Non ci sono umani nelle storie Disney. Persino nelle parodie più amate, anche quando ci sono ospitate eccellenti, tutto viene ricondotto al canone disneyano, con fisionomie che siano compatibili con paperi e topi. Regola non scritta che ha consentito di avere Topalbano o Vincenzo Paperica, ma che sembra tenere ben lontani personaggi effettivamente umani, una legge che viene però infranta con Dragon Lords, saga disneyana in cui finalmente i paperi Disney incontrano degli umani.
Serviva una storia fantasy per dare vita a questo ribaltamento narrativo. Diverse saghe fantastiche disneyano hanno immaginato di viaggiare in altri mondi – da Donald Quest alla Trilogia della Spada di Ghiaccio sino a Ducktopia – ma anche in questi casi, umani non pervenuti. Dragon Lords è il primo esempio in cui – sempre all’interno del canone disneyano – nelle tavole della storia al fianco dei paperi compaiono altre creature, come umani e orchi, o meglio i Morg.
Dragon Lords, dal pic-nic alla guerra

La famiglia è un terreno minato per Paperino. Intenzionato a rinsaldare i rapporti con zio Paperone e i nipotini, lo sfortunato papero si affida a un manuale familiare, in cui sono spiegati metodi infallibili per avere una famiglia felice. Tra cui, organizzare un pic-nic, idea che stuzzica Paperino che ne pianifica immediatamente uno, per la felicità della famiglia. O almeno così spera, salvo scoprire che in realtà ognuno ha piani alternativi che cerca di attuare sfuggendo alle sue buone intenzioni.
Ma nessuno si sarebbe aspettato di scampare all’idea di Paperino finendo in un altro mondo! E’ quanto succede quando si apre un portale magico da cui emergono due guerrieri umani, inseguiti da creature volanti sputafuoco, cavalcate da esseri mostruosi. Nemmeno il tempo di comprendere cosa stia accadendo, e i paperi sono catturati e portati in un’altra realtà, in cui vengono venduti come schiavi all’interno della fortezza dei Morg, gli spietati mostri che hanno appena conosciuto.
Inizia per i paperi un’avventura unica , in cui dovranno compiere scelte difficili e mettere a rischio le proprie convinzioni, imparando da questo evento come essere famiglia per scelta e non per costrizione.
Una grande premessa

Leggendo Dragon Lords, traspare immediatamente un maggior distacco dalla tradizione fantasy disneyana. Una peculiarità che era figlia della volontà di Cavazzano di cimentarsi con un linguaggio visivo più dinamico, sostenuto anche da una scrittura diverse delle trame. Aspettative che lo avevano avvicinato alla casa editrice danese Egmont, e a completare questa congiuntura creativa fu l’incontro nella sua Venezia con Byron Erikson, con cui aveva già collaborato in precedenza.
Da quella che sembrava un’idea nata durante un fortuito incontro, prese vita una saga fantasy che si muoveva su due linee apparentemente discordanti, per stessa ammissione di Cavazzano. La visione di Erickson, legata a una tradizione narrativa più matura, prevedeva un elemento drammatico solitamente escluso dalla produzione italiana.
Il mondo in cui vengono catapultati i paperi, infatti, non è scosso da una guerra solo per avere uno scenario avventuroso, ma le conseguenze di questa lotta si palesano anche in modo evidenti, come nella morte dei genitori del giovane Jute, con una memoria di un villaggio depredato e distrutto. Rispetto ad altre produzioni simili, il tono avventuroso viene sfumato con questa drammaticità, al punto che si arriva a un momento che fu tanto spartiacque narrativo quanto catarsi emotiva per i personaggi: la morte.
Tema lontano dalla dimensione leggera dei fumetti disneyani, ma che per Erickson avrebbe dovuto essere un passaggio fondamentale della sua storia. Di pensiero diverso era Cavazzano, che voleva evitare questo dolore ai lettori, arrivando ad un empasse protrattasi per mesi, risoltasi solo con la vittoria del disegnatore veneziano. Un’evidente spaccatura a cavallo di due capitoli della saga, in cui traspare, a un lettore attento, un’occasione mancata, poiché l’idea di Erickson avrebbe sicuramente colpito i lettori più giovani, ma nelle premesse pareva essere congeniata in modo da poter essere quasi formativa.
Due autori, una storia spezzata

Non solo questo momento evidenzia una mancanza di coraggio che avrebbe altrimenti reso Dragon Lords una saga fantasy disneyana da ricordare tra le migliori, ma è manifestazione di una disparità di intenti tra i due autori che si palesa in più momenti. Pur apprezzando il tono avventuroso, sono evidenti momenti in cui si percepisce un tono più coraggioso nell’affrontare temi adulti, che sembrano non trovare un degno sviluppo.
Un’occasiona mancata, soprattutto se si legge Dragon Lords in bianco e nero. Il lavoro di Cavazzano è, come di consueto, impeccabile, soprattutto in termini di caratterizzazione dell’ambientazione, con scorci urbani degni delle migliori saghe fantasy. La cura del maestro veneziano nel sviluppare il dinamismo di questo mondo si concretizza in scontri vivaci, con una sequenza muta di battaglia di grande pathos, culminante proprio del drammatico momento che ha diviso i due autori.
Sia chiaro, questa percepibile dissonanza tra Erickson e Cavazzano non trasforma Dragon Lords in una storia mediocre. Al contrario, siamo davanti a un fantasy disneyano divertente, ma con un retrogusto amaro di occasione mancata per fare quel passo che consente di fare il salto verso l’eccellenza.
Questa avventura familiare dei paperi è comunque portatrice di risate, emozioni e morali classiche, rendendola una lettura adatta ai diversi palati e differenti età, rendendo la recente edizione di Panini Disney un recupero adatto agli appassionati delle digressioni fantastiche disneyane



