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Quella del nuovo Vendicatore Tossico è una storia curiosa. The Toxic Avenger, per chi non lo sapesse, è il titolo di una serie di film (ma anche una serie tv, dei fumetti e un musical teatrale) realizzati a basso budget e ad alto contenuto di violenza e scorrettezza tra il 1984 e il 2000. A produrli è la TROMA, studio specializzato in serie B, trash, goliardia, violenza e schifezze varie che per il suo spirito genuino e una certa vena sovversiva è divenuta di culto, conoscendo proprio con Toxie il suo massimo successo.

Oggi, è venuto il momento di dare una ripartenza contemporanea a quel successo.

Le peripezie del nuovo Toxie

A dire il vero, non proprio oggi, perché di un nuovo film della serie si parla dal 2010: si pensava a Schwarzenegger per un ruolo, ma non se n’è più fatto nulla fino al 2018, quando i fondatori della Troma (e autori dei precedenti film, Lloyd Kaufman e Michael Herz) hanno annunciato che Legendary Film aveva acquistato i diritti e che lo avrebbe diretto Macon Blair (regista di I Don’t Feel at Home in This World Anymore). Il film viene realizzato e viene presentato in anteprima nel 2023 in alcuni festival dedicati al genere (come il Fantastic Fest o il Sitges), ma poi nessuno vuole distribuirlo, non avendo più Troma un circuito distributivo autonomo grande abbastanza da poter far girare il film in maniera adeguata.

Anche perché The Toxic Avenger contemporaneo non è un B-Movie come i precedenti, almeno in senso economico: non ci sono cifre ufficiali, ma alcune analisi parlano di 30 milioni (contro i 500 mila dollari dei precedenti), quindi serve un’uscita diversa. All’inizio del 2025, quando il film rischiava di perdersi ed essere dimenticato, Cineverse (specializzata a sua volta nella distribuzione di film di genere, a basso budget) comunica di aver comprato i diritti di distribuzione del film, avvenuta il 29 agosto negli USA e ad Halloween da noi.

Uno splatter per famiglie

A dire il vero, quel budget potrebbe essere una delle cause della difficoltà di distribuzione e dell’insuccesso del film, che a oggi ha incassato poco più di 3 milioni. La storia è una rilettura dell’originale: c’è Winston (Peter Dinklage), un inserviente che lavora presso la losca compagnia farmaceutica BTH, che si prende cura del figlio (Jacob Tremblay) della compagna morta di cancro; quando anche lui viene colto dalla malattia, con pochi mesi di vita, chiede aiuto proprio alla compagnia per cui lavora, anzi direttamente al capo (Kevin Bacon), ma quello che ottiene è finire coinvolto in un regolamento di conti dell’azienda, gettato nei liquami tossici di scarto.

Ovviamente, Winston non muore: ne esce deformato e sfigurato, ma dotato di forza sovrumana e capacità di rigenerarsi. Comincia a cercare vendetta contro chi lo ha ridotto così, dando inizio a una vera e propria e propria carneficina. Torniamo al budget: il progetto originario voleva un film family-friendly, un po’ come la serie animata del ’91, ma è difficile farlo quando il tuo eroe strappa braccia e testa e altre parti del corpo. Blair, in ogni caso, è anche autore della sceneggiatura e scrive una storia che di fatto è un dramma familiare, uno strano rapporto tra padre e figlio, la lotta per riconoscersi e prendersi cura l’uno dell’altro, con tocchi lacrimevoli sebbene corretti da una certa ironia.

Ironia che però non è più uno sberleffo, perché di fronte a un investimento 60 volte superiore alla media, The Toxic Avenger non può più essere un prodotto sporco, cattivo, estremo seppure mai cinico (anzi, è sempre stato a suo modo sentimentale), volgarissimo nelle immagini e nelle parole, ma intelligente nello sguardo politico, spesso scomodo negli anni di Reagan. Il Vendicatore Tossico di oggi è un papà che strappa braccia e arti, estirpa un intestino passando dall’ingresso posteriore, ma lo fa per amore di figlio e per senso di giustizia.

Melassa e viscere

Non c’è ipocrisia in questo, anzi, visto che la produzione ha devoluto 5 milioni del suo budget di marketing per le spese mediche di chi non ha assicurazione sanitaria – una piaga statunitense di cui Winston è vittima. È però chiaro che cambia il gioco del film, rendendolo più comodo e facile: il Toxic Avenger di oggi è un film edulcorato nei toni e nelle posizioni, violento ma con il retrogusto ludico, in cui la melassa non arriva per contrasto, ma fa parte del gioco. Un esperimento in cui i buoni sentimenti vincono sempre senza dubbi, come dimostra il personaggio di Fritz (Elijah Wood, una specie di Pinguino in chiave Troma).

Anche le immagini sono ripulite, ben vestite e pettinate: il linguaggio filmico è più educato, non diremmo patinato, ma accettabile da una platea più ampia. Tutto questo cambia il senso dei film originali, li apre alle convenzioni, anche in campo splatter, specie se pensiamo che quasi tutto il lavoro di effetti speciali pratici, disgustosi e inventivi della saga è qui sostituito dalla CGI.

Sgombrato il campo dai paragoni e chiarite le regole del gioco, The Toxic Avenger è un film a cui si può voler bene, proprio per la tenerezza nascosta dietro il sangue e le membra, per quell’umorismo demenziale che è un marchio di fabbrica, per il ritmo e l’efficacia di realizzazione, per il gusto di vedere un gruppo nu-metal di sicari sconfitto al suono di Overkill dei Motorhead. E perché Dinklage, che nel costume di Toxie è controfigurato da Luisa Guerreiro, è perfetto con quegli occhi da cane bastonato che nascondono la furia, assecondato dai villain e dagli alleati, come la guerrigliera Taylour Paige. Magari non è molto (e probabilmente le promesse non sono mantenute), ma qualcuno si potrebbe anche accontentare.

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La rivista del Cinematografo e Il sussidiario, collabora con vari siti internet, quotidiani e riviste, cura programmi radiofonici, rassegne e festival cinematografici. Ha pubblicato saggi, in opere come Il cinema di Henri-Georges Clouzot (a cura di Stefano Giorgi, Il foglio) e Il cinema francese negli anni di Vichy (a cura di Simone Venturini, Mimesis), e monografie come Beautiful Freak. Le fiabe nere di Guillermo Del Toro, Blue Moon. Viaggio nella notte di Jim Jarmusch e Bigger Boat e Blinded by the Light dedicato a Steven Spielberg per Bakemono Lab. Dal 2016 è membro della Commissione di selezione della Mostra del Cinema di Venezia, dal 2019 è socio della Rete degli Spettatori con cui organizza rassegne cinematografiche e progetti culturali volti alla diffusione del cinema di qualità e indipendente, nelle sale, in streaming, nelle scuole.