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Pedro Almodòvar è un regista particolare. Ogni anno dichiara che il suo ultimo film è il più intimo, quello che rappresenta maggiormente se stesso e che mette in luce le sue fragilità. Ogni anno restiamo affascinati dalle modalità delicate con cui sa raccontarsi al grande pubblico, a ogni nuovo aspetto della sua personalità che viene fuori. Tuttavia, due anni fa con The Room Next Door non era riuscito a convincerci pienamente. Sarà colpa del fatto che era il suo primo film in lingua inglese e i dialoghi non avevano quella potenza che riesce a dare normalmente, o forse il fatto che si trattava della maldestra trasposizione di un romanzo eccelso. Si percepiva poco la vera essenza del regista spagnolo.

Ora che ci troviamo al Festival di Cannes 2026, dopo aver guardato in anteprima la sua nuova opera, Amarga Navidad, possiamo dire soltanto una cosa: Pedro è tornato. Non l’Almodòvar dei grandi fasti, non il regista di Dolor y Gloria o La Mala Educaciòn, ma un cineasta più focalizzato su ciò che vuole raccontare, pronto a mettersi a nudo per il suo pubblico. In grado di parlargli con sincerità disarmante e intrattenerlo meglio di quanto immaginassimo.

Un Almodòvar pronto a rialzarsi

Le protagoniste di Amarga Navidad di Pedro Almodovar
Le protagoniste di Amarga Navidad di Pedro Almodovar, fonte: Warner Bros. Italia

Raúl è un regista di cinema che ha perso la strada: non riesce a farsi apprezzare dalla critica o dal pubblico, ma ha una necessità morbosa di raccontare storie, di scrivere film e dirigerli. Per questo motivo decide di scrivere una sceneggiatura per una nuova opera, prendendo spunto non solo dalla sua vita, ma anche da quella dei suoi amici e conoscenti, da tutti coloro che lo circondano. La storia si divide, quindi, tra il racconto che sta scrivendo e le conseguenze che le sue parole avranno sugli altri.

Pur non tornando ai suoi film più belli per potenza visiva e emotiva, Amarga Navidad ci accompagna su un terreno che già conosciamo e che ci fa sentire a casa. Quello di un regista fragile, spezzato dalle sue paure, i suoi timori della malattia e della morte. Un ipocondriaco asociale, come lui stesso ha avuto modo di dichiarare, che ha una viscerale necessità di raccontarsi al mondo, al suo pubblico, restando senza veli. Parlando anche delle sue problematicità più oscure, quelle legate alla sua necessità di dare sfogo alla sua creatività anche a costo di ferire le persone che ama. Un film che scende così in profondità nell’animo di un regista così sensibile può solo far piacere, ma non a tutti.

Perdere (e ritrovare) la grazia

Una delle scene finali di Amarga Navidad
Una delle scene finali di Amarga Navidad, fonte: Warner Bros. Italia

Almodòvar non è un regista per tutti. Soprattutto negli ultimi anni. La colonna sonora, quasi unicamente composta da violini che intonano brani leggeri di accompagnamento, potrebbero risultare soporiferi ai più. I suoi dialoghi, graffianti e brillanti in grado di strappare un sorriso, hanno perso di naturalezza rispetto ai suoi primi film. Il regista spagnolo si è incasellato in una dimensione autoriale eccessivamente compassata e, per alcuni, pesante. Almodòvar non è un regista per tutti. Ma coloro che accettano il suo stile e lo abbracciano, saranno felici di ritrovare un Almodòvar che sta tornando alla gloria.

Non ancora all’altezza di un tempo, ma lo ammette lui stesso nel film. Una sequenza già iconica vede il regista muoversi un’autocritica feroce sulle sue ultime opere, su quanto abbia perso quella brillantezza che lo rese famoso. Quanto le sue sceneggiature non siano all’altezza. Ma c’è ancora una possibilità di salvezza. La creatività che brucia nel suo cuore e lo fa ardere di passione gli permette, in questo Amarga Navidad, di ritrovare la grazia perduta. Il percorso di ripresa è ancora in atto, come dimostra il bellissimo finale, ma il regista spagnolo è tornato ed è deciso a continuare il suo percorso di messa a nudo. Per parlare a tu per tu con il suo pubblico. Quello che lo apprezza. Quello che lo ha sempre capito.

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Nato il 19 Dicembre 1992, ha capito subito che il cinema era la sua strada. Dopo essersi laureato in filosofia all'università di Palermo e aver seguito esami, laboratori e corsi sulla critica, la storia del cinema e la scrittura creativa, si è focalizzato sulle sue più grandi passioni: scrivere e la settima arte. Ha scritto per L'occhio del cineasta ed è stato redattore per Cinesblog fino alla sua chiusura. Ha iniziato a scrivere per DigitalDreams sui siti Cinemaserietv.it e brevemente su Cultweb.it e ha svolto il ruolo di responsabile news per ScreenWorld.it. Ora si occupa principalmente di stesura, gestione e organizzazione di news e articoli short form per BadTaste.it ed è il Community Manager di ScreenWorld.it.