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Dietro il palco luccicante del Teatro Ariston, dove la 76ª edizione del Festival di Sanremo ha fatto brillare note e riflettori, si sono accese polemiche che poco hanno a che fare con la musica. Al centro della bufera mediatica c’è Laura Pausini, co-conduttrice accanto a Carlo Conti, protagonista di indiscrezioni che dipingono un ritratto controverso: quello di una star internazionale abituata a standard organizzativi elevati, forse troppo elevati per i canoni tradizionali della kermesse più popolare d’Italia.

Secondo quanto riportato da Dagospia e ripreso da diverse fonti di settore, la presenza della cantante romagnola al Festival sarebbe stata accompagnata da una serie di richieste considerate da alcuni come tipiche di una diva hollywoodiana. “È molto precisa“, commentano quelli che vogliono essere gentili. Ma la precisione, quando si trasforma in controllo totale dell’immagine, può diventare materia di discussione.

La questione più dibattuta riguarda la gestione della visibilità mediatica. Osservando la campagna promozionale del Festival emerge un dato curioso: nelle copertine dei settimanali e negli spot principali compaiono sostanzialmente due figure, Laura Pausini e Carlo Conti. Gli altri co-conduttori e ospiti del Festival sembrano essere stati relegati ai materiali collettivi o ai contenuti di annuncio, senza una promozione individuale comparabile. Una scelta che qualcuno ha interpretato come frutto di un presunto veto non dichiarato, volto a mantenere una precisa gerarchia di immagine.

Avete notato che nessuna donna compare sulle cover dei settimanali e nemmeno negli spot? Lo stesso discorso anche per le figure maschili. Tutte vallette e valletti, solo due star: lei e Conti“, si legge nella ricostruzione di Dagospia. Una strategia comunicativa che ha sollevato più di un sopracciglio, soprattutto in un Festival tradizionalmente corale, dove ogni presenza sul palco dell’Ariston dovrebbe avere il proprio spazio di visibilità. Ma le indiscrezioni non si fermano alla comunicazione esterna. Anche l’organizzazione logistica avrebbe risentito delle esigenze dell’artista. Il set fotografico dedicato a Laura Pausini sarebbe stato gestito con particolare riservatezza, con accessi controllati e un’impostazione definita blindata. Pausini avrebbe voluto estendere questa esclusività anche al photocall, ma in quel caso la richiesta non è stata accolta.

Uno degli aspetti che ha maggiormente colpito chi ha lavorato dietro le quinte riguarda le dimensioni dello staff al seguito della cantante: tredici persone, un numero considerevole anche per gli standard di un evento di questa portata. A questo si aggiungono dettagli tecnici molto specifici: una grandissima attenzione alle luci, la richiesta di sfondi rigorosamente bianchi, e nelle fasi iniziali anche la richiesta di un camerino più vicino al palco, poi rientrata nella normale gestione degli spazi. Per comprendere questo livello di controllo bisogna considerare chi è Laura Pausini nel panorama musicale italiano. Parliamo dell’unica vera popstar italiana con una carriera consolidata a livello internazionale, abituata a lavorare con standard produttivi da major discografiche globali. La sua attenzione maniacale ai dettagli, dal lighting design alla post-produzione delle immagini, è probabilmente parte integrante del suo metodo professionale, quello che l’ha portata a vincere un Grammy, un Golden Globe e a essere nominata agli Oscar.

Il punto è che Sanremo, pur essendo il palcoscenico musicale più importante d’Italia, mantiene una dimensione più familiare rispetto alle produzioni internazionali. L’incontro tra questi due mondi, quello della star globale e quello della televisione pubblica italiana, può generare frizioni. Da un lato c’è chi sostiene che certe richieste siano legittime per un’artista del suo calibro, dall’altro chi ritiene che il Festival debba mantenere un equilibrio tra tutte le sue componenti, senza creare gerarchie troppo marcate. “È la diva Laura ma guai a dirlo“, ha concluso sarcasticamente Dagospia, mettendo il dito su un nervo scoperto della questione. Perché in Italia il termine diva porta con sé una sfumatura ambivalente: da un lato indica il riconoscimento di uno status artistico superiore, dall’altro può essere usato in senso critico per descrivere comportamenti considerati capricciosi o eccessivi.

Al momento non risultano commenti ufficiali né da parte di Laura Pausini né dall’organizzazione del Festival. Carlo Conti, da sempre maestro nel giocare in sottrazione come sottolineato dalle cronache, ha preferito non alimentare la polemica, concentrando l’attenzione sulla riuscita artistica della manifestazione, nonostante gli ascolti della prima serata siano al minimo storico. Resta da chiedersi se queste tensioni dietro le quinte siano state percepite dal pubblico a casa o se, come spesso accade nel mondo dello spettacolo (senza considerare le gaffe in diretta), il prodotto finale sia riuscito a nascondere le complessità della sua realizzazione.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.