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È decisamente azzardato etichettare prodotti già come belli o brutti, romantici o fedifraghi, sta di fatto però che è stato difficile resistere alla tentazione di provare la nuova classe dello Stregone in cross-franchise. Questo vuol dire che qualunque sia il gioco di Diablo su cui state spendendo decine e decine di ore (Diablo 4, Diablo 2 Resurrected o Diablo Immortal), all’interno di una una nuova partita, potete trovare lui, lo Stregone.

Un po’ armi a corta distanza, un po’ arti arcane e di supporto, tra mago e druido, il richiamo per chi è un videogiocatore un po’ più attempato, è quello di giocarlo non tanto su Diablo 4, che comunque segna un corposo aggiornamento nella quality of life del gioco, bensì è sembrato logico e nostalgico giocarlo su Diablo 2.

Il risultato è che c’è sempre un motivo per tornare nelle lande oscure di Diablo 2, che un po’ la nostalgia e l’amore ti fregano, ma alla fine si ritorna sempre dove si è stati bene, anche con nuove vesti.

Il potere di Diablo II nelle mani

Il gruppo di eroi selezionabili in Diablo 2 Resurrected
Il gruppo di eroi selezionabili in Diablo 2 Resurrected – ©Blizzard

Affrontiamo subito l’elefante nella stanza: lo Stregone tende a una sperimentazione ibrida, ma è decisamente forte. Tanto forte. Troppo forte.

La classe è modellata su tre approcci diversi, alcuni già citati prima, ma molto cambia dal nostro diverso stile di gioco. Vogliamo evocare demoni al nostro fianco? Possiamo sfruttare la potenza del demone, ma se vogliamo si può spingere sulla forza bruta, o se prediligiamo un approccio totale e incline alla distruzione assoluta, abbracciamo le radici e declinazioni del caos.

Molteplici gli approcci che si plasmano perfettamente al manto di Diablo II, con un’operazione che non deve certo passare inosservata. Si tratta, al netto del valore remake, di un’aggiunta concreta ad un gioco che ha origini nel 2000 e che deve rispondere attivamente all’introduzione di un nuovo approccio di gioco. E questo, come già detto, dimostra un equilibrio che tende spesso a rompersi, pur beneficiando di un divertimento senza limiti.

Dopo tutti questi anni?

In ultima battuta è bene segnalare come, in un momento cosi delicato per l’industria, Blizzard dopo l’uscita di Diablo 4, stia incastrando in totale silenzio, dei piccoli colpi, assicurandosi il supporto a lungo periodo di prodotti per tutti gli utenti. Diablo Immortal non ha fatto breccia nel cuore di molti, criticandone la natura dietro il progetto, ma prima con Diablo 2 Resurrected e poi con l’inaspettato Diablo 4, Blizzard si sta ritagliando un ciclo vitale degno di nota.

In qualche modo, che si riparta da qui, da questi progetti cross-franchise che riescono a tenere un piede dentro e uno fuori, cercano di rivedere l’obiettivo finale di ognuno dei progetti attivi nelle loro mani. Dopo tutti questi anni è incredibile dunque l’attenzione data proprio a Diablo 2, punto fermo da decenni, con la piena consapevolezza tanto da parte del publisher che degli utenti, con un gioco che punta ad essere non solo un ricordo, ma un corridore attivo in una gara assieme agli altri due atleti.

Tre fronti dove poter sperimentare e avere un fertile terreno dove tenere viva la fiamma di Diablo. Dunque, esattamente come abbiamo aperto, concludiamo: vedere una così grande attenzione e amore per Diablo 2, anche nella sua versione Resurrected, è una delle cose più romantiche che si possano incontrare nel settore videoludico.

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Classe 1989. Gabriele Barducci scrive di Cinema e serie tv. Dal 2022 è responsabile dell'area videogiochi di ScreenWorld. Comincia a scrivere di Cinema e serie tv nel 2012 accompagnando gli studi in Scienze della Comunicazione presso l'università di Roma La Sapienza. Nel 2016 entra nella redazione di The Games Machine occupandosi anche di videogiochi, mentre dal 2017 è nello staff della rivista di cinema Nocturno.