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Il Festival di Sanremo 2026 si è trasformato in un campo minato legale per Ditonellapiaga. Poche ore dopo la sua esibizione nella prima serata, l’organizzazione di Miss Italia ha formalmente contestato l’uso del marchio storico del concorso, annunciando azioni giudiziarie contro l’artista per quello che viene definito un utilizzo indebito della denominazione nel titolo di un brano e dell’album che lo contiene.

La questione non si limita a una semplice disputa sul copyright. Secondo quanto comunicato da Patrizia Mirigliani e dai rappresentanti del concorso, il testo della canzone conterrebbe espressioni ritenute lesive della dignità e dell’onore delle ragazze che partecipano a Miss Italia. Una condotta definita gravemente pregiudizievole non solo dei diritti esclusivi legati al nome, ma anche dell’immagine e della reputazione costruite in decenni di storia.

Per tutelare il brand, Miss Italia ha conferito mandato agli avvocati Pieremilio Sammarco e Vincenzo Larocca affinché intraprendano le più opportune azioni legali volte a inibire l’ulteriore utilizzo della denominazione e a ottenere il risarcimento dei danni subiti e futuri. Una mossa che testimonia quanto la questione sia considerata seria dall’organizzazione del concorso. Ma cosa c’è davvero scritto in quel testo che ha scatenato questa battaglia legale? Al centro della polemica c’è soprattutto l’uso della paroladisperate“, che secondo i legali di Miss Italia sarebbe stata utilizzata in modo offensivo nei confronti delle partecipanti al concorso.

Ditonellapiaga ha replicato con fermezza durante la conferenza stampa a Sanremo, dichiarandosi sorpresa dalla reazione. L’artista ha spiegato che le accuse si basano su una frase estrapolata dal contesto. La canzone, ha precisato, parla del suo rapporto personale con la perfezione e con la bellezza, non di Miss Italia come istituzione o delle sue partecipanti.

Il testo parla di me, di come vivo male la mia bellezza“, ha chiarito l’artista. La parola disperate, secondo la sua versione, non è un insulto rivolto alle concorrenti del concorso, ma descrive una condizione emotiva universale, quella di chi nasconde la propria fragilità dietro l’apparenza. “Anche una donna bellissima può sentirsi disperata e triste“, ha aggiunto, sottolineando come il brano affronti il tema del trucco come maschera per nascondere sofferenze interiori.

Ditonellapiaga ha espresso rammarico per la piega presa dalla vicenda, auspicando che ci fosse stata maggiore autoironia da parte dell’organizzazione del concorso. “Se loro lo hanno ritenuto offensivo, evidentemente non hanno la sensibilità per capire che parlo di me“, ha dichiarato, aggiungendo che avrebbe preferito un confronto culturale piuttosto che una battaglia legale.

Sul fronte giuridico, l’artista ha mantenuto un profilo più prudente. “Sono cose legali, non conosco il legalese, se ne occuperanno le persone preposte“, ha detto, lasciando intendere che la questione verrà gestita dai suoi avvocati. Nel frattempo, però, la polemica ha già conquistato le prime pagine, trasformando quello che doveva essere un momento di celebrazione artistica in un caso mediatico destinato a lasciare strascichi.

Dall’altra parte, Ditonellapiaga rivendica il diritto di usare simboli culturali collettivi per costruire una narrazione personale e introspettiva. Vedremo se le vie legali porteranno effettivamente a un processo o se la questione troverà una soluzione extragiudiziale. Quel che è certo è che questa polemica, così come quelle legate a Laura Pausini e alla Gaffe con Gianna Petrasi, ha già segnato l’edizione 2026 del Festival, trasformando una canzone in uno dei casi più discussi della kermesse sanremese, contestualmente a quanto visto con quelle di Dargen D’Amico e l’intelligenza artificiale, Ermal Meta e Gaza e l’astro nascente che è Sayf.

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Nato il 19 Dicembre 1992, ha capito subito che il cinema era la sua strada. Dopo essersi laureato in filosofia all'università di Palermo e aver seguito esami, laboratori e corsi sulla critica, la storia del cinema e la scrittura creativa, si è focalizzato sulle sue più grandi passioni: scrivere e la settima arte. Ha scritto per L'occhio del cineasta ed è stato redattore per Cinesblog fino alla sua chiusura. Ora si occupa di news e articoli per ScreenWorld.it, per CinemaSerieTv.it e CultWeb.it