Vorrei divertirmi con il media fumettistico; mi son divertito con la versione spillata di Absolute Martian Manhunter, ho delle idee per una graphic novel in volume unico ma non te la dirò ora!
Venerdì 1° maggio, in compagnia dell’autore del momento Deniz Camp, vincitore, tra l’altro, alla kermesse partenopea, del premio Comicon per la Migliore Serie Straniera, abbiamo avuto modo di chiacchierare di supereroi, del suo modo di scrivere e dell’approccio al media fumettistico da parte di uno degli autori più importanti dell’attuale mondo a balloon.
Camp è stato tra gli sceneggiatori di punta del nuovo universo Ultimate di Marvel, timoniere degli Ultimates e dell’epico finale Ultimate Endgame. In DC, invece, ha appassionato lettori da tutto il mondo con Absolute Martian Manhunter, serie rivelazione del nuovo universo DC gestito da Scott Snyder. Inoltre è attualmente al lavoro anche su Bleeding Hearts, nuova serie DC Vertigo che ipotizziamo, e speriamo, possa arrivare in Italia entro fine anno. Ma non solo le big two. L’autore è infatti anche lo sceneggiatore di Assorted Crisis Events per Image, arrivato giusto in questi giorni qui da noi grazie a Panini, e 20th Century Men, in arrivo nelle prossime settimane.
Tra politica, senso dell’essere umani, un sublime uso e una padronanza del media di riferimento, Deniz Camp sta facendo molto parlare di sé e noi abbiamo ben deciso di lasciare direttamente a lui la parola, entrando ancora di più nei suoi processi creativi e in alcune curiosità sui suoi lavori.
Deniz Camp: nella mente del creatore

Ciao Deniz, è un vero piacere essere qui con te oggi. Sei uno dei “creatori” del nuovo universo Ultimate di casa Marvel. Ma sei anche, in un certo senso, il suo “distruttore” con Ultimate Endgame. Com’è stato narrare le gesta di questa serie?
È una bella domanda! Mi è piaciuto molto “rifare” l’universo Ultimate. All’inizio gli avevo anche detto che era per un bel rischio darmi tutta questa “potenza” così presto, ma mi è piaciuto veramente molto ricreare alcuni personaggi in una rilettura moderna. L’ho fatto con amore e sono certo che ai fan sia piaciuto proprio per l’estremo amore e rispetto che ho dato a queste storie, cosa che ho cercato di mantenere fino alla fine. E con Ultimate Endgame e Ultimate Finale finiremo in pieno stile Marvel, superando la tristezza che può arrivare da un finale. Spero che ai lettori piacerà!
Come dicevamo poc’anzi, Deniz Camp è stato sceneggiatore di Ultimates e Ultimate Endgame in primis per la nuova linea Ultimate Marvel. Proprio sugli Ultimates, i lettori si sono trovati esplodere davanti una storia di supereroi che analizza anche diversi aspetti fondamentali della società come la politica e il vero e proprio senso di “società”. La serie si è guadagnata in questi due anni soli elegi da parte della critica e dei fan e alla scrittura dell’autore che, con una naturalezza incredibile, riesce a fondere diversi stili che possono, a tratti, ricordare Alan Moore e Grant Morrison. Eroi che possono essere umani e viceversa, in un’avvincente carica di positività delle azioni e delle emozioni.
L’assoluto segugio marziano

Absolute Martian Manhunter; Permettimi, è stata una “assoluta” sorpresa per chiunque, DC compresa. Un fumetto che non si colloca in nessun genere o modo di raccontare qualcosa. Postmodernismo puro; qualcosa che è impossibile da tenere ingabbiato in uno schema, questo anche grazie al fantastico lavoro di Javier Rodriguez. Volevo chiederti se ci fossero altri piani per Manhunter all’inizio, un po’ di retroscena, oltre ai 6 numeri, poi per fortuna nostra diventati 12.
Iniziando da Javier, io e lui lavoriamo totalmente insieme, lui è un genio, conosce tantissimo dei fumetti, più di quanta ne io ne conosca. Sono come uno studente e ho imparato tantissimo da lui. Riguardo Manhunter ho proposto a Scott il concept. Scott mi chiese se volessi lavorare all’universo Absolute, ma i personaggi principali erano già impegnati, quindi stava a me decidere quale personaggio prendere. Mi sono preso un giorno per pensarci, ho chiamato Scott e gli ho detto “beh magari faccio questo, quest’altro, spero ti piaccia, è quello che mi è venuto” e lui mi ha detto “assolutamente, facciamolo subito, il più velocemente possibile!”. Penso che DC non pensasse potesse funzionare così bene perché Manhunter è un personaggio particolare ma ho creduto molto nel mio concept e ho chiesto che potessi lavorare ad esso insieme a Javier Rodriguez. Così la sua arte si è unita al mio concept, non solo per questo progetto ma anche per altri e insieme stiamo lavorando come un’unica persona, per me è magico. All’inizio 6 numeri, poi sono diventati 12, ne volevo fare altri ma in DC hanno offerto altri lavori a me e Javier e quindi abbiamo deciso di chiuderla. Ma sono felicissimo, in 12 numeri la serie finisce come volevo, come l’avevo immaginato, più lungo di 6 numeri, ma proprio come lo volevo. Abbiamo lasciato anche un po’ di aperture, così che se altri artisti volessero continuare la serie o noi stessi ritornarci sopra, potremmo comunque farlo!
Assorted Comics Events

