Dusty Fraser ha perso tutto. Non soltanto quel matrimonio che per tanti anni l’aveva cullato in un sogno di felicità, dandogli la gioia di diventare padre della piccola Callie-Rose, ma anche quella sicurezza economica legata al ranch di famiglia, distrutto in un drammatico incendio boschivo. Un cowboy in cerca di se stesso, in un mondo che non aspetta più, in un microcosmo che offre più dubbi che certezze – e un destino ancora tutto da scrivere.
Conosciamo il protagonista di Rebuilding – Come l’acqua per il fuoco mentre si guadagna da vivere come addetto stradale al passaggio della mandrie nei territori desolati del sud Colorado, memori di quel vecchio west che da quelle parti proprio non ne vuole saperne di scomparire. Cowboy moderno, alloggia in un campo roulotte concesse a lui e ad altri nella sua stessa situazione da uno Stato per lo più assente, e pensa di andarsene lontano per via di un’offerta fattagli da una cugina. Un trasferimento che potrebbe compromettere ciò che resta della sua famiglia e il legame, quanto mai stretto, con l’amata figlioletta.
Il dopo, non il prima

All’inizio del film il protagonista ha già perso tutto – il bestiame, la terra, la casa che era dei suoi genitori – e si è trasferito in un campo sulla pianura desertica tra le San Juan Mountains e le Sangre de Cristo, in un piccolo universo di abitazioni temporanee. Non ci troviamo davanti a un incidente scatenante, a un flashback rivelatore, a un colpo di scena che rompa quella drammatica routine ormai assodata. La tragedia ha già avuto luogo e il pubblico è chiamato a essere testimone delle dirette conseguenze, non solo su Dusty ma anche sui diversi personaggi secondari che gli ruotano intorno sono reduci da simili eventi nefasti.
In quel paesaggio di cenere e silenzio dove si deve capire come ricominciare, e se si vuole farlo, e in che direzione. Ricominciare d’altronde è il leit-motiv ripetuto che nella parte finale si ritrova a dare nuovo impulso a queste figure apparentemente smarrite, che guardano con malinconia a un passato che non si può dimenticare e sono carichi di dubbi su ciò che verrà.
Sguardi all’orizzonte

Una scelta narrativa ben precisa quella di Rebuilding – Come l’acqua per il fuoco, che si fa particolarmente apprezzare in un cinema contemporaneo che spesso si concentra invece proprio sul momento del trauma e non sulla sua elaborazione. Questo permette alla sceneggiatura di scorrere con amara leggerezza, senza indole ricattatoria o il bisogno di far ricorso a una retorica più o meno forzata. Viene facile amare il protagonista di Josh O’Connor, che si conferma attore maturo e degno di empatia, capace di dar vita a diverse sfumature con poche parole.
Max Walker-Silverman, regista e sceneggiatore, si era già fatto notare con la toccante storia di amicizia e senilità di A Love Song (2022), sempre ambientata in quel contesto rurale che sembra conoscere appieno e di cui coglie sfumature intime con dolcezza e semplicità. Lo aiuta una colonna sonora mai invasiva, minimale il giusto, pronto a sottolineare i passaggi più emotivi di un racconto che pur non cedendo al facile sentimentalismo sa come colpire al cuore il pubblico.
America che va, America che resta

Rebuilding è un western contemporaneo dove la frontiera da conquistare non è più geografica, ma interiore. Max Walker-Silverman osserva con lucidità un’America rurale fatta di persone comuni, e più ancora del suggestivo paesaggio è proprio l’individuo a diventare il centro di un racconto che riflette sulle storture di un sistema pronto a dimenticare i più deboli. Perdere tutto e ricominciare, come quell’acqua che spegne il fuoco evocata dal titolo italiano, richiamando l’incendio che ha portato via ogni certezza non solo al protagonista ma a un’intera collettività, ora costretta a condividere il cielo del deserto in sistemazioni di fortuna.
E se alcune ferite non si rimargineranno mai del tutto, l’importante è non crearne di nuove, convivere con le cicatrici e guardare avanti, verso un domani che per quanto incerto arriverà comunque. Un film pienamente consapevole di ciò che vuole raccontare e capace di farlo con contagiosa sobrietà.
