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Nel corso della prima serata di Sanremo 2026, verso le 22:00, mentre milioni di italiani erano incollati al televisore, è successo qualcosa di inaspettato. Non un’esibizione memorabile, non una gaffe sul palco, ma un momento apparentemente innocuo che ha fatto esplodere i social: i paperi. Nello spazio sponsorizzato da TIM, il pubblico in sala ha intonato Papaveri e papere di Nilla Pizzi, brano del 1952 che ha accompagnato generazioni di italiani. Ma questa volta con una differenza: l’intelligenza artificiale ha trasformato in tempo reale ogni volto presente al Teatro Ariston, compreso quello di Carlo Conti, in un’anatra buffa che dondolava a ritmo di musica.

Le clip sono diventate virali in poche ore, commentate con un misto di ilarità e incredulità. Dietro quell’effetto divertente, però, si nasconde una realtà che nessuno ha raccontato durante la kermesse canora. Trasformare centinaia di volti umani in personaggi animati sincronizzati, in diretta televisiva, davanti a oltre 12 milioni di spettatori, non è una sciocchezza. È un’operazione tecnologica che richiede un’infrastruttura massiccia.

La domanda che nessuno ha posto durante o dopo la trasmissione è semplice: quanto consuma un’infrastruttura del genere? Nessun giornalista lo ha domandato e TIM non ha dichiarato nulla a riguardo. L’unico dato davvero rilevante era il numero di clip virali generate nelle ore successive all’evento. L’energia spesa per produrle non è mai entrata nel discorso. Ed è proprio questo il punto critico che emerge con forza da questo episodio sanremese: stiamo normalizzando l’uso dell’intelligenza artificiale in contesti di puro intrattenimento senza interrogarci sul costo reale che questa tecnologia comporta.

Secondo le stime dell’Agenzia Internazionale per l’Energia, il consumo energetico dei datacenter globali è destinato a raddoppiare tra il 2022 e il 2026, sostenuto quasi totalmente dall’esplosione dell’intelligenza artificiale generativa. Non si tratta di previsioni catastrofiste, ma di dati concreti presenti nei report ufficiali e nelle comunicazioni agli investitori dei colossi tecnologici.

Malgrado questo scenario infrastrutturale massiccio, gli usi dell’AI che interessano sono dei paperi che ballano a Sanremo. Non ricerca medica avanzata, non ottimizzazione dei consumi energetici, non soluzioni per la crisi climatica. Intrattenimento effimero che scompare il giorno dopo, lasciando dietro di sé datacenter che continuano a girare incessantemente. Non si tratta di demonizzare l’intrattenimento o di considerare immorale il divertimento. Il problema è un altro: stiamo costruendo un’industria con un’impronta energetica crescente e la stiamo orientando quasi esclusivamente verso applicazioni che non risolvono nessun problema concreto. Dargen D’Amico ha portato in gara Ai Ai, una satira sugli algoritmi, sui deepfake e su quanto ci fidiamo di ciò che vediamo online.

La questione non riguarda solo Sanremo o TIM. Riguarda il modo in cui stiamo costruendo il rapporto collettivo con una tecnologia che avrà un impatto profondo sul futuro energetico del pianeta. Ogni volta che qualcuno afferma che l’IA sta cambiando il mondo, varrebbe la pena fermarsi e chiedersi: quale problema sta risolvendo davvero? E chi paga davvero il conto i termini energetici? I paperi di Sanremo erano divertenti, questo è innegabile. Ma dietro ogni anatra digitale che dondola sullo schermo c’è un’infrastruttura energetica che merita attenzione quanto lo spettacolo che produce.

Quella dei paperi generati da Intelligenza Artificiale non è stata l’unica polemica. Nelle ultime ore i social stanno esplodendo per la gaffe in diretta sul caso di Gianna Pratesi, ma anche su Laura Pausini e le sue richieste assurde. Per fortuna ci sono stati momenti iconici come le canzoni di denuncia di Ermal Meta su Gaza, di Dargen D’Amico proprio sull’uso dell’IA e di Serena Brancale e l’omaggio alla madre appena deceduta.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.