Dall’annuncio all’arrivo tra le nostre mani di Mafia: Terra Madre sono passate molte dichiarazioni degli sviluppatori di Hangar 13 sullo stato dei lavori, come della stessa identità del progetto, con un qualcosa che per forma e contenuto si sarebbe più avvicinato al remake del primo Mafia, invece di seguire le orme di Mafia III, il primo titolo del franchise creato da questi ragazzi.
Pad alla mano, tutte queste parole hanno trovato una piacevole conferma, togliendo sin da subito quello che potevano essere dei dubbi, di scuse per correre ai ripari, con la presentazione di un’opera sin dalla sua natura estremamente difettosa. Niente di così sbagliato, infatti Mafia: Terra Madre si è rivelato essere un prodotto che ha saputo confermare tantissimi pregi, altalenati ad altrettanti difetti, con la somma che tende a premiare i primi. Dunque senza troppi indugi, eccovi la nostra recensione di Mafia: Terra Madre.
Mafia: Terra Madre, le origini del tutto

Italia. Sicilia. Inizio ‘900. Seguiamo le vicende dagli occhi e corpo di Enzo Favara, giovane caruso in forza alle miniere di zolfo di proprietà della famiglia Spadaro. La famiglia criminale applica la sua forza lavoro con violenza e sangue. In un momento di caos Enzo riesce a fuggire e nascondersi in un casolare di proprietà della famiglia Torrisi, rivali degli Spadaro, e salvato da Don Bernardo Torrisi in persona.
Da qui Enzo viene prima accolto con diffidenza nella famiglia, per poi conquistare sempre più fiducia agli occhi del Don come dei suoi uomini più fidati, quali il nipote Cesare o il braccio destro Luca, ma mentre Enzo scala le “gerarchie” criminali, il grande ostacolo è Isabella, la giovane figlia del Don, quando tra di oro scatta la pericolosa scintilla, un amore proibito, da consumarsi nella notte, lontano da occhi indiscreti, con il giuramento di sangue con la famiglia Torrisi che pesa come un macigno.
Un’esperienza contenuta

Hangar 13 lo ha comunicato sin da subito: in qualche forma ben più elaborata e ottimizzata, l’esperienza di Mafia: Terra Madre sarebbe stata più vicina a quella del remake del primo Mafia e mai affermazione risultò più veritiera. Questa costellazione di paesini che va a costruire la mappa di gioco è spalmata su una vallata in modo generoso, lasciando respirare i tanti e bellissimi dettagli di contorno, come la stessa realizzazione degli ambienti esterni alle mura cittadine.
Serpeggiava un po’ di paura nella classica rappresentazione che spesso hanno dell’Italia persone che ci guardano da fuori, per di più in una situazione dove non parliamo di giorni nostri, bensì di una storia ambientata più di cento anno fa. In tal senso il contesto rurale, la già citata cura ai dettagli, tra cibo, alberi e mura di pietre a delimitare i piccoli appezzamenti di terra, sono di una bellezza unica. Un feticcio tutto estetico e a favore degli occhi di chi guarda, che potrebbe risultare anche ridondante a volte o privo di significato, ma nella composizione del quadro estetico, quelle sono delle pennellate che non riesco a lasciare in disparte.

Nella sua costruzione estremamente lineare, l’open world è una mera giustificazione e assente nella storia, che si sviluppa su corridoio dettati da missioni a capitoli, proprio come il remake del primo Mafia, e l’esplorazione totale della mappa avviene dalla selezione dei capitoli di gioco, dove possiamo girare liberamente per andare a caccia di collezionabili, ottenere altri soldi o, semplicemente, girare liberamente per ammirare zone invece escluse dalla visita guidata delle missioni principali.
Mafia: Terra Madre risulta dunque un’esperienza decisamente contenuta, che si porta a termine in circa 12-14 ore, con missioni sempre diverse e mai noiose, contornate da una narrazione che alterna momenti buoni ad altri decisamente ridondanti o poco incisivi (anche se il sentore che abbiano voluto replicare eventi e stilemi del primo Mafia l’ho avuto a più riprese). A salvare il tutto spesso sono i personaggi e le loro relazioni. Isabella tra tutti è un personaggio magnifico, ma anche tutto il rapporto di amicizia e rispetto che evolve tra Enzo, Cesare e Luca è di grande impatto, per non parlare di Don Torrisi che ruba letteralmente la scena quando lo vediamo anche solo per pochi secondi.
Una cartolina italiana

