Parlare di Roboute Guilliman sembra facile. Si potrebbe definire il figlio perfetto, con la legione perfetta, preciso, ordinato, abile statista. E molti si fermano a questo. All’idea del Boy Scout che tutti i meme fanno passare. “L’uomo Excel” come viene definito. Ma se solo si approfondisse la sua figura verrebbe fuori un semidio complesso, tridimensionale, fatto di sentimenti contrastanti che si celano sotto l’algido sguardo ceruleo come la volta di un cielo che nasconde la sua anima.
E c’è tanto, dietro l’apparenza. Nell’articolo che segue potrebbero seguire spoiler.
L’anomalia di un’infanzia serena

A differenza di molti suoi fratelli Primarchi, cresciuti in mondi ostili o barbari, Guilliman atterrò su Macragge, un mondo civilizzato nel regno di Ultramar . Adottato dal Console Konor Guilliman, ricevette un’educazione basata sulla filosofia, la storia e l’arte della guerra, materia nella quale eccelleva particolarmente. Questa formazione ha plasmato la sua dottrina: la guerra non è un fine, ma un mezzo per stabilire l’ordine e la prosperità.
Sotto la sua guida, il regno di Ultramar divenne un modello di efficienza e giustizia, un “mini-impero” che brillò come un faro di stabilità.
Ma non ebbe solo la fortuna di essere cresciuto come un principe in un mondo che lo ha accolto come tale. Roboute è l’unico che può dire di aver avuto una mamma. Tarasha Euten è stata colei che ha incarnato ciò che forse più di tutto è mancato agli altri Primarchi: una figura materna. Roboute è teneramente legato a lei e il loro rapporto è foriero di momenti molto umani e dolci tra di loro.
A riprova che Roboute Guilliman non è solo lo statista dedito all’arte dell’organizzazione. C’è molto di più nel suo animo.
Il Peso della colpa

Roboute Guilliman è a capo della legione più numerosa di Space Marine (ndr: oltre che posterboy per eccellenza), per questo motivo Horus cercherà di tenerlo il più lontano possibile durante l’Eresia di Horus. Lo attaccherà a sorpresa su Calth, nel regno di Ultramar ed eviterà soprattutto che arrivi in tempo per lo scontro finale innescando una potentissima tempesta nel Warp.
Roboute infatti giungerà quando è troppo tardi. Sanguinius è morto, Horus anche e l’Imperatore è in quello stato di semimorte in cui impareremo a conoscerlo nel 41esimo millennio. Con questo peso sulla coscienza commette un errore che gli sarà, quasi, fatale: mettendo da parte ogni razionalità statistica che lo avrebbe tenuto ad organizzare l’attacco, si lancia all’inseguimento di Fulgrim, ha un duello con il fratello ora principe demoniaco e viene quasi ucciso.
Rimarrà in stasi per diecimila anni fino a quando grazie all’aiuto combinato di Yvraine degli Ynnari e delle tecnologie del Mechanicus, verrà risvegliato.
Ma deve presto scontrarsi con la realtà: del sogno di suo padre non era rimasto più niente. L’Imperium era ben lontano da ciò che si era prospettato, con l’Imperatore adorato come un Dio, fede cieca, oscurantismo, paura. Deve così fare i conti con un’altra colpa: quella di essere morto. Se non avesse affrontato Fulgrim mosso dal desiderio di vendetta avrebbe potuto prendere in mano le redini dell’Imperium e guidarlo sotto l’egida della ragione.
Il Figlio perfetto, ma mai abbastanza

