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L’uscita di Kraken Mare non è solamente un evento editoriale. Il manga edito in Italia da Star Comics si è imposto come una lettura che ha interessato appassionati di manga e non solo, ma la sua uscita è stata l’occasione per verificare come la percezione del manga e dei suoi meccanismi siano divulgati in Italia.

Un aspetto non trascurabile, considerato che dietro Kraken Mare ci sono due autori europei, il francese Guillame Dorison ai testi e il nostro Massimo dall’Oglio ai disegni. Un duo autoriale che sotto gli pseudonimi di Hagane e IZU ha realizzato un manga sci-fi che ricorda i fasti della space opera di alto profilo.

Massimo dall’Oglio, tra arte e visibilità digitale

Kraken Mare – © Kodansha

Durante la recente edizione di Napoli Comicon, Max dall’Oglio era ospite della manifestazione, grazie a Star Comics, occasione che abbiamo colto per fare due chiacchiere con il disegnatore sardo. Non solo sulla sua esperienza con Kraken Mare, ma anche per sentire dal suo punto di vista di autore come mai sia così difficile esser conosciuti in Italia per simili operazioni.

Intanto, dipende dall’autore. Io sono una persona che non sta molto sui social anche se li usa, tendo a non mettermi troppo in evidenza, sono sardo; quindi, resto a casa mia a lamentarmi in silenzio e a logorarmi, perdo troppo tempo a guardarmi intorno invece di pensare solo al lavoro che devo fare. Mi sono sempre isolato, perché il mio obiettivo era migliorare, trascurando i social e così nessuno mi conosce. Infatti, presi al balzo la palla di Cristian Posocco che mi disse ‘Qui non è una questione che nessuno ti conosce perché l’Italia è strana, è che nessuno ha mai fatto comunicazione con te e le persone non ti conoscono’. Quando Star Comics ha fatto la comunicazione per il lancio di Kraken Mare con un piano preciso, le persone hanno scoperto che esisto. Quindi effettivamente sì, c’è bisogno che l’editore faccia l’editore.

Questa esperienza personale di Dall’Oglio è comprensibile. In Italia, era conosciuto dal pubblico bonelliano per il suo lavoro su Nathan Never e Dragonero, ma sarebbe stato sufficiente cercare online per trovare, sui suoi profili, dei video in cui mostra la sua minuziosa cura nel realizzare i propri lavori, una visione artistica che si ritrova sempre meno nel fumetto, anche in quello europeo

Sai quante volte mi sono domandato ‘ma perché i giapponesi devono chiedere a Massimo Dall’Oglio di disegnare un manga di fantascienza con tutto quello che c’è in Giappone?’. Secondo me è proprio una questione generale, sta succedendo un po’ dappertutto, nessuno ha raccolto l’eredità di una certa vena tecnico-artistica, si è proprio persa, anche in Giappone. Otomo, Satoshi Kon, Masamune Shiro, Hiroki Endo erano disegnatori che lavoravano il world building come un personaggio quindi con molta attenzione, con la cura dei dettagli, non tanto per un’estetica fino a sé stessa ma proprio per una necessità comunicativa, dove i fondi e le ambientazioni sono fondamentali per supportare poi i personaggi che ci vivono dentro, ma questa cosa si è un po’ persa.

Il manga dal passato al presente

Kraken Mare – © Kodansha

Il paragone tra manga classici e le pubblicazioni contemporanee sembra evidente, e Dall’Oglio non nasconde la sua opinione in merito

Infatti molti manga non hanno più fondi, hanno dei vuoti enormi perché c’è la questione delle emozioni, gli sguardi devono dominare… ma secondo me, rischia di diventare una scusa per non fare più delle cose che effettivamente occupano tanto tempo, che richiedono assistenti con un livello tecnico molto alto perché fare per esempio fondi di fantascienza o fantasy non è come fare una città, una Tokyo dove ambientare uno slice of life.

Le parole di Dall’Oglio nascono da una profonda conoscenza tanto del mondo fumettistico europeo, quanto di quello asiatico, e dal sincero amore per il medium. La sua attenzione si sposta sulle nuove generazioni, ricordando il suo passato

Queste problematiche ci sono anche in Giappone, le nuove generazioni non hanno raccolto questa tradizione. In Europa, gli anziani come me che hanno amato Otomo e hanno deciso di fare manga ispirati non tanto dallo shonen ma dal seinen e dalla fantascienza più spinta, hanno provato a fare i manga in anni in cui non emergeva, e siamo rimasti pochi: abbiamo iniziato in tanti ma le condizioni non erano buone, la maggior parte ha rinunciato e adesso fa altri mestieri. Trovate ira un giovane autore che ha un’idea di manga e di fantascienza con queste caratteristiche che abbia 25-30 anni: non lo troverete! Secondo me non ne veniamo fuori, a meno che gli autori inizino a riavvicinarsi a questa filosofia. Ma chi gliela insegna? Da chi la prendono?