Potremmo ben dire che Mafia: Terra Madre è un titolo che punta tanto sulla narrazione, quanto sulla rappresentazione di un contesto storico ben definito, agli albori di un certo tipo di criminalità organizzata che – torna nuovamente il primo Mafia – dove sempre che questa venga celebrata, alla fine il gioco nasconde una critica ben precisa, proprio nelle fasi finali, dove emerge il putrido di queste famiglie criminali, dove anche la natura si ribella a questa concentrazione tossica di armi, proiettili, coltelli e sangue, chiedendo una purificazione totale, il tutto con la consapevolezza che l’erba cattiva non muore mai e in qualche modo il serpeggiare della criminalità può arrivare ovunque.
Mentre ci sarà modo di parlare ancora delle sfumature narrative, vediamo anche come si comporta sul campo il dito sul grilletto di Enzo. Le fasi di shooting e relativo gunplay sono decisamente appaganti, con un feedback delle armi – poche, ma buone – decisamente interessante e mai così banale, come la stessa fallibilità di armi di inizio ‘900 che richiedono più mira che reazione. Non mancheranno le classiche fasi di corse a cavalli o con i primi bolidi – ancora una volta, il primo Mafia – o anche sezioni stealth riuscite, ma minate da una certa IA dei nemici ballerina, che alterna a vari stati quali “killer spietati” a “persone immobili sul campo di battaglia”.

Difetto di poco conto che si può ovviare portando la difficoltà a livello Difficile e godere di una sfida decisamente più appagante. Piccola annotazione nei modelli dei personaggi che vivono questa situazione decisamente paradossale: questi sono realizzati in modo convincente e tra di loro vivono animazioni estremamente piacevoli. La cosa cambia quando siamo al di fuori della tenuta Torrisi dove tutti gli altri personaggi o NPC sono realizzati decisamente peggio. Si chiude un occhio e si va avanti.
In chiusura di questa variegata cartolina italiana ho trovato spassosissimo il modo in cui se i Torrisi hanno il “controllo” del corpo di Enzo, è la Chiesa che ha il controllo della mente del giovane come dei suoi potenziamenti. Il rosario in nostro possesso è fonte di evoluzione per le abilità, che possiamo scambiare e ottimizzare tramite i grani o le medagliette. Parte dei collezionabili hanno matrice religiosa e la stessa presenza di un parroco alle attività dei Torrisi rende sottile, ma evidente, la connessione che sempre a legato a stretto rapporto, come stilema universale, la Chiesa con la criminalità organizzata.
Se siamo dalle parti della critica o semplice rappresentazione di uno stile classico, è difficile dirlo, ma va detto, al netto dell’ottima riuscita dell’opera, questo è risultato essere un elemento che eleva, anche di pochi punti, tutto lo studio e la cura posta in Mafia: Terra Madre, gioco piccolo, presentato sul mercato ad un prezzo interessante e capace di guardare al passato – tanto storico quanto di produzione – in modo intelligente con un prodotto che mi è piaciuto in modo del tutto inaspettato.
La Recensione in breve
Mafia: Terra Madre è un prodotto molto più che convincente, capace di catturare l'attenzione con i giusti elementi ben dosati lungo tutto il gioco, dalla cura ad alcuni dettagli, la scrittura e tutto quello che riguarda il contesto storico. In termini di meccaniche il gioco ha bisogno di una pulizia generale, ma la storia compatta come la sua stessa fruizione in capitoli riesce a limitare questo difetto. Ottime anche tutte le fasi di sparatorie al netto di una IA dei nemici non proprio brillante.
Cosa ci è piaciuto
- La narrazione e i personaggi
- La cura al dettaglio
- Il doppiaggio in siciliano
Cosa non ci è piaciuto
- Tecnicamente da ripulire



