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Due anni dopo aver interpretato Donald Trump in “The Apprentice”, Sebastian Stan è tornato a Cannes con un messaggio che non lascia francamente spazio a interpretazioni. Durante la conferenza stampa del suo nuovo film “Fjord“, l’attore ha risposto a una domanda sul biopic presidenziale con parole che hanno immediatamente raffreddato l’atmosfera nella sala gremita di giornalisti.

Quando gli è stato chiesto cosa pensasse di “The Apprentice” ora che Trump è nuovamente in carica da oltre un anno, la platea ha reagito con risate nervose. Ma Stan ha bloccato sul nascere qualsiasi tentativo di sdrammatizzare: “Non c’è proprio niente da ridere, per essere onesti. Davvero niente“.

L’attore, visibilmente serio, ha proseguito con un’analisi che ha toccato i nervi scoperti della politica americana contemporanea:

Dichiarazione

“Penso che siamo in un posto davvero, davvero brutto. Lo penso davvero. E per essere onesti con voi, quando guardi cosa sta succedendo in questo momento, se parliamo del consolidamento dei media, della censura, delle minacce, delle presunte cause legali che apparentemente non finiscono mai ma non portano mai da nessuna parte… Sapete, la scrittura era sul muro. Abbiamo affrontato tutto questo con il film”.– Sebastian Stan

Il riferimento non è casuale. “The Apprentice“, diretto da Ali Abbasi e presentato proprio al Festival di Cannes nel 2024, poco prima delle elezioni presidenziali, aveva scatenato le ire di Trump ancora prima della sua premiere. L’ex e futuro presidente aveva tentato di bloccare il film, minacciando azioni legali e definendolo “spazzatura” e “pura fiction“.

Sebastian Stan al Festival di Cannes 2026
Sebastian Stan al Festival di Cannes 2026, fonte: YouTube

Stan ha ricordato quei giorni tumultuosi: “Tre giorni prima del festival eravamo insicuri se il film sarebbe stato proiettato“. Una tensione palpabile che ora, con il senno di poi, assume contorni profetici. “Forse le persone prestano più attenzione a quel film adesso, penso che resisterà alla prova del tempo proprio per questo. Ma abbiamo attraversato tutto questo, giusto prima di Jimmy Kimmel e Stephen Colbert e così via. Quindi, vorrei che non fosse così“.

La scelta di Sebastian Stan di parlare con questa franchezza a Cannes non è casuale, visto che il festival francese ha sempre rappresentato non solo una vetrina per il cinema d’autore, ma anche un palcoscenico per prese di posizione politiche e culturali. Da questo podio, Stan ha scelto di non limitarsi a rispondere educatamente a una domanda scomoda, ma di cogliere l’opportunità per ribadire un messaggio: quello che sta accadendo in America merita attenzione, analisi e, soprattutto, serietà.

Mentre “Fjord” procede nella competizione per la Palma d’Oro, le parole di Sebastian Stan continuano a circolare, ricordando che il cinema non è solo intrattenimento, ma anche specchio della società e, quando necessario, voce di dissenso.

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Nato il 19 Dicembre 1992, ha capito subito che il cinema era la sua strada. Dopo essersi laureato in filosofia all'università di Palermo e aver seguito esami, laboratori e corsi sulla critica, la storia del cinema e la scrittura creativa, si è focalizzato sulle sue più grandi passioni: scrivere e la settima arte. Ha scritto per L'occhio del cineasta ed è stato redattore per Cinesblog fino alla sua chiusura. Ha iniziato a scrivere per DigitalDreams sui siti Cinemaserietv.it e brevemente su Cultweb.it e ha svolto il ruolo di responsabile news per ScreenWorld.it. Ora si occupa principalmente di stesura, gestione e organizzazione di news e articoli short form per BadTaste.it ed è il Community Manager di ScreenWorld.it.