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A volte il cinema ti regala quelle notizie che sembrano uscite da un film. Na Hong-jin, il visionario autore coreano dietro capolavori come “The Wailing“, ha appena lasciato cadere una bomba durante la conferenza stampa di Hope a Cannes: il sequel è già scritto. Non parliamo di vaghe intenzioni o progetti futuri, ma di una sceneggiatura completa che aspetta solo il via libera per trasformarsi in realtà. “Penso che possiate facilmente immaginare questo sequel“, ha dichiarato Na lunedì mattina. “C’è già una sceneggiatura pronta che mi piacerebbe girare. Se avrò l’opportunità, realizzerò sicuramente un seguito“.

La notizia arriva all’indomani della premiere che ha scosso il Palais des Festivals domenica sera. Hope non è un film qualsiasi: è un kolossal ad alto budget che fonde una storia di sopravvivenza cruda con una mitologia fantascientifica originale. Il cast riunisce stelle coreane come Hwang Jung-min, Zo In-sung e Hoyeon Jung (sì, la Sae-byeok di Squid Game) con volti hollywoodiani del calibro di Michael Fassbender, Alicia Vikander, Taylor Russell e Cameron Britton. E qui viene il bello: Fassbender, Vikander e Russell interpretano tutti alieni realizzati in CGI che invadono la Terra.

Na Hong-jin ha spiegato la sua strategia creativa: “Ho fatto tutto il possibile per convincerli. Alicia, Michael e ovviamente anche Taylor, tutti e tre questi personaggi hanno davvero un loro mondo. Per me, speravo di poter creare un intero universo attorno a loro. Ecco perché li ho convinti a lavorare con me“. Il regista ha poi confessato la sua ammirazione per Fassbender:Uno degli attori che amo e ammiro di più è Michael, quindi volevo davvero lavorare con lui“.

Hope rappresenta un punto di svolta nel cinema di genere: un blockbuster che attraversa confini linguistici e culturali, diretto da un autore coreano con una visione riconoscibile, interpretato da un cast internazionale disposto a sacrificare la propria immagine riconoscibile per diventare creature digitali. La decisione di Na di scrivere immediatamente un sequel suggerisce che la storia ha ancora molto da raccontare, e che il mondo creato in Hope è abbastanza ricco da sostenere un’espansione narrativa.

L’approccio del regista ricorda quello dei grandi worldbuilder del cinema contemporaneo, ma con una sensibilità che mescola il rigore autoriale del cinema coreano con l’ambizione spettacolare di Hollywood. La sceneggiatura del sequel, già completata, indica una pianificazione che va oltre il singolo film: Na sembra avere in mente una saga, un affresco più ampio che questo primo capitolo ha solo iniziato a dipingere.

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Classe '94. Critico e copywriter di professione, creator per passione. Ha scritto e collaborato per diverse realtà di settore (FilmPost.it, Everyeye) con la speranza di raccontare il Cinema e la cultura pop per il resto della sua vita.