Era da tanto, troppo tempo che Battlefield non tornava alla ribalta con un capitolo non solo convincente, ma decisamente titanico. Dovessi andare di ricordi, la mente si fermerebbe sicuramente a Battlefield 1, gioco che ho dissanguato in ogni sua forma, registrando ore di gioco imprecisate come mai mi era capitato prima.
Non si trattava tanto del contesto storico della Prima Guerra Mondiale, tanto meno del feeling con le armi, tutte ricostruite con passione e precisione, bensì il cuore pulsante dell’opera era l’esperienza totale delle varie modalità multiplayer che avvolgevano con un mantello caldo e accogliente ogni singolo videogiocatore.
Avere quei quindici o venti minuti di tempo libero durante la giornata venivano spesi in una modalità di gioco di Battlefield 1 e ora, a distanza di quasi dieci anni, quella sensazione, quel sentimento, quell’amore è tornato ad esplodere, letteralmente, su Battlefield 6.
Battlefield 6 è un gioco totale

Conquista e Sfondamento. Ne sentirete parlare, o ne avete sentito parlare e Battlefield 6 si abbevera di queste due parole che formano le partite migliori da giocare con amici e altri giocatori online, ma se proprio si cerca l’esperienza totale, allora Escalation è tutta lì per voi.
È decisamente difficile spiegare il grado di divertimento come di intrattenimento di Battlefield 6, giacché questa volta gli sviluppatori hanno lavorato pensando esclusivamente al divertimento dell’utenza. Le mappe sono più piccole e meno dispersive e la totale distruzione di qualunque cose abbiamo davanti regala una libertà di azione creativa unica.
Inutile girarci attorno: nelle modalità multiplayer il gioco regala una struttura ludica funzionale e divertente, anche grazie all’eliminazione di classi preesistenti per creare soldati ibridi. Le armi infatti sono libere di essere cambiate ed equipaggiate da ogni soldato. Qualcuno già critica questa scelta, in special modo per chi predilige il gioco del cecchino, ma questo non impedisce di sperimentare e creare un soldato unico tanto nell’equipaggiamento quanto nelle abilità.
La vogliamo una storia?

La campagna single player di Battlefield 6 è l’occasione per puntare l’attenzione sull’effettivo valore di questo elemento all’interno di un pacchetto di gioco che ha un perfetto equilibrio nella ricezione del suo essere. È un po’ come chiedere a qualcuno se hanno mai giocato la modalità base di Fortnite, al di fuori del classico Battle Royale. La risposta la diamo noi: no. Fortnite era nato come progetto dove costruire e progredire, la modalità Battle Royale era qualcosa di più, un retaggio di Unreal Tournament quasi, eppure quella ha avuto più successo e oggi si è imposta così. Complimenti a chi ha avuto la fortuna di sbloccare dei trofei nella modalità base di Fortnite, forse avete dei veri cimeli digitali.
E dunque che se ne fa Battlefield 6 di una modalità storia? Nulla. Ma in realtà questa volta la soluzione proposta è anche più interessante, con un’escalation di guerra europea dove la Nato è caduta e si creano nuove forze militari a controllo della situazione geopolitica. Uno specchio di quello che stiamo vivendo noi oggi, un esercizio di stile davvero interessante che probabilmente nessuno giocherà. Ma all’interno del pacchetto di gioco, questo rende Battlefield 6 uno dei titoli più completi e coraggiosi.
Non si tratta più di avere o meno a cuore dello scontro tanto ideologico quanto concreto con Call of Duty, perché questa volta il nuovo Battlefield non è solo bello, ma cerca di catturare il quotidiano e ridarcelo sul pad, mouse o tastiera che sia. Una guerra totale, che spesso viviamo in modo digitale o virtuale, ma lo scenario non sembra poi così lontano dal nostro.
