X

Ci sono esperienze che riescono a farci sentire al sicuro anche in mezzo al caos. Pacific Drive punta proprio su questa sensazione: un piccolo spazio, una vecchia station wagon, e la percezione che, chiusi dentro quell’abitacolo, nulla possa toccarci davvero.

Dunque mentre fuori dal finestrino esplode la fine del mondo, con luci, ombre, zone radioattive, misteri e la piccola radio dell’auto gracchia rumori incomprensibili e qualcuno cerca anche di contattarci, chiuderci dentro e aspettare la fine del cataclisma non è la cosa migliore, giacché questo viaggio deve essere accompagnato su quattro ruote motrici e tanta pazienza.

Pacific Drive, tra immersione ed esperienza intima

Una sequenza di Pacific Drive
Una sequenza di Pacific Drive

Il gioco ci catapulta in una zona contaminata da radiazioni e fenomeni anomali. La nostra unica compagna è un’auto malridotta, che diventa presto il centro dell’esperienza. Il garage è il nostro rifugio operativo, dove impariamo a riparare, personalizzare e potenziare la vettura: dalle portiere alle luci, fino all’aggiunta di componenti tecnologiche degne della Ecto-1 dei Ghostbusters o della DeLorean di Ritorno al Futuro. Questa cura quasi maniacale del mezzo è ciò che rende Pacific Drive affascinante: ogni vite stretta e ogni pannello sostituito danno un senso di appartenenza e controllo.

Ma se l’idea è brillante, la realizzazione fatica a mantenere lo stesso ritmo. Superata la fase di stupore iniziale, il gioco si riduce a una serie di spostamenti da un punto all’altro, tra tempeste radioattive e anomalie. Il fascino dell’immersione — con i rumori ovattati e la sicurezza del proprio abitacolo — si scontra con una struttura ripetitiva e priva di veri momenti di svolta.

L’atmosfera resta però impeccabile: pioggia battente, vento e vegetazione creano un mondo vivo e inquietante, supportato da un comparto audio di grande impatto. Ogni tappa, ogni sosta per fare rifornimento o sostituire una gomma è un piccolo rituale di sopravvivenza. Tuttavia, il gioco resta intrappolato nella sua stessa idea: un’esperienza affascinante, ma confinata, che brilla di luce propria senza mai esplodere davvero.

E con Whispers in the Woods?

Una sequenza di Pacific Drive
Una sequenza di Pacific Drive

Da poco è uscito anche un DLC per questa avventura che, raccolti tutti gli strumenti di analisi, alcune nuove aggiunte per l’automobile come la classica nuova zona di esplorazione, ha lasciato più dubbi che certezze. Questo perché l’avventura di Pacific Drive era dannatamente bella proprio nella sua dimensione intima. In un eccesso di immersione nel pacchetto ludico presentato, il semplice fermarsi in un’officina, ripararsi nella piccola struttura e guardare fuori in attesa di finire i lavori sull’auto, regalava – come già scritto – delle emozioni decisamente particolari.

Ecco dunque che come nelle più classiche delle occasioni, il viaggio diventata il cuore centrale dell’esperienza, anche più del suo obiettivo finale. Whispers in the Woods invece vuole raccontare altro. Ci mette dentro una nuova zona contaminata, un Culto, altri messaggi radio e la voglia di esplorare una lore che risulta sicuramente interessante, ma che sacrifica parte di quella bellezza intima del gioco base.

Questo DLC è una piacevole aggiunta, nulla dire contro, ma si respira quella sensazione si estraneità al materiale originale, qualcosa per cui nelle sue circa 10 ore di durata, non fa altro che reiterare la stessa formula, con alcune modifiche in più per l’auto, come rispettive risorse, ma alla fine siamo consapevoli di aver già saggiato tutto. E alla fine va benissimo così,

Condividi.

Classe 1989. Gabriele Barducci scrive di Cinema e serie tv. Dal 2022 è responsabile dell'area videogiochi di ScreenWorld. Comincia a scrivere di Cinema e serie tv nel 2012 accompagnando gli studi in Scienze della Comunicazione presso l'università di Roma La Sapienza. Nel 2016 entra nella redazione di The Games Machine occupandosi anche di videogiochi, mentre dal 2017 è nello staff della rivista di cinema Nocturno.