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Un applauso che non finisce più, le lacrime che rigano il volto e un teatro intero in piedi. A Festival di Sanremo 2026, Sal Da Vinci conquista l’Ariston con “Per sempre sì” e si lascia travolgere dall’emozione davanti a una standing ovation. Prima ancora di cantare, il pubblico intona “Rossetto e caffè”, la hit che ha dominato le piattaforme nel 2025. Ma chi è davvero l’artista napoletano che ha fatto piangere Sanremo? Tra teatro, cinema, drammi familiari e gaffe social, la sua è una storia intensa, costruita passo dopo passo.

Sal Da Vinci, all’anagrafe Salvatore Michael Sorrentino, nasce a New York il 7 aprile 1969 da una famiglia napoletana. Cresce tra Stati Uniti e Napoli, ottenendo anche la cittadinanza statunitense. Il padre è Mario Da Vinci, pseudonimo di Alfonso Sorrentino, figura centrale della sceneggiata napoletana. Proprio accanto a lui muove i primi passi: nel 1976 incide in duetto “Miracolo ’e Natale”, poi debutta a teatro con “Caro papà” e “Senza mamma e senza padre”. Il cinema arriva presto, con “Figlio mio sono innocente!” di Carlo Caiano, sempre insieme al padre.

@xoxo_socialgossip Ma Sal Da Vinci che si emoziona per il delirio del pubblico?😭 #sanremo2026 #perte ♬ audio originale – xoxo_socialgossip

Negli anni Ottanta alterna musica e grande schermo. Recita in “Il motorino” di Ninì Grassia e nel 1986 partecipa a “Troppo forteaccanto a Carlo Verdone e Alberto Sordi, nel ruolo dello “scugnizzo” Capua. Poi sceglie di concentrarsi soprattutto sulla musica, incidendo brani come “Guaglione” e “Mannaggia e viva ’o re”. Nel 1994 vince il Festival italiano di musica con “Vera”, aprendo la sua carriera solista. Nel 1995 canta davanti a Papa Giovanni Paolo II a Loreto, di fronte a oltre 450mila giovani, con “Salve Regina”.

Il teatro resta un pilastro: nel 1999 Roberto De Simone lo sceglie come protagonista dell’“Opera buffa del Giovedì Santo”. Dal 2002 al 2007 è tra i volti simbolo del musical “C’era una volta…Scugnizzi”, che vince anche l’Oscar del Teatro 2003. Nel 2009 partecipa al Festival di Sanremo con “Non riesco a farti innamorare”, scritta con Vincenzo D’Agostino e Gigi D’Alessio, classificandosi terzo. Torna all’Ariston nel 2025 come ospite nella serata cover, cantando “Rossetto e caffè” con The Kolors.

A Sanremo 2026 è in gara con “Per sempre sì”. L’annuncio sul palco, affidato all’imitatore Ubaldo Pantani e alla modella Irina Shayk, scatena un coro spontaneo dalla platea sulle note di “Rossetto e caffè”, brano che nel 2025 ha dominato radio e piattaforme digitali. Prima di iniziare, un siparietto con Pantani – nei panni di Lapo Elkann – scioglie la tensione: “Il notaio approva”, scherza mostrando un cartellino. Poi la musica. L’esibizione, arricchita da una coreografia curata, conquista l’Ariston. Alla fine, il teatro è in piedi. Sal Da Vinci si commuove, visibilmente travolto dall’affetto del pubblico.

Dietro quel momento ci sono anni complessi. Vive a Napoli, nel quartiere Chiaia. Dal 1992 è sposato con Paola Pugliese, con cui ha due figli, Francesco e Annachiara. La famiglia è stata messa alla prova più volte: nel 1994 il figlio Francesco si ammala di meningite, resta ricoverato a lungo e viene operato con prelievo di midollo osseo, ma riesce a guarire.

@fairmag @SalDaVinci Official ha fatto esplodere la Sala Stampa e si è emozionato in una standing ovation di tutto l’Ariston✨‼️ #saldavinci #saldavinciofficial #sanremo #salastampaluciodalla #perte ♬ audio originale – Fairmag

Nel 2019 la figlia Annachiara è vittima di un grave incidente in scooter e subisce un intervento alla mano. Nel 2020 un alterco su un aliscafo degenera in rissa, finendo sui giornali; il cantante chiarisce la dinamica con un comunicato sui social. E nel 2014 una foto che lo ritrae in un letto d’ospedale fa il giro d’Italia: sembrava in coma, in realtà era uno scatto tratto da un videoclip pubblicato per errore dal suo staff, episodio per cui fece pubblicamente mea culpa.

La morte improvvisa del padre nel 2015, a 73 anni, lo segna profondamente: Sal ha raccontato di averlo sempre visto come una figura “immortale”. Anche per questo la standing ovation di Sanremo 2026 assume un valore simbolico. Non è solo il successo di una canzone, ma il riconoscimento di una carriera costruita tra tradizione napoletana e pop contemporaneo, tra palcoscenico e vita vera. Molti cantanti quest’anno si sono rivelati al pubblico e hanno raccontato la loro storia attraverso le canzoni. Tredici Pietro racconta la propria crescita e le proprie ombre con una maturità inedita, Serena Brancale canta un lutto doloroso e Ermal Meta dedica la sua canone ai bambini vittime delle guerre nel mondo.

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Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.