Se si vuole colpire un’idea, bisogna attaccare le sue radici, scardinare le fondamenta per abbattere il concetto divenuto immagine, divenuto corpo. Sembra questa la missione di Scott Snyder nei confronti della sua America, una crociata personale che in modo più o meno evidente alza il velo sulla retorica dell’american way per dare una visione più netta e pulita degli States.

Undiscovered Country, saga sci-fi dove collabora con Soules e il nostro Camuncoli, ha consentito a Snyder di veicolare un messaggio più nitido, tramite il viaggio nella spirale verso il centro degli States, un ‘cuore’ idealizzato che dovrebbe essere il premio di questa odissa. Ma la vena critica di Snyder può andare ben oltre l’allegorico, può affidarsi a suggestioni differenti, radicate nell’immaginario collettivo come sublimazione dell’America. Come il western e l’horror, due generi che raccontano diversamente gli States, ma che nelle mani di Snyder diventano un tut’uno in Canary.

Gli incubi alla fine della pista in Canary

Canary
Canary – © Dark Horse

1891. La conquista del West è sempre più un ricordo, un momento storico che diventa leggenda e mito. A quei tempi, sono legati i racconti di uomini divenuti simboli di eroismo e coraggio, come Azrael William Holt, uomo di legge considerato uno dei migliori lawmen della Frontiera. Le sue gesta sono leggendarie, tanto da averlo reso protagonista di una serie di romanzi che esaltano le sue imprese e lo hanno reso uno dei nomi più conosciuti del West.

La gente idolatra Holt, sogna leggendo le sue avventure e spera di incontrarlo. Holt, al contrario, mal tollera questa fama, segnato da una vita violenta e caratterizzata dal vuoto lasciato dalla perdita della sua famiglia. Una ferita legata al suo maggior successo, la cattura del pericoloso serial kille Hyrum Tell. Dopo una lunga carriera, Holt vorrebbe finalmente appendere le fondine al chiodo, ma prima lo attende un ultimo incarico.

Una scia di strane morti lo costringe a tornare a Canary, cittadina sperduta dove aveva avuto la meglio su Tell. Luogo che Holt odia, per i ricordi spiacevoli ad esso legati, ma in cui è costretto a tornare per assistere Edward Edison, geologo incaricato di studiare le falde acquifere cittadine, per escludere agenti contaminanti che possano causare la follia che spinge uomini e donne a seminare morte e distruzione.

Costretto a seguire caso, Holt si trova a fare i conti con ricordi dolorosi e politici approfittatori, minacce irrilevanti rispetto a ciò che lo attende nelle miniere sotto Canary.

Morte della frontiera

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Canary – © Dark Horse

Snyder sceglie di ambientare Canary sul finire dell’epopea del west, sfruttando l’elemento orrorifico come allegoria di un periodo idealizzato ma raramente visto nella sua autenticità. Il mito della frontiera, dell’espansione a ovest è fondamentale per l’identità culturale americana, per la consacrazione del manifest destiny, ma è anche il peccato originale di una nazione.

La contrapposizione tra l’idealizzazione di Holt trasmessa al popolo dai romanzi che lo vedono protagonista e la sua dimensione reale è simbolo di questa demolizione del mito, della ricerca di una verità concreta e sporca che difficilmente emerge

“E’ buffo, Marshall. Lei non è così’ stronzo nei romanzi”

Snyder non tarda ad avvisare il lettore che si troverà davanti a una demolizione della mitologia della frontiera. Ambientare la storia nei giorni finale del Grande West consente a Snyder di far emergere una società che sta già adattando momenti sanguinosi a elementi fondanti di una società idilliaca. Un’immagine artificiosa e in itinere, rappresentata dai politici locali di Canary, preoccupati più a salvaguardare il nome della città che la salute dei suoi cittadini.

Ecco che la miniera, lo sfruttamento per eccellenza del west, diventa specchio di un’oscurità dell’anima violata, un non luogo in cui si perde la lucidità della propria esistenza, per far emergere la violenta natura dell’uomo. Snyder non si nasconde dietro la mitologia espansionista della frontiera, mostra apertamente le brutture di un uomo di legge come Holt, e le rende parte integrante della storia.

Canary, come demolire una mitologia

Canary
Canary – © Dark Horse

Contrariamente ad altri opere ibride di Snyder, come Night of the Ghoul, con Canary emerge una maggior vicinanza alla tradizione narrativa del genere dominante, il western. Nonostante la componente orrorifica, infatti, la trama segue un canovaccio sufficientemente prevedibile, mancando dei veri e propri colpi di scena.

Sensazione dovuta alla ricerca di una matrice emotiva radicata, fondata non sull’eroismo ma sulla scoperte di verità taciute, in cui l’eroe della frontiera viene infine smascherato come uomo comune, con una coscienza tormentata e in cerca di una via di fuga da un’esistenza di proiettili e sangue.

Al punto che Snyder priva di carisma il simbolo stesso con cui Holt è identificata, la bandana che indossa prima di ogni sparatoria:

“Ho iniziato a usarla solo perché l’odore della polvere da sparo mi fa lacrimare”

In Canary, i miti non hanno posto, vengono ricondotti alla dimensione umana. Un intento che Snyder rende legge, anche nell’uso dell’elemento horror. Spettacolare, sanguinoso e utilizzato al meglio, l’orrore è un riflesso delle ossessioni umane, della follia che ha animato un’espansione sanguinosa e folle.

L’orrore della frontiera

Canary
Canary – © Dark Horse

Forte di questa connotazione, Canary ci catapulta in un West sporco, decadente ma incapace di accettare la propria fine. Dan Panosian si fa interprete di questa società, ritrae un Western desolato, fatiscente, in cui i personaggi si muovono stancamente.

Al punto di non cercare slanci eroici nei volti dei personaggi o nelle loro movenze, Pistoleri, saloon, caverna tutto concorre alla costruzione di una realtà spezzata, enfatizzata da inquadrature che privilegiano i primi piani, supportati da colorazioni accese, in cui la cromia autunnale trasmette questo senso di fatiscenza, seppure spezzata da momenti con toni accesi.

Panosian eccelle tanto nella parte realistica quanto in quella orrorifica, anche se in quest’ultima sembra mostrare maggior slancio artistico. Un risultato possibile grazie a una profonda libertà della gabbia, che accoglie frangenti adrenalinici e altri più concettuali con la stessa, maniacale attenzione al dettaglio.

Le mille voci di Snyder

Canary -
Canary – © Dark Horse

Canary, edito in Italia da Star Comics nella collana Astra, riconferma la poliedricità di Snyder come autore. La sua visione artistica e la ricerca di una commistione di generi sono marchi di fabbrica che stanno emergendo negli ultimi anni, con un’attenta caratterizzazione di personaggi e situazioni.

Lontano dall’ambito supereroico, in cui è stato apprezzato giustamente, Snyder si concede qualche vezzo narrativo, gioca coi generi ma riesce sempre a preservare l’autenticità del suo racconto, ce si tratti di un western e o di una giovane donna in cerca di libertà come in Barnstormers.

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Classe '81, da sempre appassionato di pop culture, con particolare passione per il mondo dei comics e la fantascienza. Dal 2015 condivide queste sue passioni collaborando con diverse testate, online e cartacee. Entra nella squadra di ScreenWorld come responsabile dell'area editoria con una precisa idea: raccontare il mondo del fumetto da una nuova prospettiva