Bisogna constatare che negli ultimi anni Guillermo del Toro sia tornato in auge: non solo ha conquistato una parte di pubblico che prima non lo conosceva, ma anche l’industria cinematografica, che oggi lo coinvolge in molti più progetti rispetto al passato. Tutto merito sia degli Oscar, meritati, che si è portato a casa con il suo splendido La forma dell’acqua, sia della statuetta come miglior film d’animazione per il suo Pinocchio, sia della collaborazione con Netflix che, nonostante non gli garantisca una giusta distribuzione in sala, riesce comunque a fornirgli le risorse necessarie per portare alla luce i progetti dei suoi sogni.
Un successo che ha contribuito anche alla realizzazione del recentissimo Frankenstein, un film che ha sempre voluto realizzare per tutta la vita, riuscito ad arrivare in concorso all’ultimo Festival del Cinema di Venezia e a ricevere ben nove candidature agli ultimi Oscar, oltre a essere uno dei film più visti sulla piattaforma.
Tuttavia, alcuni dei progetti che il regista messicano aveva nel suo celebre diario, che vi consigliamo di andarlo a recuperare, perché ne vale la pena, non sono mai riusciti a concretizzarsi, nonostante vi abbia riversato tutta la sua passione. Considerando che la sua lista di progetti cancellati supera abbondantemente la trentina (esiste persino un’intera pagina di Wikipedia dedicata a essi, giusto per far capire l’enorme ingiustizia che deve aver vissuto il regista), quest’oggi andremo ad analizzare le dieci pellicole più accattivanti che non vedranno mai la luce. A meno che non avvenga un miracolo di Natale, come accaduto per Pinocchio e Frankenstein.
1. The wind in the willows

Si parte con un progetto molto particolare, in quanto avrebbe visto del Toro realizzare un film per la casa di Topolino. L’idea partì dallo stesso regista nel 2003, insieme allo sceneggiatore Matthew Robbins, dopo essere rimasti stregati dalla lettura del libro omonimo. I due decisero così di proporlo alla Disney, immaginando un’opera che rispecchiasse perfettamente l’anima ambientalista e sociale del romanzo, oltre a omaggiare il classico animato Le avventure di Ichabod e Mr. Toad, facendo uso sia di scene in live action sia di CGI.
Un classico della letteratura inglese nelle sapienti mani di Guillermo del Toro, che avrebbe trattato in modo impeccabile il tema dell’emarginazione e della discriminazione nei confronti dei “diversi”, da sempre il mantra di tutte le sue opere. Cosa poteva andare storto? Semplice: nel 2009 il regista decise di lasciare il progetto dopo alcune discussioni con la dirigenza Disney, che voleva, parole testuali di del Toro, “dare al protagonista uno skateboard”. Giustamente, tutto finì con un “grazie e arrivederci”.
2. Tarzan

Incredibile ma vero: anche l’uomo scimmia più famoso della storia rientrava negli interessi del regista messicano, che ne avrebbe tratto un adattamento decisamente fuori dagli schemi. Il 14 dicembre 2006, Variety annunciava che del Toro era in trattative per dirigere un nuovo adattamento del personaggio creato da Edgar Rice Burroughs, scritto da John Collee, già autore delle sceneggiature di Master and Commander e Happy Feet.
Il progetto stava prendendo piede, tanto che in un’intervista ai BAFTA del 2007, dove Il labirinto del fauno vinse come miglior film straniero, del Toro dichiarò che avrebbe “raccontato l’adolescenza del personaggio in modo più brutale e selvaggio”, offrendo quindi una versione molto meno edulcorata rispetto a quella Disney. Tutto molto bello, peccato che nel settembre 2008 venne annunciato che Stephen Sommers avrebbe sostituito Guillermo del Toro, impegnato all’epoca nella regia dell’adattamento de Lo Hobbit. Ironia della sorte, Sommers non diresse mai il progetto, che venne poi ripreso da David Yates nella sua dimenticatissima versione del 2016, mentre l’adattamento tratto da Tolkien tornò nelle mani di Peter Jackson.
3. 3993

Sia La spina del diavolo sia Il labirinto del fauno rappresentano le opere più personali e toccanti di del Toro, capaci di raccontare l’orrore della dittatura franchista attraverso il gotico e il fantastico. Inizialmente, questi due film avrebbero dovuto avere un “sequel spirituale”, andando così a chiudere un’ideale trilogia sulla Spagna franchista.
Questo fantomatico terzo film si sarebbe intitolato 3993, un titolo che faceva riferimento alle due linee temporali della storia, ovvero il 1939 e il 1993, entrambe legate al franchismo. Altri dettagli sono rimasti sconosciuti, se non il fatto che il progetto venne abbandonato a causa dei numerosi impegni che coinvolsero il regista.
Nonostante la mancata realizzazione di 3993, possiamo dire di aver comunque visto il terzo capitolo di questa trilogia: nel 2022, durante la presentazione di Pinocchio, del Toro ha infatti confermato come quest’ultimo rappresenti il “capitolo conclusivo della trilogia franchista”, poiché “entrambi raccontano il tema dell’infanzia e della guerra”.
4. Doctor Strange

