Prima di iniziare, devo fare una piccola confessione: per quanto spesso siamo qui a cercare di analizzare e porre un punto di riflessione nelle opere prese in verifica, cadiamo sempre in quel guilty pleasure che ci rende terribilmente umani, quel film, gioco, fumetto o serie tv che esiste al di fuori di territori qualitativamente brillanti, però ci divertono, tantissimo, troppo.
Fino a pochi anni fa vi avrei diretto che Evolve era quel mio tipo di guilty pleasure: il solito shooter co-op 4 vs 1 che non rivoluzionava nulla, eppure era dannatamente divertente. Poi lo scettro è passato al videogioco ufficiale di World War Z, anche qui altro titolo che negli anni è stato fortemente sostenuto e che mi ha tenuto compagnia per interi giorni durante il periodo pandemico “io resto a casa”. Tu resti a casa, io falcio centinaia e centinaia di zombie con gli amici, ottimo.
Poi è arrivato John Carpenter‘s Toxic Commando e nulla, cambiano di nuovo tutte le priorità e che sia chiaro: Toxic Commando non reinventa la ruota, ma santa miseria quanto è divertente.
Il matrimonio tra John Carpenter e i videogiochi

Forse non lo sapete ma John Carpenter è un assiduo videogiocatore. Un po’ ce lo vedo il povero John che ormai nessuno gli fa fare nulla (o magari è lui che vuole godersi la vecchiaia, d’altronde non deve più dimostrare nulla) e quindi passa le sue giornata ad ammazzarsi di videogiochi. Assolutamente.
Fatevi un giro nei suoi social, ogni tanto è lì che regala opinioni a giochi che ha appena provato, ultime uscite, o mentre si adopera a sfoltire il backlog. Poi ogni tanto torna musicalmente in sala, componendo la colonna sonora di qualche film, come l’ultima trilogia revival di Halloween. Probabilmente al buon John saranno passate di mente tante idee, tra cui una: perché non tentare di coniugare le due cose che al momento sono al centro del mio universo, quali videogiochi e musica?
Ora, se sia andata davvero così, o che Focus gli abbia suonato alla porta e chiesto se voleva mettere nome, sceneggiatura e colonna sonora per un videogioco, non ci è dato sapere, ma al netto di questo, adesso il prodotto finale è tra le nostre mani e ci chiede di essere giocato, di scegliere uno dei quattro membri di questo improbabile Toxic Commando e accettare un incarico di recupero di un oggetto in particolare.
Poi capita che durante questa missione di recupero veniamo a contatto con una melma oscura, manifestazione di una sorta di divinità nascosta al centro della Terra e che un gruppo di trivellatori ha deciso di risvegliare da un lungo sonno, dunque per punizione ecco iniziare la terraformazione a partire da questo blob e tramutare gli umani in zombie e mostruosità affini. Ah, se non bastasse il commando è stato infettato e pronto a trasformarsi, ma il committente dell’operazione li salva e gli applica un particolare giubbotto che ferma l’avanzata del virus. Possono sempre salvarsi sì, ma devono completare la missione e sconfiggere tutte le creature. Premesse ottime per un prodotto con pochissime regole: uccidi o verrai ucciso.
Una vera orda di creature

Siamo stati in parte abituati a falciare orde di zombie: Days Gone prima, il già citato World War Z dopo e John Carpenter’s Toxic Commando non è da meno. Ad entrare in partita ci vogliono pochissimi minuti. Armi in braccio, con mappatura dei comandi già consapevole per gli FPS co-op. Seguiamo l’obiettivo, poi arrivano orde di zombie. Da lì è tutto uno scaricare proiettili su ogni cosa che si muova.
Aggiunta che ho particolarmente gradito, essendo comunque delle partite che si portano a compimento con una squadra di quattro, anche in assenza di amici, in aiuto arriveranno i bot, ma per gli spostamenti veloci avremo a disposizione un mezzo, ben potenziato ed armato, con cui farci strada nelle molteplici occasioni in cui ci troveremo la strada sbarrata tanto da ostacoli, che possiamo eliminare con un arpione, quanto da fiumi di zombie. In tal senso è bene risparmiare proiettili per lasciare che siano le quattro ruote motrici a fare una strage di corpi e sangue.
E dov’è John Carpenter?

Ora, non che ci saremmo mai aspettato un tessuto narrativo estremamente votato a una drammaturgia sfaccettata, ma alla fine dei conti, quella di Carpenter più che una sceneggiatura, è un mega soggettone a cui è stato costruito attorno un videogioco preso con i classici stilemi da FPS co-op. Questo non è assolutamente un male, anzi, per quello che fa, Toxic Commando è estremamente solido nella sua grammatica di gioco, divertentissimo e frenetico.
È quel tipo di esperienza che non vuole portare troppo il videogiocatore a perdersi dietro alcune build (queste ci sono seguendo alcuni archetipi, che comunque sia si possono ibridare), bensì dare sfogo all’istinto di iniettarsi nelle vene adrenalina senza vere conseguenze per gli obiettivi di gioco.
C’è poi tutta la parte musicata e lì Carpenter si diverte rielaborando sample già sentiti e suonati da lui stesso. In qualche modo, ed è un bene affrontare anche questo punto, chiedere oltre da un progetto del genere, sarebbe proprio irrispettoso nei confronti dei nomi coinvolti, perché qui Carpenter è un veicolo per un gioco che abbiamo provato in altre salse e modalità.
Toxic Commando è la voglia di firmare un titolo per rimarcare la stessa libertà con cui oggi – probabilmente – Carpenter si approccia ai videogiochi e che noi abbiamo dimenticato: puro divertimento, estremamente cazzone, con personaggi poco memorabili che fanno del carisma l’ingrediente principale. Insomma, una roba che sembra uscita da un film di fine anni ’80: ecco perché Toxic Commando risulta così divertente.



