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Il mondo dei supereroi è bello perché i suoi protagonisti possiedono capacità che un comune essere umano non ha e possono fare di tutto: volare, essere indistruttibili o salvare il mondo. MA anche loro devono rispondere alla “burocrazia” del ruolo, ovvero non superare una certa soglia di integrità. Pensate se arrivasse una mina vagante in questo universo di “moralità” e decidesse di fare quello che vuole, applicando una personale idea di giustizia, molto più radicale e drastica. Pensate se arrivasse il Punitore.

Il Punitore è sicuramente uno dei personaggi più iconici di tutto l’universo Marvel e del mondo fumettistico. Una scheggia impazzita in un mondo dove tutti avevano superpoteri: lui portava la giustizia a suon di fucili d’assalto e, quando necessario, di bazooka tuonanti. I suoi nemici non erano alieni o esseri soprannaturali (a parte qualche volta), ma bande criminali, boss crudeli e assassini senza scrupoli.

Un personaggio molto più ancorato alla realtà rispetto a un essere divino con un martello o un ragazzo del Queens che spara ragnatele dalle mani, che fin dalla sua nascita ha dato una toccata di serietà a un mondo che voleva distaccarsene. Una figura ambivalente, spesso etichettata, ingiustamente, come una pura “americanata” ma che in realtà ha tanto da raccontare, incarnando più di altri personaggi la sottile linea che separa giustizia e follia.

La nascita di un antieroe

Punisher -©Marvel Comics
Punisher -©Marvel Comics

Il personaggio di Frank Castle nasce dalla penna del recentemente scomparso Gerry Conway, uno dei fumettisti di maggior successo degli anni Settanta e Ottanta. Infatti, egli contribuì a creare alcune delle migliori storie della collana di The Amazing Spider-Man, portando all’interno di essa uno sguardo molto più moderno e realistico, oltre a essere stato il creatore della storia più famosa e triste del nostro amato Arrampicamuri, ovvero La morte di Gwen Stacy.

È proprio nelle pagine di The Amazing Spider-Man che nasce il personaggio del Punitore, in particolare con il numero 129, uscito nel 1974. Nell’albo, il nostro amato Frank viene assoldato dallo Sciacallo per dare la caccia all’Uomo Ragno, considerato il responsabile dell’omicidio di Norman Osborn, per poi diventarne alleato. Da quel momento, il pubblico comincia a interessarsi al personaggio, tanto da comparire spesso nel ciclo di storie di Frank Miller dedicate a Daredevil.

Il pubblico è rapito da Frank da un fattore che si riscontra fin da subito nel personaggio: quello di incarnare il dualismo del senso di giustizia. Lo scontro/incontro con personaggi come Spider-Man e Daredevil è importante perché essi hanno una visione razionale su come portare ordine nella criminalità, ovvero basata sul non uccidere e non essere i giudici dei colpevoli; il Punitore, invece, è molto più radicale, in quanto vuole estirpare il male alla radice e, scusate il francesismo, piantare un proiettile nella nuca dei criminali, così da risolvere definitivamente il problema.

Un’arma vivente ma con una grande moralità

Frank Castle, alias Punisher
Frank Castle, alias Punisher – © Marvel Comics

Se c’è un’altra cosa che si nota fin da subito del Punitore, rispetto a tutti gli altri eroi dell’universo Marvel, è il fatto che non possieda alcun superpotere: solamente le sue esperienze come reduce di guerra, una grande capacità nell’uso di diverse armi da fuoco e una rabbia smisurata accompagnata da un’enorme sete di giustizia. Ma da dove nasce tutto questo?

Tutti questi elementi derivano dal periodo storico in cui il personaggio viene creato. Siamo negli anni successivi alla Guerra del Vietnam, con ancora vivi i ricordi della Corea e del secondo conflitto mondiale, e i reduci di quei terribili momenti storici non si erano mai realmente ripresi: covavano frustrazione per tutta la sofferenza vista sui campi di battaglia e si sentivano abbandonati dallo stesso Stato che li aveva mandati in trincea per difendere quella tanto blasonata bandiera.