Ok Deniz, ora un piccolo balzo in avanti per la pubblicazione italiana: Bleeding Hearts. Stai scrivendo questa nuova serie per DC Vertigo; cosa devono aspettarsi i lettori da essa?
È una storia di zombi. Ma non una storia di zombi normale: è una storia di zombie dal punto di vista degli zombi. Per come questi non-morti vedono il mondo e anche come sono visti dal mondo. La storia segue le vicende di Poke, uno zombi molto popolare. Si perché in Bleeding Hearts gli zombi hanno la loro cultura, i propri riti, la propria lingua e la loro valuta! Il cuore di Poke inizierà a battere e fargli guardare diversamente la sua società. Vedere le persone morire, per esempio, lo renderà triste più che affamato. Quindi c’è proprio questa sovversione degli schemi, uno zombi che si fa domande sull’essere zombi. E poi ci sarà anche il punto di vista umano. È un po’ come 20th Century Men, dove abbiamo analizzato il concetto di “supereroe”. Qui lo abbiamo fatto con gli zombi, prendendo i vari archetipi di personaggi senza i tropes del genere zombie ed eliminando la sola componente del correre e spaventarsi rendendoli più umani. Non che non mi piaccia questo genere ma volevo fare qualcosa di diverso e sono molto orgoglioso di Bleeding Hearts.
Ti ringrazio tanto per la risposta e ti dico che hai anche un po’ anticipato la mia prossima domanda! Nei tuoi lavori passati, come 20th Century Men, Maxwell’s Demons, ma anche nell’imminente in Italia, Assorted Crisis Events, hai delineato una sorta di preferenza verso il genere fantascientifico e politico, e verso alcuni metodi narrativi, come il decostruzionismo positivo. C’è un nuovo genere che vorresti esplorare e su cui ti piacerebbe lavorare?
Penso che non mi piaccia molto il concetto di “genere”. Ti spiego meglio: posso utilizzare, certo, idee di stampo fantascientifico, horror, drammatico e simili, ma voglio che il mio genere di riferimento sia la vita. Perché? Perché la vita è così. La vita non è horror, non è commedia. La vita ha il terrore, ha la commedia, ha il dramma, ha azione e tutto il resto. Cerco di dare questo alle mie storie. Prendiamo Assorted Crisis Events, è una storia sci-fi ma ha all’interno elementi di vita, perché voglio che i miei lavori riflettano la vita. Prendiamo Bleeding Hearts, qualcuno dirà che è un horror, altri una commedia, io lo chiamo slice of unlife perché i suoi protagonisti vivono le loro vite; sto veramente cercando di riflettere ogni mio lavoro alla vita perché è bellissima in tutto il suo complesso mix di generi.
Spillati o volumi singoli?

Ora una domanda sul media fumetto e sul tuo approccio ad esso. La leggenda narra che da piccolo non preferivi molto il classico formato a spillato dei fumetti ma le storie raccolte in un unico volume, poi però penso a Martian Manhunter e all’ultima pagina del suo primo numero. Hai proprio reso un fumetto interattivo nella vita reale bypassando il media di riferimento e il suo scopo primario: la lettura. L’hai reso “giocoso”. Hai un’idea simile per un volume unico? O meglio, come potresti rendere un volume unico, che è “più scomodo” da maneggiare, qualcosa che va oltre il suo scopo primario?
Innanzittuto ti svelo che non è che non mi piacciono gli spillati, è che i miei genitori non amavano molto i fumetti, quindi non mi permettevano di comprarli. L’unica cosa che potevo fare era farmi lasciare nei negozi e leggerne intere collezioni di libri e fumetti. A me piacciono tantissimo gli spillati, e proprio perché mi piacciono così tanto ho deciso di rendere unico ogni singolo numero a cui lavoro. Se dovessi lavorare ad una graphic novel vorrei divertirmi sul fatto che è una graphic novel, ho delle idee ma non te le dirò adesso [ride] ma è una bella domanda e ci sono cose che si possono fare con questo media. Giocare con un fumetto o una graphic novel mi aiuta a lavorare bene e capire la difficoltà di approccio ad esso. Prendiamo ad esempio le serie tv, sono episodi singoli che funzionano bene da soli e che portano a compimento una trama. Non puoi fare un unico episodio da 8 ore e chiamarlo serie tv. Le migliori serie tv che fanno questo, per me, sono I Sopranos, Mad Men, Deadwood, ogni episodio funziona da solo ma seguono una storia più grande. E voglio che sia così con i miei fumetti spillati. Per un unico libro il discorso cambia, voglio che sia speciale. Forse in futuro qualcosa mi inventerò, qualcosa di sperimentale. Però, per ora, voglio concentrarmi suoi singoli numeri che riflettono anche il modo di essere fratturato del mondo. Avere tante storie brevi aiuta a restare più attenti, visto che oggi abbiamo tutti una soglia dell’attenzione più bassa, grazie anche ai social media. Quindi questi numeri singoli riflettono la verità del mondo reale.
Un enorme grazie a Deniz Camp che ci ha concesso il suo tempo e a Panini e al Comicon per l’organizzazione dell’evento. Vi invitiamo veramente a scoprire uno degli autori più influenti del fumetto mondiale moderno e la fantastica persona dietro l’autore.