Roboute Guilliman viene sempre considerato perfetto. Sicuramente è la personalità più equilibrata, soprattutto se messo a confronto con alcuni dei suoi fratelli. Ma questo lo rende oggetto di odio, scherno. Quando si troverà faccia a faccia con Angron, in uno dei momenti più intensi dell’Eresia di Horus, il Primarca dei Divoratori di Mondi gli sputerà con odio il risentimento nei confronti dell’unico che ha avuto il privilegio di nascere su un mondo che non l’ha condannato.
Cosa ne sai tu della lotta, Figlio Perfetto? Eh? Quando hai lottato contro la mutilazione della tua mente? Quand’è che hai dovuto fare qualcosa di più che registrare le adempienze e lucidare la tua armatura?’
“Infantile”, sospirò Guilliman, indicando la città in fiamme e morente. «Si tratta davvero di questo?» Così pietosamente infantile.»
‘Infantile? Le persone del tuo mondo ti hanno chiamato Grande. La mia gente mi chiamava Schiavo.’ Angron si avvicinò, con le spade a catena che giravano più forte. “Chi di noi è atterrato in un paradiso di civiltà per essere allevato da un padre adottivo, Roboute? A quale di essi furono affidati gli eserciti da guidare dopo l’addestramento nelle sale dei cavalieri macraggiani? Chi di noi ha ereditato un regno forte e colto?’
Angron spruzzò sputo sanguinante mentre schiumava le parole. «E chi di noi ha dovuto insorgere contro un regno dove non c’era altro che un’orda di schiavi affamati? Chi di noi era un bambino schiavo in un mondo di mostri, con il cervello tagliato da coltelli da intaglio?’
Eppure, nonostante sia il figlio perfetto, l’Imperatore stesso non lo esalta come meriterebbe. Il titolo onorifico di Signore della Guerra va ad Horus Lupercal, non a lui. Fulgrim, nel tentativo di farlo cedere per condurlo al Chaos, gli ricorderà di tutte le quelle volte in cui il padre ha preferito altri a lui. Come se la bravura e la stabilità di Guilliman fosse un dato di fatto e non meritasse altro merito.
Ma Roboute non cede mai. Rimane saldo e fedele a se stesso e gli ideali che da sempre protegge. Anche se chiedersi “Sarebbe stato lo stesso, se fosse stato lui a diventare il Signore della Guerra?” ha una risposta che con il senno di poi fa male.
La solitudine del Primarca

Roboute Guilliman è sempre stato diverso dagli altri fratelli. Ma ora, nel 41esimo millennio, deve fare i conti con una solitudine più profonda. Proprio lui deve farsi carico di un Imperium in rovina, tra gli sguardi corrucciati degli Inquisitori e la consapevolezza che c’è davvero tanto da fare per restaurare le rovine.
Perché sono ancora vivo? Cos’altro volete da me? Ho dato tutto quello che avevo a voi, a loro. Guardate cosa hanno fatto del nostro sogno. Questa carcassa gonfia e putrida di un impero non è guidata dalla ragione e dalla speranza, ma dalla paura, dall’odio e dall’ignoranza. Sarebbe stato meglio se fossimo bruciati tutti nel fuoco dell’ambizione di Horus piuttosto che vivere per vedere questo.
Anche se le cose stanno per cambiare.
Stiamo infatti attendendo con trepidante attesa l’incontro con Lion El’Johnson, Primarca dei Dark Angels. Tornato anche lui e costretto anche lui a fare i conti con un mondo che non conosce più, potrebbe essere l’occasione per appianare le proprie divergenze e, da bravi fratelli, regalarci un momento di forte carica emotiva.
Il Leone stesso nel suo romanzo , nonostante all’inizio provi rabbia nei confronti di Roboute tanto da arrivare a dire che sarebbe stato meglio se fosse morto lui, invece di Sanguinius, alla fine quando scopre che il Primarca degli Ultramarines è ancora vivo si lascia andare ad un pensiero commosso rendendosi conto di non essere più solo.
Saranno queste due solitudini colmate, si spera, a regalare nuova speranza all’Imperium?
Ad ogni modo date speranza a Roboute Guilliman. Quando supererete l’apparente perfezione scoprirete forse il più umano tra i Primarchi. Un semidio che sbaglia, commette errori, cerca di porvi rimedio. Colui che ha il peso dell’Imperium sulle spalle e un universo di emozioni, dentro.