In più, siamo negli stessi anni in cui il Paese stava vivendo un grande incremento della criminalità, accompagnato da forti tensioni politiche e razziali e da città sempre più soffocate dalla violenza, tanto che la popolazione si sentiva ormai abbandonata dalla giustizia. Questo fattore è ben evidenziato anche dall’arrivo nei cinema di numerosi film giustizialisti dell’epoca, come ad esempio la saga dell’Ispettore Callaghan e Il giustiziere della notte. Tutti questi elementi hanno contribuito a dare identità al personaggio del Punitore, riuscendo a raccontare uno stato d’animo e un trauma psicologico rimasti immutati nonostante il passare dei decenni.

Simbolo di un decennio e della sua arroganza

Punisher: War Journal -©Marvel Comics
Punisher: War Journal -©Marvel Comics

Solamente con il giungere del 1986, Frank Castle avrà una testata tutta sua, scritta da Steven Grant e disegnata da Mike Zeck, intitolata semplicemente The Punisher. La serie coprirà inizialmente sei albi, ottenendo un grandissimo successo, e verrà poi ampliata con un’altra serie regolare che arriverà a ben 102 numeri, oltre alla serie War Journal, dove intraprenderà una guerra aperta contro le maggiori bande criminali, arrivando persino a combattere contro l’impero del male di Dottor Destino e fare squadra con personaggi molto vicini all’animo del Punitore, come Vedova Nera, Wolverine e Moon Knight.

Questo periodo è significativo perché eravamo in un decennio in cui il panorama fumettistico assisteva al proliferare di storie dalla moralità ambigua, dove il bene e il male non erano troppo distaccati, e con i protagonisti sempre più simili a degli antieroi. Siamo negli stessi anni del cinema muscolare testosteronico e dell’arroganza politica degli Stati Uniti. Autori come Todd McFarlane e Rob Liefeld avevano dato un segno in tal senso, creando personaggi del calibro di Spawn, Venom, Cable e la X-Force. Un filone caratterizzato da una stilizzazione estrema, protagonisti muscolari e sopra le righe e storie sempre più violente e spettacolari, che seguivano a rota l’anima di quei decenni. Anche le avventure del Punitore finirono inevitabilmente dentro questa corrente, pur attraversando un lieve calo qualitativo.

Garth Ennis: il grande autore che ha ridefinito Frank

Punisher -©Marvel Knights
Punisher -©Marvel Knights

Con l’arrivo degli anni 2000, arrivò il punto più alto nella storia del personaggio: viene assunto Garth Ennis, grandissimo autore britannico diventato celebre in quegli anni grazie a Preacher, riuscì nel giro di pochi albi riuscì a ridare lustro al Punitore, donandogli nuova linfa, dopo che il pubblico aveva progressivamente perso interesse per il personaggio.

Il futuro creatore di The Boys, di cui gran parte del carattere di Billy Butcher deve molto proprio a Frank Castle, approfondisce perfettamente le origini del personaggio, rendendolo più contemporaneo. Le sue storie sono piene di violenza esplicita, grottesca e volgare, con un mood da crime movie degno dei migliori titoli cinematografici degli anni Settanta. Ennis è stato l’autore che più di tutti è riuscito a raccontare e a definire la psicologia di Castle, rendendolo celebre in tutto il panorama fumettistico.

Le sue storie, oltre a mantenere il tipico tocco irriverente presente in tutte le opere di Ennis, trattano tematiche pesantissime per un mondo fumettistico come quello della Marvel, come ad esempio la pedofilia, i traffici umani e di droga. Oltre a tutto questo, a condire il quadro generale è la creazione di cattivi iconici come Il russo e Barracuda, che hanno saputo conquistare i lettori per la loro forza bruta e cattiveria.

