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Non tutti i mostri sono creature maledette, alcuni scelgono di essere tali per distaccarsi da ciò che percepiscono come la massa comune. Come ci hanno raccontato i volumi dello Universal Monsters di Skybound, pubblicati da saldaPress, l’infelice condizione di questi esseri è derivante da scelte altrui – come in Frankenstein – a derive evolutive o maledizioni mistiche. Ma se qualcuno decidesse scientemente di trasformarsi in uno di questi mostri? Interrogativo che trova risposta in L’uomo Invisibile, nuovo volume della saga che vede il ritorno come scrittore di James Tynion IV.

Già autore del volume d’apertura della serie – Dracula – Tynion ha tra le mani il più intrigante e atipico dei mostri di Universal. L’invisibilità torna spesso nella narrativa come potere dalla mille potenzialità, trattato per lo più come dono positivo – basti vedere i Fantastici Quattro – ma è uno dei poteri che più si presta ad un utilizzo tutt’altro che nobile. Nei comics la figura di Jack Griffin ha già avuto modo di mostrare la propria nefandezza in La Lega degli Straordinari Gentlemen, ma la visione che ne offre Tynion è ancora più graffiante.

L’Uomo Invisibile in piena vista

L'uomo Invisibile
L’uomo Invisibile -© Skybound/Image

Nella Londra di fine ‘800, Jack Griffin è un promettente chimico che lavora nel ramo della conservazione alimentare, presso l’azienda del padre della sua fidanzata. Un ambiente in cui Griffin non si sente sufficientemente apprezzato, si sente quasi invisibile rispetto al più altezzoso e tracotante collega di lavoro, Kemp.

Anche nella vita privata, il suo approccio passivo all’esistenza lo emargina, condizione che vive come una necessità, con scarsa preoccupazione ritenendo il resto dell’umanità una massa informe e priva di un vero valore.  Un crescente odio verso i suoi simili che avvelena l’anima di Griffin, che inizia a percepire il suo passare inosservato come un punto di forza

“Essere visti significa essere vulnerabili. Essere deboli.”

A dare una sferzata alla sua vita è la scoperta di un effetto collaterale della monocaina, sostanza utilizzata in laboratorio durante i suoi esperimenti, che consente, con i giusti dosaggi, di diventare invisibili. Per Griffin, questo risvolto miracoloso diventa la scintilla di un’ossessione, che lo imprigiona in una spirale impazzita di esperimenti sempre più sfrenati, echi della sua anima velenosa che vede in questo portentoso ritrovato il modo per sublimare il suo desiderio di potere.

Diviso tra il desiderio di riconoscimento per il suo genio e il profondo odio verso coloro che sembrano ostinarsi nel non tributargli il giusto rispetto, Griffin si lascia travolgere da questo malessere, inasprendo le sue psicosi e abbandonando ogni freno inibitore, sperimentando la sua miscela miracolosa senza alcuna remora. Sino al tragico epilogo, che gli dona la tanto agognata invisibilità, al prezzo della sua umanità.

Essere invisibili è una scelta?

L'uomo Invisibile
L’uomo Invisibile -© Skybound/Image

L’uomo Invisibile si discosta dalla tradizione della serie degli Universal Monster. L’orrore di queste creature è legato sin troppo spesso al loro aspetto, tratto che li separa immediatamente dal consesso civile. In alcuni casi vorrebbero sparire ed essere invisibili, oppure poter rimanere nell’anonimato della loro condizione. La loro speranza è di trovare una dimensione personale in cui ci sia un punto di contatto con l’umanità, poterne fare parte senza nascondersi, ma venendo accettati per il proprio aspetto, compresi.

Griffin invece è da sempre una figura dissonante in questo serraglio di freak. La sua stessa genesi si distacca dal concetto di mostruoso come violazione di leggi naturali, ma si rivolge alla scienza – alla weird science, se vogliamo – per interpretare il concetto di perdita dell’individuo in una società massificata, minacciata dalla modernità, salvo venire poi recuperata in tempi moderni per trasformarlo nell’incarnazione di un anonimato pericoloso, un’impunità che consente di liberare istinti ignobili.

Tynion IV sceglie quest’ultima visione, affidandosi per l’estetica a Dani, che omaggia l’estetica del cult di Whale del 1933, senza esserne una riscrittura quanto più un approfondimento, rendendo Griffin ancor più centrali rispetto all’originale- Se nella pellicola di Whale era l’esperimento per ottenere l’invisibilità a spingere Griffinverso la follia, nella reinterpretazione di Tynion è l’ego maniaco dell’instabile chimico a mettere in moto il tutto, con l’invisibilità che si limita a liberar l’oscurità da sempre presente nell’animo di Griffin.

Una precisa identificazione narrativa, che rende Griffin un personaggio per cui non si riesce a provare pena o empatia. La sua ostinata sensazione di superiorità, la freddezza con cui si relazione col resto del mondo e il suo desiderio di esser testimone invisibile sono elementi che lo rendono respingente, per quanto affascinante.

Memorie dell’invisibile

Personaggio complesso, con una natura stratificata che richiese un’altrettanta convoluta interpretazione visiva. DaNi ricerca suggestioni dal tocco noir, intrecciandole a vene espressioniste per trasmettere il ruvido vissuto del personaggio, la sua forzata necessità di interazione con un mondo che detesta. L’espressione del volto di Griffin è una raccolta di disprezzo, delirio e slanci ferali, che si sposano alla perfezione con i toni acidi e sprezzanti delle didascalie che racchiudono il flusso di coscienza del chimico.

Si percepisce questo ruvido vissuto umano grazie al tocco di DaNi, che lavora sontuosamente sui neri e i toni cupi, creando spazi di vuoto che si sposano con la caratterizzazione umorale del protagonista, che risulta visibile proprio in virtù della sua assenza, come una deformazione dello spazio. Un lavoro certosino, sostenuto da una ricerca di atmosfere vicine ai comics horror degli anni 60-70, valorizzata da una colorazione livida, dai toni grigiastri, che richiamo sia al cinema anni ’30 che allo spirito oscuro di Griffin

Mostro o uomo smascherato?

L'uomo Invisibile
L’uomo Invisibile -© Skybound/Image

L’uomo Invisibile è uno dei capitoli più intriganti dello Universal Monster fumettistico, soprattutto sul piano narrativo. Tynion è nome noto, e sa come destreggiarsi nella narrazione orrorifica – basta pensare a The Nice House on the Lake – e cimentarsi con personaggi di questa caratura, come dimostrato anche con Dracula, si rivela un incentivo per rielaborare cult immortali presentandoli sotto una diversa luce, ancora più lucida e umana.

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Classe '81, da sempre appassionato di pop culture, con particolare passione per il mondo dei comics e la fantascienza. Dal 2015 condivide queste sue passioni collaborando con diverse testate, online e cartacee. Entra nella squadra di ScreenWorld come responsabile dell'area editoria con una precisa idea: raccontare il mondo del fumetto da una nuova prospettiva