Diciamoci la verità: Grace Ashcroft è un personaggio ben scritto e delineato all’interno della narrazione di Resident Evil Requiem, ma a rubare la scena è decisamente quel gran pezzo di manzo di Leon Scott Kennedy e questa attenzione non è data tanto dalla nostalgia o dall’esperienza, bensì da quello che Leon, più di Chris Redfield, ha rappresentato nella naturale evoluzione del franchise di Resident Evil.
La prima volta che vediamo Leon è un giovanissimo cadetto di appena 21 anni, che si ritrova catapultato suo malgrado, e senza preparazione, nell’inferno di Raccoon City. Da lì, quello che è stato un semplice superstite, diventa qualcosa di più, un agente operativo e attivo nella guerra contro la Umbrella in prima battuta, per poi seguire tutte le conseguenze della guerra al bio-terrorismo.
E che sia chiaro a tutti: Leon si è potuto salvare dagli orrori di Raccoon City, grazie ad una sbronza colossale.
Il cadetto Leon, apripista di Resident Evil 2

Leon Kennedy è pronto a trasferirsi a Raccoon City per il suo primo giorno di lavoro presso la centrale di polizia, ma la sua fidanzata non prende bene il trasferimento: discutono, litigano, si lasciano, lei non lo vuole seguire nel trasferimento. Il giovane agente prende malissimo questa rottura e durante il viaggio si ferma in un motel e decide di bere fino a crollare.
In pieno ritardo e passata la sbornia si rimette subito in marcia, ma al suo arrivo a Raccoon City, la trova deserta. L’orrore ha inizio.
Questo era l’originale background di Leon, rivisto totalmente in occasione dell’uscita del remake di Resident Evil 2, giusto per rendere il personaggio più retto e ligio alla sua morale da uomo di giustizia e ordine, con il cadetto che semplicemente si reca a Raccoon City perché nota che la sua chiamata per prendere servizio tarda ad arrivare, dunque la curiosità lo porta recarsi in piena notte a Raccoon City per chiedere di persona. La curiosità, questa volta, ha portato virus, cani zombie, leccatori, Tyrant e una fuga rocambolesca da una città ormai perduta e oscuri laboratori segreti.
La piena consapevolezza