Periodo oscuro e rinascita

Punisher: Franken-Castle -©Marvel Comics
Punisher: Franken-Castle -©Marvel Comics

Per un periodo la vita editoriale di Frank non fu all’insegna di grandi successi. Sicuramente il momento peggiore vissuto dal personaggio arrivò con la saga del Dark Reign. Dopo la fine di Secret Invasion, infatti, l’universo Marvel venne stravolto dal cambiamento ai vertici del potere, con Norman Osborn che divenne una sorta di nuovo Iron Man e formò i Dark Avengers. In questa fase troviamo il Punitore impegnato in una resistenza contro la vecchia nemesi di Spider-Man. Frank viene ucciso e fatto letteralmente a pezzi per poi essere “ricucito” da Morbius e trasformato in una sorta di Frankenstein, tanto da venire rinominato “Franken-Castle”. Questo è stato sicuramente il momento peggiore del personaggio, in quanto divenne l’ombra di sé stesso: un corpo senza anima, privo della personalità che lo aveva contraddistinto in passato, trasformato quasi in una macchietta.

Fortunatamente poco dopo, precisamente nel 2009, assistiamo a una rinascita del personaggio con l’arrivo della run firmata da Jason Aaron (grandissimo autore che vi consigliamo di recuperare Scalped e il suo ciclo di storie su Thor), in particolare quella intitolata Kingpin. In quest’ultima si ritorna all’anima sporca, violenta, cruda che avevamo visto nelle storie di Ennis, oltre a fare un lavoro maggiore e di spicco sulla psicologia dei personaggi, in primis su Wilson Fisk: un villain dai tratti macchiavelici che diventa la perfetta antitesi del nostro amato Frank in un magnetico thriller dai toni psicologici, intriso di una grande atmosfera degna di un film di John Woo.

Un percorso di redenzione fumettistica per Frank perfettamente compiuto da Aaron, che riuscirà a continuare a dire la sua sul personaggio con la recente saga intolata Il re degli assassini. Inoltre, la sua run ha rappresentato la chiusura perfetta del rilancio del personaggio, iniziata da Ennis, che ha posto una fine momentanea alla tormentata vita di Frank Castle. Un quadro perfetto per l’incarnazione anni 2000 di Punisher, che ha mostrato le fragilità che il nuovo millennio sembrava prospettare. Un duo di autori che hanno lasciato il segno sulla vita del nostro giustiziere e che per questo vi consigliamo di recuperare immediatamente.

Le discutibili trasposizioni cinematografiche

The Punisher-©Lions Gate Pictures
The Punisher-©Lions Gate Pictures

Finalmente, dopo la lunga disamina legata al mondo fumettistico del Punitore, è il momento di parlare delle sue trasposizioni audiovisive, che hanno attraversato più di trent’anni e lasciato il segno, anche se non sempre in maniera positiva. Partiamo dal primo film, Il vendicatore, diretto da Mark Goldblatt e uscito nel 1989, con protagonista Dolph Lundgren nei panni di Frank Castle. La pellicola è completamente distante dall’immaginario classico del personaggio, tanto da rimuovere il suo teschio iconico, in quanto viene rappresentato come un ex poliziotto esperto di arti marziali e in lotta contro la mafia giapponese. Il risultato finale non è dei migliori, con una pellicola che ricorda le produzioni più mediocri del genere del periodo.

Non è andata meglio con la pellicola del 2004, intitolata The Punisher, diretta da Jonathan Hensleigh (al suo esordio da regista dopo aver sceneggiato film di successo come Armageddon e il primo Jumanji). Il film, già alla sua epoca, sembrava fuori tempo massimo, con una regia, una storia e un ritmo completamente blandi e senza mordente. Unica nota positiva era l’interpretazione di Thomas Jane (attore troppo sottovalutato), che era entrato perfettamente nei panni del personaggio, tanto che ha ripreso il ruolo in un cortometraggio nel 2012, intitolato The Punisher: Dirty Laundry (che vi alleghiamo in seguito).

