La conferenza stampa di Paper Tiger al Festival di Cannes ha riservato un momento di tensione mediatica quando Adam Driver è stato interrogato sulle recenti rivelazioni contenute nel memoir di Lena Dunham, Famesick. La risposta dell’attore è stata secca, calibrata e ha scatenato risate nervose nella sala: “Non ho commenti su tutto questo. Sto tenendo tutto per il mio libro“. Una dichiarazione che lascia intendere molto più di quanto dica. Driver, noto per il suo riserbo e la sua intensità professionale, ha scelto di non entrare nel merito delle accuse pubbliche della sua ex collega, ma la promessa implicita di una futura autobiografia ha acceso la curiosità dell’industria cinematografica.
La carriera di Adam Driver ha preso il volo proprio grazie a Girls, la serie HBO creata e diretta da Lena Dunham tra il 2012 e il 2017. Nel ruolo di Adam Sackler, l’attore interpretava un falegname burbero e intenso, fidanzato intermittente del personaggio di Dunham. Quella performance gli aprì le porte di Hollywood, conducendolo a collaborazioni con Spike Lee in BlacKkKlansman, alla saga di Star Wars e a ruoli da protagonista acclamati dalla critica. Ma proprio quel periodo fondativo della sua carriera è ora al centro di una narrazione controversa.
Adam Driver responds to a question about Lena Dunham’s portrayal of him in her book: “I have no comment on that, I’m saving it all for my book” #CannesFilmFestival pic.twitter.com/MT0skeYauL
— Deadline (@DEADLINE) May 17, 2026
Nel suo memoir Famesick, pubblicato nelle scorse settimane, Dunham ha descritto il comportamento sul set di Driver con toni che oscillano tra l’ammirazione artistica e l’inquietudine personale. La scrittrice e regista racconta di un attore “totalmente presente con una totale assenza“, capace di intensità magnetica ma anche di esplosioni verbali aggressive. L’episodio più discusso riguarda una sera di prove nel trailer di Dunham. Secondo il suo racconto, durante una sessione di prova delle battute, l‘attrice improvvisamente perse il filo, le parole che aveva scritto e memorizzato svanirono.
La reazione di Driver fu violenta: “FU*** SAY SOMETHING“, urlò, scagliando poi una sedia contro il muro accanto a lei. “WAKE THE F*** UP. I’M SICK OF WATCHING YOU JUST STARE“, continuò. Dunham contestualizza questi episodi all’interno di una relazione professionale complessa. Pur ammettendo che Driver poteva essere “irascibile, verbalmente aggressivo, condiscendente e fisicamente imponente“, riconosce anche che “poteva essere protettivo, persino affettuoso”. Durante la prima stagione di Girls, scrive, “ci sentivamo ancora come partner” e lei stessa confessa di aver “speso una quantità spropositata di tempo chiedendomi se piacessi ad Adam“.
Lena Dunham admits Adam Driver was a nightmare to work with in Girls.
She forgot her lines and he “hurled a chair at the wall next to me"
"Adam screamed, ‘F*CKING SAY SOMETHING… WAKE THE F*CK UP. I’M SICK OF WATCHING YOU JUST STARE'… I said my lines correctly after that." pic.twitter.com/7cIWKMvmHm
— Emir Han (@RealEmirHan) April 14, 2026
La conferenza stampa di Cannes si è svolta domenica mattina, il giorno dopo la première mondiale di Paper Tiger, diretto da James Gray. Il film, ambientato nel 1986, vede Driver nei panni di Gary Pearl, un ex poliziotto che cerca di salvare il fratello Irwin, interpretato da Miles Teller, da un guaio con la mafia russa legato a un affare immobiliare sul Gowanus Canal di Brooklyn. Scarlett Johansson completa il cast principale. La scelta di Driver di non commentare, rimandando tutto a un ipotetico futuro libro, è strategicamente impeccabile ma narrativamente frustrante. Lascia aperte tutte le interpretazioni: si tratta di comportamenti che l’attore riconosce e vuole contestualizzare.
O di ricordi che considera distorti e meritevoli di una contro-narrazione approfondita. O semplicemente di episodi che preferisce non alimentare con dichiarazioni estemporanee. Ciò che resta è un ritratto a due voci di un rapporto professionale che ha definito una fase importante per entrambi. Girls è stata una serie seminale per la cultura televisiva degli anni Dieci, con le sue esplorazioni crude della millennialità newyorkese, dell’ansia generazionale e delle relazioni disfunzionali. Il personaggio di Adam Sackler incarnava perfettamente quell’ambiguità tra fascino maschile tossico e vulnerabilità emotiva.