Guillermo del Toro alla regia, Neil Gaiman alla scrittura e uno dei personaggi Marvel più onirici e psichedelici di sempre. Solo a leggere queste parole viene la pelle d’oca. Ora immaginate quanto faccia male sapere che questo film non sia mai stato realizzato.
Prima che Scott Derrickson ereditasse il progetto, il regista messicano e lo scrittore inglese avevano proposto un adattamento cinematografico dello Stregone Supremo alla neonata Marvel Studios. La loro versione avrebbe mostrato un Doctor Strange completamente alcolizzato, estromesso dal ruolo di medico, ambientato negli anni Venti e Trenta del Novecento e con un maggiore approfondimento del rapporto con la maga Clea, interpretata solo di recente da Charlize Theron in Doctor Strange: Multiverse of Madness di Sam Raimi.
Peccato che lo studio fosse concentrato sui suoi eroi “di punta”, come Iron Man e Thor, coloro che caratterizzeranno la prima fase del MCU, rimandando lo Stregone a un momento successivo. Un’attesa che del Toro e Gaiman non vollero rispettare, decidendo di dedicarsi ad altro. Grazie, Marvel.
5. La casa dei fantasmi

Avete presente il film La casa dei fantasmi della Disney, non quello del 2004 con Eddy Murphy, ma bensì quello uscito ormai tre anni fa? Bene, perché il nuovo adattamento dell’iconica attrazione di Disneyland inizialmente vedeva del Toro coinvolto, già nel 2010, prima come produttore e sceneggiatore, per poi assumere anche il ruolo di regista intorno al 2015.
Secondo il regista, il film sarebbe stato “spaventoso ma allo stesso tempo divertente”, avrebbe coinvolto come consulente l’ideatore originale dell’attrazione e avrebbe avuto come protagonista una star di grande richiamo: Ryan Gosling. Come spesso accade, tutto sembrava promettente, ma la Disney non si è mai realmente interessata a questa visione, preferendo realizzarne la versione uscita nei cinema tre anni fa, rivelatasi poi un clamoroso flop sia di pubblico che di critica. Chi è causa del suo mal pianga se stesso.
6. Beauty

Qui è necessario un po’ di contesto: per alcuni anni la Warner Bros. e Disney si sono sfidate a colpi di live action di diverse opere letterarie, cercando di arrivare per prime sul mercato. Alice in Wonderland di Tim Burton aprì le danze, portando così alla realizzazione di Cappuccetto Rosso Sangue, ai due adattamenti de Il libro della giungla, uno diretto da Andy Serkis e l’altro da Jon Favreau, poi si arrivò alla battaglia a chi produceva Pinocchio (vinta prima da Matteo Garrone, dalla stessa Disney e da del Toro), fino ad arrivare alla lavorazione di un live action su La Bella e la Bestia.
Da questo punto di vista, Warner Bros. era in netto vantaggio nella produzione del nuovo riadattamento, tanto che nell’agosto del 2011 ufficializzò il coinvolgimento di Guillermo del Toro alla regia e annunciò che l’attrice scelta per interpretare Belle, incredibile ma vero, sarebbe stata Emma Watson. Il regista era estremamente coinvolto nel progetto, tanto che aveva intenzione di dirigere il film in 3D nativo e di creare la Bestia con un mix di make-up classico e di CGI, oltre ad offrire una versione personale e gotica dell’opera originale. Un progetto perfetto per il regista, in quanto il tema dell’amore impossibile tra la figura femminile e quella del mostro compare in tutte le sue opere, e qui avrebbe trovato il suo culmine.
Tuttavia, l’annuncio in pompa magna del remake della Disney mise in fretta la Warner, che accelerò i lavori. Peccato che il regista messicano stava affrontando diversi conflitti legati ai numerosi progetti in ballo, prendendo così la decisione di lasciare il progetto nel giugno del 2014. Come si dice in gergo, la fretta non porta nulla di buono: la Warner mollò il progetto subito dopo e alla fine vinse la Disney, prendendosi Emma Watson come Belle per il suo adattamento del 2017.
7. Pacific Rim 2

