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Nonostante la Before trilogy sia una trilogia cult, non è comunque conosciuta dal grandissimo pubblico. Sedersi nella buia sala cinematografica e vivere questa pellicola è forse la quint’essenza dell’esperienza cinematografica stessa. Before Sunrise è una finestra su un mondo possibile, e cos’è il cinema se non uno sguardo al di là dei limiti della realtà? Accompagnare Jesse e Celine tra le strade di Vienna significa sbirciare in un momento della loro vita (una vita frutto di finzione). Ma quella passeggiata, per i personaggi stessi, è un assaggio di un possibile futuro.

La storia è di quelle semplici. Pochi preamboli, come sempre nel cinema di Linklater. Due ragazzi si incontrano per caso su un treno. Lui, Jesse (Ethan Hawke), è diretto a Vienna per prendere un aereo la mattina seguente. Lei, Celine (Julie Delpy) è diretta a Parigi dopo una visita alla nonna, a Budapest. Dopo una chiacchierata appassionata, alla fermata della capitale austriaca Jesse chiede a Celine di scendere con lui per passare la giornata – e la notte – in giro per la città. La mattina dopo, ognuno per la sua strada. Il film è il racconto di quelle ore passate a parlare di tutto e di nulla, della vita e della morte.

L’idea di cinema di Linklater

Uno scorcio di Vienna in Prima dell'Alba
Uno scorcio di Vienna in Prima dell’Alba – ©Mediaset Distribuzione

Il cinema di Linklater inizia con una dichiarazione di intenti metacinematografica totalmente esplicita. Slacker (suo secondo lungometraggio, ma il primo a godere di una vera e propria distribuzione) inizia con un ragazzo che entra in un taxi e comincia a parlare col tassista. Quel ragazzo è Linklater stesso, e il suo discorso verte sull’idea secondo la quale ogni decisione non presa, ma solo pensata, possa creare un mondo possibile alternativo a quello attuale, dove quella decisione si realizza. La vita è fatta di bivi, svincoli. Sta a noi scegliere quale concretizzare, lasciando da parte un’infinità di mondi possibili mai attualizzati.

Il film stesso si snoda in questo modo. Non c’è un protagonista: lo spettatore segue la macchina da presa, che attraversa le strade di Austin, in Texas, cambiando ogni cinque minuti vita da riprendere. È il punto di vista del cinema stesso che a ogni bivio decide cosa filmare. Slacker è il manifesto del relativismo del punto di vista. Il cinema di Linklater delle origini è il cinema del rifiuto dell’assoluto. È il cinema degli sprazzi di vita. Una vita che prosegue, che sarebbe potuta andare diversamente ma che invece attraversa quei determinati eventi che la macchina da presa ha la fortuna di filmare.

Un segmento di vita tra tanti

Prima dell'Alba Titolo
Titoli di testa di Prima dell’Alba – ©Mediaset Distribuzione

Before Sunrise inizia con un’inquadratura sui binari del treno. La metafora è evidente: il luogo degli svincoli per eccellenza, dei percorsi prestabiliti che possono cambiare; è il teatro dell’incontro dei due protagonisti, che per caso o per fortuna finiscono per incrociare le loro vite. «Immaginati tra 10 o 20 anni. Sei sposata. […] Pensi a tutti gli uomini che hai conosciuto e a cosa sarebbe successo se avessi scelto uno di loro. Io sono uno di quelli.» Questo è quello che dice Jesse per convincere Celine a scendere dal treno con lui. È il cinema dei “se”. Se fosse successo questo, come sarebbe andata? Celine sceglie di non avere il rimpianto. Uno di quegli svincoli di cui Linklater stesso parlava sul sedile posteriore del taxi; in Celine, viene scelto.

Il resto è uno sprazzo di vita. La macchina da presa decide di accompagnare le loro risate tra le vie di Vienna, invece di seguire la vita dei mille personaggi che incontreranno per la loro strada. Un poeta sulle rive del Danubio. Una chiromante che gira tra i tavoli di un bar. Una coppia di attori che recita in una commedia improbabile. Personaggi stravaganti, sicuramente interessanti; ma mai come il germe di quel qualcosa che – forse – nascerà tra i nostri protagonisti. È un cinema profondamente americano che si addentra in tematiche squisitamente europee. Pur essendo un film totalmente innamorato dei suoi protagonisti, si sente in ogni inquadratura la loro transitorietà.

