Come sta il fumetto in Italia? Una domanda che spesso spaventa, capace di scatenare pareri discordanti, tra chi già lamenta la dipartita della nona arte e chi invece la ritiene più vitale che mai. La sensazione è che spesso ci siano più voci animate da polemiche che non serie valutazioni, quasi che si voglia trovare a ogni costo una falla nel sistema, anziché comprenderlo e studiarlo. Partendo da questo assunto e con una forte passione per il medium, Omar Rashid ha deciso di raccontare il fumetto tramite nomi del settore che da appassionati sono divenuti dei creatori di avventure su carta, dando vita al suo documentario Generazione Fumetto.
Una dichiarazione d’amore per il mondo dei fumetti che ha puntato al racconto autentico, a tratti analitico e in alcuni passaggi più emotivo, da parte di personaggi come Sio, Maicol&Mirko, Rita Petruccioli, Sara Pichelli, Giacomo Bevilacqua, Michele Foschini e Roberto Recchioni.
Generazione Fumetto, come sta il fumetto?

L’intento è di rispondere a quella domanda che rimbalza nel settore, capire realmente come il fumetto si pone oggi all’interno della dimensione culturale italiana. La sensazione generale è che il fumetto inteso come medium non sia così traballante come vorrebbero certe Cassandre, come sostiene Maicol& Mirko
Sembrerà strano da dire, ma secondo me il fumetto sta benissimo. È un momento d’oro per il fumetto perché banalmente non conosciamo nessuno che non abbia mai letto un fumetto in vita sua. Quindi il fumetto è entrato nella vita, nel linguaggio e nella forma mentis di tutti.
Pare condiviso anche Sara Pichelli, che nella sua visione ottimista del settore, non manca di puntualizzare come la situazione sia in realtà ancora un work in progress
Il termine che userei per il mondo del fumetto per quello italiano userei in divenire, perché secondo me negli ultimi dieci anni, anche quindici forse, da che magari Bonelli era davvero l’unica realtà di cui davvero si poteva parlare come fumetto mainstream, chiaramente. Se poi lascio fuori il discorso graphic novel, il discorso di un certo tipo di lavoro più autoriale, effettivamente c’è più fermento, cominciano a crearsi più opportunità. Quindi secondo me è da tenere sott’occhio, cioè è da osservare, io sto osservando.
Una visione più analitica arriva da Roberto Recchioni, che da navigato rappresentate del settore, ricorda come il nostro interrogativo sia l’incarnazione di un eterno ritorno
Faccio questo lavoro da tanto, perché iniziavo prestissimo, iniziavo a 19 anni, adesso ne ho 52, quindi alla domanda come sta il fumetto oggi ho già avuto tante risposte, ma alla fine ti rendi conto che queste risposte sono sempre cicliche. Ci sono fasi in cui il fumetto esplode, altre in cui fa dei passi indietro, e lì iniziamo a strapparci le vesti, quando esplode siamo solo cautamente ottimisti; quindi, nelle reaction c’è sempre un po’ di squilibrio verso il pessimismo.
Il fumetto nella cultura italiana

Dalle parole dei volti di Generazione Fumetto, sembra evidente che la visione del fumetto come espressione artistica sia positiva, o nei peggiori dei casi incoraggiante. Secondo Rita Petruccioli, autrice di Medea, dobbiamo considerare il fumetto italiano come un terreno fertile:
A me sembra un momento ricchissimo di tanti autori e tanti autrici che fanno un lavoro bellissimo e quindi io da autrice e lettrice lo sento un mondo vivo e pieno di scambio.
Tutto questo entusiasmo viene però messo a dura prova dalla percezione della cultura, su come il medium fumetto sia visto oggi dal pubblico. In passato personalità come Eco si erano dimostrati amanti e sostenitori della nona arte, ma come viene visto oggi il fumetto realmente?
Si parla spesso di un salto culturale, di un presa di coscienza del fumetto come narrazione matura e cosciente, ma nelle parole degli autori coinvolti in Generazione Fumetto su questo aspetto c’è ancora un certo scetticismo, come evidenzia Sara Pichelli:
Su questo sono meno generosa. Sicuramente abbiamo fatto un salto, ma non quel salto. Io credo che ancora ci sia un po’ troppo, un retaggio che infantilizza ancora un pochino il nostro mestiere, ma siamo anche in questione in una strada molto bella, ecco, stiamo migliorando tantissimo e anche velocemente.
Pensiero condiviso anche da Rita Petruccioli, che sembra essere ancora più critica rispetto alla collega
Rispetto a 10-15 anni fa il cambiamento c’è ed è importante. Se mi chiedete se effettivamente abbiamo fatto il grande salto, cioè quello che ci mette definitivamente in un ambito culturale, no, secondo me non è successa.
La risposta del mercato, tra tradizione e nuove frontiere

