La puntuale uscita di un nuovo capitolo di Call of Duty – nel dettaglio qui, Black Ops 7 – ci porta all’attenzione un particolare contenuto che si avvera al di fuori del pacchetto di gioco, ovvero nella possibilità e capacità del pubblico di capire che tipo di prodotto si ha tra le mani rispetto e paragonato agli stessi degli anni precedenti.
Un confronto ideologicamente sbagliato, ma necessario: quando un franchise promette di affacciarsi puntualmente ogni anno sul mercato con un nuovo capitolo, la sfida è titanica, proprio per evitare di presentare un contenuto ridondante e dimostrare lo stato di salute dello stesso. Per non parlare di chi poi – Game Pass o meno – spende una cifra, in termini economici, comunque importante per poi portarsi a casa un gioco potenzialmente simile a quello dell’anno prima.
In un momento delicato dove si parla molto della sostenibilità economica del settore, come del prezzo stesso dei videogiochi, ecco che la decisione su questo o l’altro acquisto, prendono una strada decisamente più pesante rispetto agli altri anni. Ancora una volta un paragone, un confronto, tutto sempre attorno a Call of Duty Black Ops 7.
Call of Duty Black Ops 7, il potenziale nascosto
Che tipo di giocatori siete di CoD? Di quelli che comunque la campagna la bramano e ci si divertono oppure totalmente devoti al multiplayer? Di qualunque squadra siate, ecco il punto della situazione: Black Ops 7 si muove nel classico tenore e groviglio di rovi dove alle premesse decisamente interessanti, per poi indirizzarsi nelle soluzioni mai poco interessanti, bensì non approfondite.
Il controllo tecnologico, come quello dei media, le minacce del passato. Probabilmente nessuno si aspetta mai qualcosa di esplosivo sul fronte trama lato CoD, ma nel momento in cui la penna prova a espandere il discorso e prendere dei sentieri impervi, c’è un po’ di amaro in bocca nel constatare poi che quanto accennato, rimanga drasticamente tale.
A questa sfumatura però se ne aggiunge un’altra, quella dei contenuti e qui, sempre muovendoci nel terreno dei confronti fastidiosi, c’è un mare dove perdersi e nuotare, partendo proprio da quello che è definito l’endgame della campagna principale, questa volta affrontabile in co-op, che si conclude con una sorta di modalità ibrida tra il classico survival/battle royale all’extraction shooter. Più quest’ultimo che il primo, visto che tra estrazione e bottino, ci si riconosce più in questa formula, ma il risultato finale comunque non cambia.
La direzione per una collaborazione attiva (online) con altri giocatori indica un po’ una strada mai inedita, bensì forte nella condivisione di questi temi e contenuti con altri giocatori.
Un pacchetto decisamente grande

Ora, al netto delle critiche che ha ricevuto Black Ops 7 nel corso di questi giorni, c’è un elemento decisamente importante che non si può ignorare, ovvero quello dei contenuti. Tra campagna, multiplayer, endgame e la ormai enorme modalità zombie, Black Ops 7 sul fronte dei contenuti è una montagna difficile da buttare giù. Granitica nella consistenza come nella sicurezza di poterci maturare tantissime ore.
Questo si pone in contrapposizione a quella fetta di utenza che vuole comunque un certo grado di interesse e qualità nell’approcciarsi annualmente ad un nuovo capitolo di CoD. Comprensibile dunque un certo tipo di malumore, che indubbiamente si mette a confronto con un gioco che ha un contenuto importante, impossibile da ignorare, ma forse fuori dal focus delle aspettative dei giocatori.
Ancora una volta appuntamento al prossimo capitolo, dove ormai sul fronte dei contenuti, con questa nuova politica, ci si muove in un terreno estremamente solido, ma gli sviluppatori ora dovranno capire come modificare la formula per andare a trovare i gusti di tutti.