E se il detto dice ” non c’è due senza tre”, nel 2009 si riprova con un altro reboot del personaggio, intitolato Punisher: Zona di guerra, titolo che riprende il nome dall’omonima run a fumetti, oltre a riprendere il mood e la violenza delle storie scritte da Garth Ennis. Il risultato finale non è uno dei peggiori, grazie all’ottima interpretazione del compianto Ray Stevenson e al fatto di essere riuscito a catturare il mood fumettoso e grottesco delle avventure del personaggio, ma questo non bastò a salvare il film dal terribile flop commerciale a cui andò incontro (tanto che in Italia fu annullata l’uscita nei cinema e fu rilasciato direttamente in home video).

Una grande maledizione aleggiava nel personaggio, che oltre a convivere con il peso del suo passato, doveva convivere con il destino di non avere una trasposizione audiovisiva di qualità. Sensazione che, per fortuna, non durò troppo a lungo.

Jon Bernthal: colui che ha dato nuova pelle a Frank

Jon Bernthal nel ruolo di The Punisher
Jon Bernthal nel ruolo di The Punisher, fonte: Netflix

Nel 2015, dopo sei anni dall’ultima trasposizione, Frank Castle ritorna in un prodotto audiovisivo con la seconda stagione della serie Netflix Daredevil, interpretato dall’attore Jon Bernthal, precedentemente famoso per aver vestito i panni di Shane Walsh in The Walking Dead. Il suo Punitore riesce a catturare il cuore degli spettatori grazie a una performance granitica e intensa, tanto da dare vita a una serie tutta sua che durerà ben due stagioni.

Il merito dell’interprete è stato quello di aver portato in vita, in maniera magistrale, la versione fumettistica delle run di Ennis e di Aaron, oltre a donare al personaggio un’intensa presenza fisica, soprattutto nelle scene di combattimento. Una notevole performance che ha ridato lustro al personaggio, che vogliamo ricordare nella celebre scena in tribunale della seconda stagione per comprendere appieno l’intensità attoriale che Bernthal ha dato al vigilante.

Un ruolo che in certo senso ha cambiato la carriera dell’attore, che pian piano ha cominciato a farsi riconoscere dal grande pubblico, dopo una carriera da caratterista, oltre a essere entrato nel cuore dei fan fumettistici, che desideravano che lui potesse far parte ufficialmente del MCU. E, come abbiamo ben visto, alla fine è successo davvero.

Bentornato, Punitore

The Punisher: One Last Kill-©Marvel Studios
The Punisher: One Last Kill-©Marvel Studios

Ora siamo giunti a maggio 2026, con l’imminente uscita dello special Punisher: One Last Kill, con il quale assisteremo alla prima avventura esclusiva di Frank Castle all’interno di un prodotto del MCU (escludendo le apparizioni come comprimario in Daredevil: Born Again e il prossimo Spiderman: Brand New Day). Quello che ci aspetta è sicuramente un prodotto serio e maturo, con una grande prova attoriale di Bernthal, che ha assunto anche la parte del produttore esecutivo e dello sceneggiatore (prova che testimonia la sua passione per il personaggio).

Probabilmente era proprio questo ciò che serviva per scuotere le fondamenta del MCU, proprio come aveva fatto il personaggio nelle pagine dei fumetti: una storia breve ma intensa, in cui si assiste a un’escalation di violenza umana e vengono affrontate tematiche come il trauma psicologico e la sottile linea che separa la giustizia dalla carneficina gratuita. Sicuramente Iron Man e compagnia dovrebbero cominciare a temere il nostro amato Frank.

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Sono nato nel 1999, lo stesso anno di "Il gigante di ferro", "Tarzan", "Matrix", "Ghost Dog" e "Terror firmer". Grande appassionato di cinema, di storia, di videogiochi e di arti marziali. Laureato alla triennale di "Antropologia", amo analizzare i i film e il giochi tramite la loro importanza culturale, storica, sociologica e non solo.