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C’è un tipo di cinema che non urla, che non ti prende per mano e ti trascina verso una destinazione prestabilita. È quel cinema che ti chiede di fermarti, di rallentare il respiro, di guardare ciò che normalmente sfugge allo sguardo distratto della quotidianità. All the Lovers in the Night, il nuovo film di Yukiko Sode presentato nella sezione Un Certain Regard al Festival di Cannes 2026, appartiene a questa categoria rara: opere che scavano nell’invisibile, nel non detto, nelle zone d’ombra dell’esperienza umana.

Tratto dall’omonimo romanzo di Mieko Kawakami, il film arriva a Cannes in un momento simbolicamente significativo. Quest’anno il Giappone è il paese d’onore del Marché du Film, e la selezione di Sode assume così un doppio valore: celebrativo per il cinema nipponico, ma anche una prova di resistenza culturale. Come sottolinea la stessa regista, si tratta di verificare “fino a che punto il film possa raggiungere, oltre confini e culture“. Una sfida che parte da un presupposto coraggioso: raccontare l’interiorità attraverso il linguaggio universale del cinema d’autore.

Il romanzo di Kawakami si concentra su Fuyuko, una correttrice di bozze freelance la cui esistenza solitaria inizia a trasformarsi dopo l’incontro con Mitsutsuka, un insegnante di fisica. Una premessa apparentemente semplice, quasi minimalista, che nasconde in realtà una complessità narrativa notevole. Il vero protagonista del libro è infatti il flusso di coscienza di Fuyuko, il suo mondo interiore fatto di osservazioni minute, riflessioni esistenziali, percezioni sottili della realtà circostante.

Il cast diventa centrale in questo processo di resa visibile dell’invisibile. Yukino Kishii e Tadanobu Asano interpretano Fuyuko e Mitsutsuka, e la scelta non è casuale. Sode cercava attori che potessero incarnare “due persone ai margini del mondo, quasi invisibili, ignorate da tutti“. Il paradosso è evidente: chiedere a professionisti il cui mestiere è farsi vedere di recitare l’invisibilità. Eppure, secondo la regista, entrambi hanno risposto magnificamente, portando sullo schermo “una presenza che sembrava fossero nati per questi ruoli“.

Il ritmo del film riflette questa scelta estetica. Non si tratta di una storia d’amore convenzionale, con i suoi picchi emotivi prevedibili e la sua struttura rassicurante. Sode è consapevole che il suo approccio dividerà il pubblico: c’è chi penserà che “non succeda nulla” e chi invece percepirà che “qualcosa si sta sempre svelando“. La regista opta deliberatamente per dare spazio ai momenti in cui Mitsutsuka non c’è, alle ore della giornata in cui Fuyuko non pensa al suo amore. “Non sta pensando alla storia d’amore ventiquattro ore al giorno“, spiega Sode. “Dando più tempo ai momenti che non coinvolgono Mitsutsuka, ho sentito che potevamo trasmettere più chiaramente i sottili cambiamenti nella sua vita quotidiana“.

È un approccio che ribalta le convenzioni del genere romance. Invece di concentrarsi sui momenti di passione, sugli sguardi, sui dialoghi carichi di tensione erotica, il film sceglie di raccontare l’amore attraverso i suoi effetti collaterali: come cambia la percezione delle piccole cose, come si modifica il rapporto con gli spazi familiari, come persino il silenzio assume una qualità diversa quando nella propria vita è entrata un’altra persona.

All the Lovers in the Night di Yukiko Sode
All the Lovers in the Night di Yukiko Sode fonte: Bitters End

Per costruire questo mondo, Sode e il suo team hanno fatto ricorso a tutti gli strumenti del linguaggio cinematografico: fotografia, illuminazione, scenografia, costumi. Ogni elemento visivo diventa un veicolo per esprimere ciò che le parole non possono dire. È il cinema come architettura dell’emozione, dove ogni scelta formale contribuisce a creare quella che Sode chiama “il paesaggio interiore” di Fuyuko.

La questione dell’adattamento porta con sé inevitabili tensioni. Mieko Kawakami non è una scrittrice qualsiasi: è una delle voci più riconosciute e rispettate della letteratura giapponese contemporanea, con un pubblico affezionato che si aspetta fedeltà alla visione originale. La sua strategia è quella di un equilibrio delicato tra rispetto e appropriazione creativa. “Man mano che continuo a scrivere, emerge inevitabilmente l’ego della sceneggiatrice. Quindi affronto il processo tenendo in equilibrio sia il rispetto per l’originale sia il mio ego, mirando a farli fondere fino al punto in cui il confine tra ciò che deriva dalla fonte e ciò che è mio inizia a dissolversi“.

È un’onestà rara, che ammette apertamente come ogni adattamento sia anche un atto di interpretazione, e quindi di tradimento creativo. Questo interesse posiziona il film in un dialogo complesso con il cinema giapponese contemporaneo. Sode osserva come negli ultimi anni, anche in Giappone, siano diventati mainstreamfilm che affrontano questioni sociali o temi contemporanei, o che sono guidati da narrative forti e lineari“. Il suo film sceglie una strada diversa, rivendicando una contemporaneità di altro tipo.

All the Lovers in the Night di Yukiko Sode fonte: Bitters End
All the Lovers in the Night di Yukiko Sode fonte: Bitters End

Vivendo in una società satura di informazioni, come possiamo arrivare a sentire ‘c’è qualcosa di te che solo io posso vedere’, ‘una versione di me che solo tu puoi conoscere’, e ‘proprio questo amore, questo qui e ora, è davvero singolare’?” si chiede la regista. È una domanda fondamentale nell’epoca dei social media, delle relazioni liquide, della replicabilità infinita delle esperienze. Anche quando “i nostri vestiti, i nostri appuntamenti e le parole che usiamo per esprimere amore sono tutti, in un certo senso, citazioni dalle norme sociali“, può ancora esistere qualcosa di autentico, di irriducibile, di unico?

La presentazione a Cannes diventa così un test cruciale. Un Certain Regard è una sezione che storicamente premia lo sguardo singolare, la visione autoriale, il cinema che accetta di correre rischi formali. Per Sode, essere selezionata qui “in un anno in cui il cinema giapponese è sotto i riflettori” è certamente un onore, ma soprattutto “un’opportunità perché la forza del film venga messa alla prova“.

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Classe '94. Critico e copywriter di professione, creator per passione. Ha scritto e collaborato per diverse realtà di settore (FilmPost.it, Everyeye) con la speranza di raccontare il Cinema e la cultura pop per il resto della sua vita.