Il nostro Capodanno sarà anche leggermente diverso da quello di nipponica tradizione, ma in quanto a fuochi d’artificio “viviamo tutti la stessa via“. In entrambe le culture, non si tratta solo di un evento di passaggio sul calendario, ma si configura quale occasione per riflettere, emozionarsi e iniziare l’anno con lo spirito giusto. Tra luci, sogni e scelte difficili, siamo certi che alcune opere abbiano la capacità di insegnarci a guardare avanti, ad affrontare le paure e a valorizzare i legami con chi ci sta accanto.
E se cercate il modo perfetto per accogliere il 2026, il cinema d’animazione giapponese offre – tra le tante – tre straordinarie possibilità per colorare la primissima pagina.
Look Back

Andare avanti, provare, farlo ad ogni costo, anche se significa “rinunciare a tutto il resto che la vita ha da offrire”. Fragilità della vita, il valore dell’amicizia, il senso di colpa, il trauma della perdita e del lutto, tutto ciò fa di Look Back una lezione di vita, un invito a reagire e ad agire, un modo per approcciarsi al 2026 non scontato. Una doccia fredda, sì, ma sta a voi capire se di “speranza” o “disperazione”.
Fujino e Kyomoto sono due bambine molto diverse, ma unite dall’amore per il disegno. Fujino è sicura di sé e apprezzata da compagni e insegnanti, mentre Kyomoto è schiva, vive isolata e disegna da casa. Tuttavia, quando le vignette di Kyo vengono pubblicate accanto a quelle di Fujino, quest’ultima resta colpita dalla qualità straordinaria degli sfondi e prova un senso di inferiorità che la spinge a impegnarsi sempre di più… Anni dopo, tra le due nasce una collaborazione artistica e un’amicizia profonda, destinata a segnare la vita di entrambe.
Ma chi sono Fujino e Kyomoto se non Tatsuki Fujimoto stesso? Due anime, due facce della stessa medaglia, due modi di vivere e vedere l’arte, il disegno, la professione di mangaka: “fare i manga è bellissimo”, spesso ci siamo detti. Eppure, come analizzato anche dal sensei Dall’Oglio nella nostra recente intervista, “se vuoi fare il mangaka devi ammazzare quella parte di te che vuole godersi la vita. Inoltre, non puoi fare dei manga straordinari se non accendi il meccanismo dell’empatia“.
E Fujimoto trabocca di empatia.
Your Name (Kimi no Na wa)

Una struggente ricerca dell’altro e di sé stessi, una riflessione sul tempo, sul destino e sui legami invisibili che uniscono le persone. Your Name di Makoto Shinkai è un’esplosione di luci e colori: delicato, struggente, commovente, imperfetto.
Mitsuha e Taki sono due liceali che vivono in mondi molto diversi: lei in un piccolo villaggio di montagna legato alle proprie tradizioni; lui – di contro – nella frenetica Tokyo. Tutto d’un tratto, entrambi iniziano a soffrire di strani vuoti di memoria, finché fanno una scoperta che ha dell’incredibile: mentre i due ragazzi dormono, si scambiano misteriosamente i corpi, vivendo la quotidianità l’uno dell’altra. Dopo un iniziale spaesamento, i due imparano a gestire la situazione grazie a messaggi e appunti sui cellulari, aiutandosi a vicenda e creando un legame sempre più profondo, fino a innamorarsi senza essersi mai incontrati.
Improvvisamente però lo scambio si interrompe. Taki, non riuscendo più a contattare Mitsuha, intraprende un viaggio alla ricerca del villaggio e scopre una verità tragica: il villaggio è stato distrutto da una cometa…
Ma Taki non si arrenderà. Sa che c’è qualcosa che li lega, anche dopo la scomparsa.
La storia della Principessa splendente

Non un film di rinascita, non contiene una lezione ben precisa, ma cominciare il 2026 godendosi un prodotto visivamente ed emotivamente straordinario è cosa buona e giusta. Il capolavoro di Takahata è perfettamente in grado di parlare al presente, avvalendosi – tuttavia – di una fiaba nipponica squisitamente antica: quella del Tagliatore di bambù, datata X secolo.
Scoperta da un tagliatore di bambù all’interno di un germoglio luminoso, Kaguya viene cresciuta con amore in un ambiente bucolico, dove sperimenta una libertà pura e spontanea. Gli acquerelli, inizialmente tenui, si fanno sempre più vibranti, accompagnando la sua crescita e rendendo ancora più struggente il suo percorso di formazione.
Ma quando il padre adottivo decide di portarla nella capitale per trasformarla in una “vera” principessa, Kaguya si ritrova prigioniera delle convenzioni sociali e delle aspettative altrui. Come Mulan, ella è vittima delle circostanze: una giovane donna costretta a rinunciare ai propri desideri e alla libertà in nome di un amore… soffocante. Un uccello in una gabbia dorata.
Anche stavolta, Takahata inserisce la realtà in un racconto di fantasia. La perdita dell’innocenza, il senso di colpa, il peso di antiquate e assurde tradizioni che – tutt’oggi, ma in maniera diversa – schiacciano le donne.
Un racconto di resilienza.