Leon, assieme a Claire, l’altra protagonista di Resident Evil 2, hanno sempre fatto più presa sul pubblico, questo perché i protagonisti del primo Resident Evil, Jill Valentine e Chris Redfield, pur vivendo lo stesso incubo, sono comunque agenti di polizia facente parte del reparto speciale STARS, dunque agenti capaci, addestrati, pronti a tutto. Leon, per quanto poliziotto, è un cadetto di 21 anni al suo primissimo giorno di servizio. Claire Redfield, invece è un civile, senza addestramento o altri connotati militari da mostrare sul campo. Si muovono con il semplicistico istinto della sopravvivenza, cosa che li ha sempre di più vicini al videogiocatore.
Passano i capitoli e la storia di Raccoon City si chiude, almeno apparentemente, e cosa succede a Leon, superstite che ha scoperto la storia dietro i rapporti tra l’Umbrella e il governo? Persona scomoda, l’unica cosa che può fare è quella di diventare un agente governativo, addestrato e messo in prima linea a combattere il nascente bio-terrorismo, e tra queste missioni, arriva anche quella del salvataggio della figlia del Presidente degli Stati Uniti, rapita da un sinistro culto in una parte remota della Spagna.
Quello che precede Resident Evil 4 è la voglia di una rivoluzione totale. Shinji Mikami, creatore di Resident Evil, con la piena ispirazione tanto da Alone in The Dark e con in testa Sweet Home, titolo horror uscito nel 1989 per NES, decide di tornare in cabina di regia proprio con il quarto capitolo ufficiale del franchise.
Il game director decide di cambiare tono e registro. È consapevole che il franchise, per sopravvivere nel tempo, deve mutare e evolvere, e se con il primo Resident Evil Mikami ha dato il via ad una nuova visione dei survival horror, con Resident Evil 4 getta le basi per una rivoluzione tecnica e narrativa che fa scuola, ancora oggi, a gran parte dei videogiochi usciti negli ultimi anni.
Camera alle spalle del protagonista e di nuovo vediamo un Leon maturo, consapevole delle sue abilità sul campo, sempre dalla battuta pronta, un ibrido dal carisma di John McLane e la pericolosità di Rambo. Leon affronta la sua nuova avventura con un piglio decisamente diverso: i fatti di Raccoon City hanno cambiato i conflitti nel mondo e la sperimentazione con varianti del Virus T hanno portato a conflitti decisamente particolari, qualcosa che un semplice agente speciale non saprebbe affrontare. Per Leon però è diverso: lui ha visto e vissuto l’orrore, cosa che lo ha segnato nella memoria e sulla pelle. Questo gli ha dato modo di costruire uno scudo che applica sulla sua pelle già dura e affrontare con sfrontatezza e carisma questa nuova generazione di bio-terroristi. Non diciamo nulla di strano nel ritenere Resident Evil 4, ancora oggi, un grandissimo capolavoro.
Ma Resident Evil 6 e i rispettivi film realizzati che lo hanno visto protagonista, hanno cominciato a mostrare le crepe: Leon è pur sempre umano e mentre gli anni avanzato, si fa strada l’idea che forse, queste continue battaglie, non porteranno mai a nulla di concreto. Ad una minaccia spenta, se ne accenderà un’altra altrove a cui dovrà rispondere, ma Leon non è più giovane come prima, e alla battuta, comincia a palesarsi la stanchezza, l’incubo che forse il mondo non si libererà mai più dell’incubo dei bio-terroristi.
Il corpo martoriato su Resident Evil 9

La prima volta che prendete i panni di Leon in Resident Evil 9 fate caso al suo corpo: il passo è lento e pesante, quasi sembra il Robocop di Paul Verhoeven, con la sua camminata lenta, decisa, che preannuncia timore agli occhi dei delinquenti. Leon cammina adagio, il segno di una malattia sul collo e la mano, le rughe sul viso, la schiena ricurva.
Non siamo solo felici di rivedere il nostro beniamo alla guida di una Porsche Cayenne Turbo GT (va detto che combattere i mostri porta molto guadagno nel mondo di Resident Evil), ma assistiamo a una narrazione che si adopera solo con il corpo del protagonista.
Quello di Resident Evil 9 è un Leon generalmente stanco, che non teme più nulla, mentre la maledizione di Raccoon City lo segue ogni giorno della sua vita. In qualche modo, questo Leon cinquantenne rispecchia e accoglie i fan del franchise che sono cresciuti con lui capitolo dopo capitolo, con quelle che sono a tutti gli effetti le conseguenze dei fatti di Raccoon City. Rimanere fermi lì, in quella cittadina e quelle storia, non avrebbe mai portato il franchise oggi al suo nono capitolo ufficiale, assieme le decine di progetti spin-off.
Sotto la superficie, c’è sempre stata una narrazione decisamente interessante, che ha accompagnato Resident Evil negli anni e la stessa cura ed evoluzione che hanno avuto i suoi protagonisti, cono le testimonianza virtuali di questi eventi. Per quanto lento, invecchiato, ricurvo e stanco, Leon è parte di questa storia, ne ha lasciato un segno e quel corpo così martoriato, ma ancora capace di fare una strage di zombie, è lì a ricordarcelo e tra i tanti pregi che ha Resident Evil 9, sicuramente c’è anche questo, narrare senza parlare, ma lasciando che siano i pochi gesti e lo sguardo di uomo che da più di trent’anni sta combattendo sempre lo stesso nemico e ora, la stanchezza, comincia a palesarsi nei suoi occhi.
Anche per questo motivo, stiamo amando moltissimo Resident Evil 9 Requiem.