Partiamo col dire che quello uscito nel 2018 con John Boyega e Scott Eastwood non esiste. Detto ciò, il primo Pacific Rim fu una sorpresa sotto ogni punto di vista: un film di mecha contro kaiju, non tratto da alcuna IP preesistente, ma profondamente ispirato all’immaginario culturale giapponese, capace di creare un’opera piena di cuore e con alcuni dei migliori effetti visivi mai realizzati fino a quel momento.
Uscito nel luglio 2013, ottenne un buon riscontro sia di critica sia di pubblico, incassando oltre 400 milioni di dollari. Il successo convinse pienamente la Legendary Pictures, detentrice dei diritti, a mettere in cantiere un sequel con del Toro ancora dietro la macchina da presa. Tutto sembrava procedere per il verso giusto: Charlie Hunnam e Rinko Kikuchi erano già confermati, con quest’ultima che sarebbe stata “il cuore centrale del film”, oltre a un probabile coinvolgimento di Donnie Yen in un ruolo chiave, Zack Penn e del Toro stavano ultimando la sceneggiatura e l’uscita era fissata intorno all’aprile 2017.
Poi tutto si fermò. Tra il 2014 e il 2015, la Legendary Pictures stava “divorziando” dalla Warner Bros. per unirsi alla Universal, ma con quest’ultima i rapporti non erano idilliaci, complice diversi flop che nello stesso anno stavano registrando, come Blackhat di Michael Mann, Steve Jobs di Danny Boyle e Crimson Peak, diretto dallo stesso del Toro. Infatti, i risultati deludenti al botteghino dell’opera gotica del regista complicarono ulteriormente la situazione, facendo fare alle due case un passo indietro. Nel febbraio 2016 venne annunciato che Steven S. DeKnight avrebbe diretto il film, con un nuovo sceneggiatore incaricato di riscrivere completamente il lavoro precedente, cestinando tutto quello che del Toro ha creato fino a quel momento. Come detto: Pacific Rim 2 non esiste. Grazie mille Universal e Legendary Pictures.
8. Fantastic Voyage
Un vero progetto dei sogni, che del Toro ha più volte cercato di portare avanti, con James Cameron nel ruolo di produttore. I due sono amici da oltre trent’anni, entrambi grandi amanti della fantascienza e degli anime, e proprio Cameron salvò del Toro dalle grinfie di Harvey Weinstein durante la travagliata produzione di Mimic. Da tempo desideravano collaborare a qualcosa di importante, in particolare al famigerato Alle montagne della follia e a Fantastic Voyage. Quest’ultimo sarebbe stato il remake del classico del 1967 diretto da Richard Fleischer e tratto dall’omonimo romanzo di Isaac Asimov, che narrava di un gruppo di scienziati intenti a entrare nel corpo di un loro collega, per curarne una malattia mortale. Letteralmente il cartone Siamo fatti così che incontra Ventimila leghe sotto i mari di Jules Verne.
Annunciato nel 2016, Cameron avrebbe curato la produzione e supervisionato gli effetti visivi tramite la sua Lightstorm Entertainment, mentre del Toro avrebbe diretto il film. Tutto sembrava pronto a partire, ma il regista messicano decise di rimandare la produzione per concentrarsi su La forma dell’acqua, lasciando il viaggio “all’interno del corpo umano” a data da destinarsi. Le ultime informazioni parlavano di Cameron ancora coinvolto come produttore, ma alla ricerca di un nuovo regista e sceneggiatore, lasciando intendere che del Toro fosse ormai passato ad altro.
9. The Left Hand of Darkness

Questo è un progetto estremamente affascinante, poiché avrebbe permesso a Guillermo del Toro di confrontarsi con un capolavoro della letteratura mondiale: Il conte di Montecristo di Alexandre Dumas. L’opera conquistò il regista al punto da spingerlo a scriverne una bozza nel 1994, nello stesso periodo in cui suo padre venne rapito nella sua città di nascita, ma trasformandola in qualcosa di completamente diverso.

La sua versione sarebbe stata ambientata in Messico durante la rivoluzione civile, con forti tinte western, gotiche e steampunk. Il protagonista avrebbe avuto una protesi meccanica alla mano destra, oltre a un aspetto tenebroso quasi “da Dracula”, e, come ciliegina sulla torta, del Toro aveva scelto Nicolas Cage per il ruolo principale.
Un progetto spettacolare nelle premesse, purtroppo accantonato in favore de La spina del diavolo e Blade II, anche se lo stesso regista ha più volte manifestato l’interesse di riprendere il progetto, magari seguendo lo stesso destino di Frankenstein.
10. Justice League Dark

Concludiamo con il progetto forse più interessante e radicale dell’intero panorama supereroistico, quello che avrebbe potuto cambiare per sempre il (defunto) DCEU. Il rapporto tra Guillermo del Toro e la DC Comics dura da anni: il regista è sempre stato coinvolto in progetti legati ai suoi personaggi, come Deadman e Superman, anche se nessuno di questi è mai arrivato a compimento.
Nel 2013 sembrava finalmente arrivato il momento giusto, quando del Toro venne ingaggiato per scrivere e dirigere una trasposizione cinematografica di Justice League Dark, la versione mistica e oscura della celebre squadra. Il roster del gruppo avrebbe incluso John Constantine, Zatanna, Swamp Thing, The Spectre e, guarda il caso, Deadman, con Doug Jones, storico attore feticcio del regista, scelto per interpretarlo. Lo script, a detta dello stesso del Toro, avrebbe visto come protagonista principale lo stesso John Constantine, Floronic Man come il villain, oltre a mostrare un cameo di Batman, probabilmente interpretato da Ben Affleck all’epoca.
Tutto era pronto: la sceneggiatura era completata e il film avrebbe fatto parte del neonato DC Extended Universe, inaugurato da Zack Snyder con L’uomo d’acciaio. Peccato che nel novembre 2015 del Toro abbandonò il progetto per divergenze creative e conflitti produttivi, lasciando il testimone a Doug Liman (The Bourne Identity, Edge of Tomorrow), prima che l’intero progetto naufragasse definitivamente. Grazie mille, DC.