Queste valutazioni si scontrano inevitabilmente con una realtà concreta: il mercato. Sin troppo spesso si associa lo stato di salute del fumetto con i risultati commerciali, citando autori best seller come ZeroCalcare, portati a esempio delle potenzialità del medium, anche se per alcuni attenti osservatori del settore come Recchioni,
C’è stato un momento in cui gli editori in libreria di varie hanno fatto tanti soldi, prima grazie al fatto che Zero Calcare ha aperto letteralmente il mercato, io gli dico sempre che sei il Twilight dei fumetti, perché quando c’è un fenomeno editoriale di successo le librerie aumentano lo spazio fisico per cose che somigliano a quella cosa; quindi, letteralmente Michele e Zero ha creato un mercato che ha dato ricchezza a tanti
Entrando nel discorso dell’impatto del fumetto sul mercato, voce autorevole è quella di BAO Publishing, che tramite Michele Foschini lancia un segnale importante
In termini di assetto del mercato e mentalità di autrici e autori, secondo me il fumetto italiano non è mai stato meglio di adesso. Viviamo in tempi gravi e sarebbe importante affrontare con la giusta serietà la gravità dei tempi. Gli autori che cercano di raccontare storie con eccesso di levità, secondo me, trovano poca attrazione, poco appiglio adesso presso i lettori e il mercato soffre del fatto che la durata della capacità di fare attenzione delle persone sia drammaticamente accorciata. Questo spiega i successi di certe formule narrative più accessibili e spiega anche che la strada è lunga per riprenderci la loro attenzione.
Ad aggiungere dati a questa visione sul mercato è nuovamente Recchioni, che ricorda come uno dei tempi del fumetto italiano, le edicole, siano passati da elemento trainante del settore a fragilità del mercato:
Quello che sembra molto difficile da recuperare, sembra impossibile da recuperare, è il mercato d’edicola, che per il fumetto italiano è un problema grosso, perché noi abbiamo strutturato l’economia vera del nostro fumetto, cioè quella che ti paga a pagina, quella che permette il sostentamento degli autori con il fumetto seriale d’edicola. C’era un territorio che era costellato da edicole, erano nelle abitudini di consumo, il Covid gli ha dato una mazzata definitiva, ma già prima del Covid il fenomeno era importante. Quindi si va a ridisegnare una mappa di un futuro che probabilmente passerà attraverso la fumetteria, attraverso la libreria di varia, che prevederà una diversa sostenibilità, che però cambierà radicalmente, anche la figura degli autori
Generazione Fumetto, il fumetto come compagno di vita

Quanto detto dalle personalità del fumetto coinvolte da Omar Rashid per Generazione Fumetto rappresenta un punto di vista privilegiato, non solo sul piano autoriale ma anche di persone all’interno di certe dinamiche del settore. Ma soprattutto, come ricorda Omar Rashid, sono la prima generazione ad aver concepito il fumetto non come un’esperienza limitata all’infanzia, ma come un medium più articolato
Gli autori coinvolti sono i figli degli anni Ottanta, i primi che non hanno abbandonato fumetto, nel senso che se le generazioni precedenti si avvicinavano al fumetto ma lo relegavano a qualcosa legato all’infanzia, legato alla bassa letteratura.
Forse per questo motivo, per questo loro attaccamento al fumetto come compagno di esperienze per la vita, questi autori sono stati capaci di dare una visione mirata dello stato attuale del fumetto. E forse, il fumetto sta meglio di quanto molti pensano, grazie a questa Generazione Fumetto.
