X

Più ci si allontana dalla visione patinata del supereroe, più i Marvel Studios sembrano mostrare di aver ancora una forza narrativa da ammirare. Il grande schermo delude mentre il comparto seriale regala grandi soddisfazioni, come Daredevil: Born Again, recuperando in alcuni casi personaggi sfruttati precedentemente in altri lidi. Il Diavolo Custode ha guidato il ritorno degli urban heroes, come se i Marvel Studios avessero deciso di non guardare alle grandi imprese eroiche ma cercassero nuova linfa tra i marciapiedi, nel concreto quotidiano.

Un ambiente in cui una figura come Frank Castle è di casa. Il suo ritorno nella serie di Daredevil e l’attesa apparizione in Spider-Man: Brand New Day hanno riacceso l’interesse per il più complesso degli anti-eroi della Casa delle Idee. Tanto che l’uscita di Punisher: One Last Kill, la Marvel Special Presentation arrivata su Disney+ il 13 maggio, ha colto nel segno, catapultandoci in un momento focale dell’evoluzione di Frank Castle.

Punisher: One Last Kill, il braccio violento dell’MCU

THE PUNISHER: ONE LAST KILL
THE PUNISHER: ONE LAST KILL – © 2026 Marvel.

Special Presentation. Un nome che i Marvel Studios dovrebbero sfruttare più spesso, considerato che i precedenti titoli – Lycantropus e lo speciale natalizio dei Guardiani della Galassia – hanno mostrato come una storia ben scritta (racchiusa in un minutaggio contenuto) sia la formula perfetta per stupire. Per la prima storia solista del Punitore nel Marvel Cinematic Universe, tornare a questo concept è stata una scelta vincente.

Un mediometraggio in cui si esplora la disperazione di un uomo che ha perso tutto, compreso il motore della sua esistenza violenta, quella vendetta che lo ha portato a dichiarare guerra ai criminali, abbattuti senza pietà. Jon Bernthal torna nei panni di Castle – idealmente a cavallo delle due stagioni di Daredevil: Born Again – per dare al Punitore una caratura umana spiazzante. Non l’inarrestabile forza distruttrice che abbiamo visto in precedenza, ma un uomo distrutto, isolato dal mondo e visitato dai fantasmi dei suoi commilitoni, visioni amare che lo portano a realizzare una verità logorante: non ha più uno scopo per vivere.

Mentre la violenza dilaga intorno a lui, lasciandolo indifferente, Frank arriva al punto di non ritorno, pronto a raggiungere la sua famiglia. Almeno sino a quando la sua ultima punizione, lo sterminio della famiglia mafiosa dei Gnucci, presenta un amaro conto: l’unica sopravvissuta, Mà Gnucci, mette sulla sua testa una taglia, come vendetta. Assediato, con un bersaglio sulla schiena, Frank ha due scelte: accettare di essere ucciso o sopravvivere ed essere nuovamente il Punitore?

Castle Born Again

THE PUNISHER: ONE LAST KILL
THE PUNISHER: ONE LAST KILL – © 2026 Marvel.

Punisher: One Last Kill stupisce gli amanti dei comics, che riconoscono come ispirazione il ciclo di Garth Ennis, ricordato come un mix di ironia spiazzante e violenza decisamente creativa di cui la guerra con Mà Gnucci era uno dei cardini. Il passaggio al live action riduce questa visione a un motivo scatenante, concentrandosi maggiormente sul piano emotivo di Castle.

La prima parte della Special Presentation è focalizzata sull’anima spezzata di Castle, il suo esser privo di scopo e pronto ad accettare una fine definitiva. La presenza dei fantasmi del passato e i flashback della vita famigliare sono coltellate al cuore, mirate a costruire un’empatia con il sanguinario personaggio. Ricerca di un legame emotivo che persiste anche nel passaggio alla dimensione più action e sanguinaria: nel momento in cui sembra di assistere alla versione marveliana di The Raid, la macchina assassina nota come Punisher diventa inarrestabile, intento solamente a combattere per la propria sopravvivenza e trovando infine un nuovo scopo, in una sorta di catarsi emotiva che gli ricorda come la sua guerra non sia ancora finita.

Sul piano emotivo, Punisher: One Last Kill centra il bersaglio, grazie a un Bernthal sempre più nella parte. Struggente nella prima parte e spietato nella seconda, l’equilibrio emotivo di Frank Castle si basa sulla sua interpretazione, più muscolare che espressiva, capace di reggere l’intero film senza tentennamenti.

Il ritorno di Castle

THE PUNISHER: ONE LAST KILL
THE PUNISHER: ONE LAST KILL – © 2026 Marvel.

Non perfetto, sia chiaro, Punisher: One Last Kill si concede degli eccessi spesso dissonanti – davvero le strade newyorkesi sono così violente? – sempre nell’ottica di coinvolgere lo spettatore nel mondo di Castle. Un distacco visivo ed emotivo dal resto del franchise, con Castle che pare muoversi in un altro universo nonostante la serie si collochi cronologicamente tra le prime due stagioni di Daredevil: Born Again. Anche se, a onor del vero, per certe sfumature sembrano più fondamentali le serie dell’era Netflix.

Ciononostante, questa produzione riporta in auge nel Marvel Cinematic Universe gli urban heroes, figure che vivendo nella quotidianità delle zone più critiche di New York sanno che devono lottare, sguazzare nel fango e accettare questo ruolo. Non avremmo mai scommesso che su Disney+ avremmo potuto assistere a serie con un tale tasso di piombo, sangue e violenza, eppure la scelta di non edulcorare questi personaggi si è rivelata vincente.

Al punto che Punisher: One Last Kill sembra la origin story del Punitore nel Marvel Cinematic Universe, un ritorno alle origini del personaggio, un ribadire come sia impegnato in una crociata senza fine, ben oltre la vendetta personale. Anche l’MCU ha finalmente un Frank Castle degno di tal nome – e chi ha vissuto le grandi saghe fumettistiche si concederà un sorriso, accogliendo questo Castle come ci ha insegnato Ennis.

Bentornato, Frank!

Condividi.

Classe '81, da sempre appassionato di pop culture, con particolare passione per il mondo dei comics e la fantascienza. Dal 2015 condivide queste sue passioni collaborando con diverse testate, online e cartacee. Entra nella squadra di ScreenWorld come responsabile dell'area editoria con una precisa idea: raccontare il mondo del fumetto da una nuova prospettiva