Ospitati dalla vita, come rami nel fiume

Una scena di Prima dell'Alba
I protagonisti di Prima dell’Alba su un ponte a Vienna – ©Mediaset Distribuzione

Durante la notte i due innamorati si imbattono nei manifesti di una mostra su Seurat che si terrà di lì a qualche giorno. Celine si ferma e riflette sul perché le piace la sua pittura. «Mi piace come le persone sembrino dissolversi nello sfondo […] come se gli ambienti fossero più forti delle persone. Le sue figure umane sono sempre così transitorie…». In una delle ultime scene del film il regista indugia sugli stessi luoghi che i suoi protagonisti hanno attraversato quella notte, ma che ormai sono vuoti. Rimangono lì, nonostante l’incessante passare di figure indistinte. Nel film è protagonista questa dialettica sottile che fa dialogare la centralità di ogni momento vissuto con la sua insignificanza.

«Tu non sai da dove sono venuto/Non sappiamo dove andiamo/Ospitati dalla vita, come rami nel fiume». Sono alcune delle parole che il poeta del Danubio dedicherà loro; e non fanno altro che approfondire quella tematica. Ospiti di una vita che rimane, anche quando si va via. Jesse e Celine, forse consapevoli del battito di ciglia dell’esistenza, decidono di “provare” a costruirsi un futuro possibile al quale guarderanno, e dal quale guarderanno. Chissà, poi, se quel futuro immaginato (un futuro roseo insieme, forse, vista l’intesa), sarà lo stesso dal quale poi ricorderanno quella notte. O magari, come ha detto Jesse sul treno, sarà un futuro divisi, in un matrimonio triste e stantio.

Comprendere l’altro

I due protagonisti Jesse e Celine in un bar in Prima dell'alba
La telefonata fittizia – ©Mediaset Distribuzione

«Se in questo mondo c’è magia dev’essere nel tentativo di capire gli altri, di condividere». Queste parole le pronuncia Celine ad un Jesse che poi, sorridendo, rimane in silenzio. La scena immediatamente successiva è ambientata in un locale dove tutti parlano lingue diverse (il film stesso inizia con un litigio in tedesco). Tra i temi del film c’è, dunque, l’incomunicabilità. O meglio, c’è la speranza di poter effettivamente trovare qualcuno con cui, invece, far scattare quella magia: il tentativo di capire l’altro. La peculiarità dello sprazzo di vita tra Jesse e Celine sta in questo: due anime lontane che in un posto estraneo si sono, forse per un momento, comprese. La sfida è farlo per la vita.

In questo – e il paragone può sembrare completamente fuori da ogni logica – Linklater sembra più ottimista di Hideaki Anno. Cos’è Evangelion se non il racconto, infine, dell’impossibilità di comprendere l’altro? Dell’impenetrabilità dell’altro? In Evangelion, Shinji e Asuka sono isole. Qualcuno direbbe monadi senza finestre. Il cruccio di ogni personaggio dell’anime di Anno è quello di eliminare questa distanza ineliminabile. Lo stesso anno (è il 1995 per entrambe le opere) Linklater ci dice che invece, anche se raramente, la possibilità di comprendersi c’è.

La libertà di chi guarda

Jesse e Celine in Prima dell'alba
L’alba è arrivata – ©Mediaset Distribuzione

Sempre in quella scena del locale c’è il rispettivo confessarsi i propri sentimenti; ma non viene fatto in maniera diretta. Fingono di telefonare a un amico lontano. Nella finzione avviene la magia. Come nel cinema: in un’ora e quaranta di finzione è avvenuta la magia. Abbiamo sbirciato nella vita di Jesse e Celine. Una vita che andrà come andrà. La cosa importante – e adesso usciamo dalla finzione – è che lo spettatore abbia potuto vederla. Slacker si concludeva in maniera significativa: l’ultima scena è una soggettiva di una vecchia videocamera. Nel film dove la protagonista è una macchina da presa invisibile che guida l’occhio dello spettatore, nell’ultima scena l’artificiosità si palesa, si esplicita. Ritorniamo alla centralità dell’immagine.

Al di là dei discorsi che si possono fare a posteriori, dopo che la trilogia Before ha continuato a raccontare la storia di Jesse e Celine, la grandezza di questo primo capitolo rimane quella di essere il perfetto esempio di racconto cinematografico – e quindi finzionale – che restituisce allo spettatore l’autonomia del sogno. Se il cinema di Linklater è il cinema delle possibilità, lo spettatore, grazie allo splendido finale, è libero di immaginarsi gli svincoli che vuole. Il racconto di Linklater, proprio perché non assoluto – ma non per questo non compiuto – rimane aperto, almeno fin quando ci sarà ancora un altro sguardo che avrà la fortuna di sbirciare quella notte che è rimasta, grazie a una camera da presa, cristallizzata nel tempo.

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