La futura di generazione di autori si forma anche con le letture su cui si modellano i propri gusti. Per la sua formazione, Dall’Oglio cita cult come Ghost in the Shell o Akira, caratterizzati da una visione artistica ancora oggi impressionante, lontana da quella dei manga più diffusi attualmente e che rappresentano il modello per i futuri mangaka

Il loro punto di partenza non sarà mai Hiroki Endo, non sarà Kerberos: Panzer Corp di Oshii. Oggi hanno Vinland Saga, mentre ai miei tempi io vedevo Otomo e dicevo ‘Io voglio diventare così bravo’. Adesso li vedono e si spaventano e dicono ‘Ma io non posso diventare così bravo’. Ho visto molti ragazzi con cui parlo che si scoraggiano già prima di iniziare, mentre noi eravamo un po’ più matti, ci mettevamo là a copiare, copiare, copiare anche se erano centinaia di finestre. Ricordo che facevamo palazzi assurdi e mi divertivo, adesso ci si spaventa, non hai qualcuno a cui mostrare il tuo lavoro che ti indirizzi, perché anche le scuole comunque portano dei referenti che vengono da una certa realtà.

Kraken Mare, ritorno alla space opera

Kraken Mare
Kraken Mare – © Kodansha

La formazione come fruitore di storie di dall’Oglio è stata fondamentale nella sua crescita come artista, ed è stata la chiave che ha concesso a lui e Guillame Dorison di arrivare alla pubblicazione di Kraken Mare.

Afternoon alla fine ha approvato questo progetto perché ha ritrovato qualcosa che, penso, vedano come la possibilità di recuperare un certo target. Avete visto il trailer della nuova serie di Ghost in the Shell com’è classico? Vuol dire che forse che se decidi di riportare la fantascienza in una certa posizione a livello di mercato decidi di ripescare certe cose, però chi te le fa oggi? Dove le trovi? Probabilmente noi siamo arrivati nel momento giusto, con il nostro carico di esperienza, perché con  Guillaume potremmo stare giorni a parlare di fantascienza, è preparatissimo.

Leggendo Kraken Mare traspare la conoscenza per una fantascienza ricercata, nella scia di Herbert, Asimov, in cui risalta immediatamente la costruzione di un’ambientazione solida, in cui trovano spazio anche tematiche attuali, nella tradizione della sci-fi classica

“Non sono cose scelte a tavolino, perché la matrice mia e di Guillaume è quella, la usiamo naturalmente così come un mangaka oggi usa naturalmente altre cose. È la nostra comfort zone, la nostra isola felice, nata anche da una ricerca che a volte non è solo artistica ma è proprio di arricchimento personale. Guillaume ha fatto una Bibbia gigantesca approfondita su tutto il mondo di Kraken Mare!

La scelta di creare un universo così articolato è ammirevole, ma non è priva di difficoltà, come chiarisce dall’Oglio

Di contro però – perché c’è il però! –  una fantascienza di questo tipo diventa molto difficile e impegnativa, richiede un primo volume in cui devi spiegarla. Non puoi fare un manga canonico in cui le cose si spiegano da sole, questo è un problema perché la fantascienza complessa non puoi leggerla distrattamente, altrimenti non capisci nulla. Kraken Mare è stato presentato così anche da Kodansha. Quando è uscito il primo capitolo, ricordo che mi ha fatto ridere un commento di una ragazza giapponese che aveva comprato Afternoon perché contiene un manga molto famoso sul pattinaggio artistico che vende tantissimo e ha scritto ‘Ah che bello, poi ho letto Kraken Mare, mi è scoppiato il cervello!’ Ed era il primo capitolo dove tutto è molto lineare. Infatti, ho detto a Guillaume ‘Beh se gli è scoppiato il cervello al primo capitolo, al secondo è morta, la perdiamo per sempre!’

Un commento simile è segno delle potenzialità di Kraken Mare. Arrivare alla pubblicazione è un primo importante traguardo, ma il suo futuro sembra promettente

C’è grande entusiasmo! Perché entrare nel mercato giapponese è molto difficile con un’opera di questo tipo, però l’entusiasmo è sempre altissimo. Adesso esce il secondo volume, prende una direzione già più giapponese perché nel primo volume abbiamo spiegato le cose che dovevamo spiegare, ora parleranno i personaggi, ma dovevamo prendervi col primo volume, a nostro rischio e pericolo

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Classe '81, da sempre appassionato di pop culture, con particolare passione per il mondo dei comics e la fantascienza. Dal 2015 condivide queste sue passioni collaborando con diverse testate, online e cartacee. Entra nella squadra di ScreenWorld come responsabile dell'area editoria con una precisa idea: raccontare il mondo del fumetto da una nuova prospettiva