che per la prima volta rinuncia al soprannaturale e al fantastico per raccontare il mostruoso che è dentro l’essere umano attraverso il noir, genere che richiama subito la vecchia Hollywood, il bianco e nero, la mitologia dei duri e delle dark ladies. Una mitologia che il film di Del Toro prende dal vecchio film del 1947 – diretto da Edmund Goulding e interpretato da Tyrone Power – e soprattutto dal romanzo…

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Jets e Sharks uno contro l'altro

Tutto parla di confini in West Side Story, nel film di Steven Spielberg del 2021, adattamento dell’opera musicale di Arthur Laurents, Stephen Sondheim e Leonard Bernstein già portata al cinema dal regista Robert Wise e dal coreografo Jerome Robbins. Le scelte di racconto (a opera del drammaturgo Tony Kushner) e di regia, servono a rendere concreto e politico ciò che nell’originale era allusione astratta: più che di realismo, è questione di iperrealismo, di esaltazione di certi dettagli che deformano la realtà diventando dichiarazione d’intenti, di poetica. Lo si vede in particolare con una sequenza di danza, il ballo nella palestra.…

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