Hollow Knight, nel 2017, regalava al settore videoludico il classico fulmine che squarcia in due una giornata di sole. Qualcosa di raro, non di impossibile come ha già dimostrato un certo Expedition 33, la classica mosca bianca che ogni tanto ritorna e ci ricorda che in un settore che sembra seguire sempre lo stesso spartito, qualcuno lì in mezzo, può permettersi un’improvvisata, un assolo fuori programma, qualcosa per cui si attira l’attenzione di tutti.
Hollow Knight, da zero a leggenda

Siamo sempre lì, dalle parti dei numeri, degli analisti spocchiosi, ma spesso questi servono sia a raccontare una parte di una fiaba mal interpretata, ma il vero scopo è quello di geolocalizzare gli eventi per dargli il giusto contesto.
Hollow Knight nasce da un progetto amatoriale di tre soli sviluppatori (ancora oggi a capo di Team Cherry, lo studio di sviluppo), che si fa notare agli eventi e fiere videoludiche della scena Australiana. Riempiti di lodi i tre tentano il grande saldo con il più classico dei progetti di crowfunding dove ottengono e superano il numero di fondi richiesto, continuando con dedizione quasi religiosa allo sviluppo di quello che sarà poi Hollow Knight.
Alla sua uscita vediamo prodigarsi il classico percorso di crescita grazie al passaparola, facendolo diventare in breve tempo prima un caso, poi un vero e proprio cult, piazzando ad oggi circa 15 milioni di copie. Un numero decisamente impressionante se paragonato ai trend attuali del settore.
Il piccolo Cavaliere di Hollow Knight è ovunque, una presenza costante in special modo nelle dirette di vari streamer di Twitch o YouTube. Non meraviglia il fatto che fino a poco fa, in tantissimi si divertivano ancora a prodigarsi nelle avventure di Hollow Knight davanti a fedelissimi spettatori. Certo, si divertivano, tutto al passato, perché ora è arrivato Silksong. Ma come è nato questo progetto che per lungo periodo è stato tacciato anche di totale inesistenza, paragonandolo ad altri unicorni quali Hal-Life 3 o Bloodborne 2?
Il canto di Silksong

Hollow Knight ha dimostrato, in un modo totalmente casuale e fuori da ogni programmazione, che passione e lavoro costante possono regalare soddisfazioni. Il risultato ottenuto da Hollow Knight superò di gran lunga ogni tipo di aspettativa e il Team Cherry, cercando di tenere viva l’attenzione attorno il progetto, annunciò un grosso DLC con protagonista Hornet, già vista in Hollow Knight.
Con il tempo – sempre a detta degli sviluppatori – il progetto stava prendendo una piega decisamente più grande e appassionante tanto da avviluppare un’idea diversa di pubblicazione, togliendo l’idea di DLC per far diventare Silksong un vero e proprio gioco. Dopo l’annuncio arriva il silenzio più assoluto per settimane, mesi, anni.
Silksong da febbraio 2019 scompare dai radar. Di immagini promozionali ce ne sono poche e spesso per parlarne si riutilizzano assett ormai vecchi di anni e più passa il tempo e più ci si chiede se tutto questo esista ancora. Le speculazioni incalzano e nell’era di internet tutto è possibile: il gioco non esiste, è tutto marketing, il gioco è stato realizzato ma alla fine lo hanno cancellato e ricominciato da capo, tempo un paio di mesi e ne annunciano la cancellazione. Cambia la possibile realtà, ma il malcontento comune indica che serpeggia tantissima paura, nata proprio dall’amore sconfinato per Hollow Knight.
Un caso unico

A guardare oggi, quello che ha fatto Team Cherry è davvero un’operazione unica, tanto nello sviluppo, quanto nella comunicazione dello stesso Silksong. Oggi con il gioco tra le mani raccogliamo le poche dichiarazioni dei giovani sviluppatori che giustificano tutto ciò con un semplice “ci siamo voluti prendere il nostro tempo per perfezionarlo al meglio”.
Se oggi viviamo della già nota cultura dell’hype e della necessità di avere tutto subito, è anche un po’ colpa nostra. Non abbiamo pazienza, non conosciamo i tempi e le necessità che ha il settore videoludico e appena vediamo un piccolo teaser promozionale ecco che ci assale la necessità di avere quel progetto, anche se in basso e in piccolo c’è scritto a chiare lettere che tutto è ancora in sviluppo. Chiedete di questa attesa e voglia a qualunque fan di Kingdom Hearts riguardo il terzo capitolo.
A posteriori è anche decisamente buffo ed errato che un team di sviluppo debba farsi perdonare per i tempi di sviluppo così dilatati, specialmente quando hanno fatto la loro scelta migliore proprio nel silenzio. Abbiamo già avuto un esempio illustre quale il team di Hello Games con No Man’s Sky. Situazione diversa, ma il paragone trova sostegno nella politica del lavoro costante e nel silenzio radio. Mentre fuori sono tutti a farsi rodere il fegato, gli altri lavorano e creano.

Immaginate oggi una strategia comunicativa simile a quella di Silksong applicata ad un nuovo capitolo di Assassin’s Creed o qualunque altro gioco di notevole attesa: zero informazioni, la promessa dei lavori costanti senza mostrare nulla, il non sapere cosa stiano facendo gli altri e iniziare campagne tra il diffamatorio e il meme.
Spesso i videogiocatori si comportano come un partner estremamente geloso nei confronti delle menti creative che producono i giochi che bramano: devono sapere tutto, cosa fanno, con chi sono, quando arriveranno da noi. Una tossicità che dilaga e rende poi i giochi le prime vittime di questo rapporto. Titoli quali Anthem o Cyberpunk 2077 dovrebbero averci insegnato qualcosa, ma ricadiamo sempre allo stesso punto.
Viva i videogiochi e viva il silenzio e tutti i sei anni pieni di sviluppo di Silksong. Casi del genere sono rari e oggi, al netto delle battute e dei meme, possiamo dire di giocare Silksong, finalmente, ma anche di averlo vissuto e atteso in prima persona.



