Alla fine del primo trailer di Avengers: Doomsday rilasciato la scorsa settimana, compare un logo con la scritta “Infinity Vision”, la nuova certificazione di qualità presentata da Disney durante l’ultimo CinemaCon ad aprile. Una nuova etichetta su cui Disney punta molto per la distribuzione dei suoi prossimi grandi film evento… nata a causa di Dune III.
Cosa è Infinity Vision

Infinity Vision è stata presentata da The Walt Disney Studios il 16 aprile 2026 durante il CinemaCon, la principale convention annuale dell’industria cinematografica americana. La cosa importante da capire subito è che non si tratta di un formato hardware proprietario come IMAX, ma di una certificazione di qualità: un “sigillo di garanzia” che Disney assegna alle sale che soddisfano determinati requisiti tecnici.
Come descrive il comunicato di Disney e come ha raccontato anche Deadline, tre sono i pilastri fondamentali che una sala deve rispettare per ottenere la certificazione. Il primo è la scala: gli schermi devono essere i più grandi disponibili in quella specifica location, senza una misura fissa ma con l’obiettivo di massimizzare il coinvolgimento visivo. Il secondo è la proiezione laser, tecnologia che garantisce livelli di luminosità e precisione cromatica superiori rispetto ai proiettori standard; in sostanza, un’immagine più nitida e luminosa anche nelle scene scure. Il terzo è l’audio immersivo premium, con sistemi multicanale certificati da Disney che avvolgono lo spettatore con il suono proveniente da più direzioni.
Andrew Cripps, Head of Theatrical Distribution di Disney, ha inquadrato così l’iniziativa al momento del lancio:
“Gli standard Disney per la qualità della produzione non sono secondi a nessuno, con ogni singolo dettaglio di un film finemente tarato per un’esperienza immersiva. La certificazione Infinity Vision estende tale impegno alle sale stesse, rappresentando uno sforzo condiviso tra gli Studios e la comunità degli esercenti per aiutare il pubblico a trovare rapidamente i migliori schermi nella loro area.”
Al lancio, la rete contava già 75 sale negli Stati Uniti e 300 schermi a livello internazionale. I film di debutto del formato sono la riedizione speciale di Avengers: Endgame prevista per settembre 2026 e, soprattutto, Avengers: Doomsday il 18 dicembre 2026.
In cosa Infinity Vision differisce dagli altri formati

Per capire Infinity Vision, bisogna prima capire IMAX e capire che non tutti gli IMAX sono uguali.
Come spiegato anche da testate di settore, IMAX è un sistema proprietario che comprende camere speciali, proiettori dedicati e un aspect ratio nativo di 1.43:1 (il rapporto tra larghezza e altezza di un’immagine, in questo caso si legge che la larghezza è circa 1,43 volte la misura dell’altezza). Ovverosia un formato più alto e leggermente stretto del formato cinematografico panoramico standard di 2.39:1. Il risultato è che su uno schermo IMAX nativo vedete significativamente più immagine in verticale e non i bordi tagliati con bande nere sopra e sotto, ma immagine vera, girata appositamente per riempire quello spazio. Registi come Christopher Nolan o Denis Villeneuve costruiscono intere scene pensando a quella proporzione verticale espansa.
Ma c’è IMAX e IMAX: molte sale delle catene che si chiamano IMAX non sono IMAX nativi. La maggior parte dei nuovi schermi IMAX usa un aspect ratio di 1.90:1, più vicino al 16:9 televisivo, e alcuni sono schermi più piccoli con proiettori digitali di qualità inferiore rispetto alle sale IMAX originali.
Infinity Vision non ha hardware proprietario. È una certificazione che Disney può rilasciare a sale che già utilizzano tecnologie PLF (Premium Large Format) esistenti, cioè i formati premium sviluppati dalle singole catene cinematografiche.
Sul fronte della produzione: i film Marvel non vengono girati per un formato di cattura nativo IMAX. La pipeline Marvel è progettata per la scala, la flessibilità e l’integrazione massiccia di effetti visivi, il che richiede un ecosistema digitale multi-camera che prioritizza l’adattabilità rispetto alla specificità del formato. Quando un film Marvel finisce in IMAX viene tecnicamente classificato come “IMAX Adapted”: l’immagine viene ottimizzata per quello schermo in post-produzione, con un processo che espande l’aspect ratio per riempire più schermo, ma senza che quella proporzione verticale fosse stata pensata e girata fin dall’inizio con camere IMAX native. Il risultato è comunque buono, ma tecnicamente diverso da un film pensato per IMAX dalla prima inquadratura.
In sintesi: IMAX è un ecosistema chiuso con hardware e filosofia produttiva proprietari, presente in un numero limitato di sale nel mondo. Infinity Vision è uno standard di qualità trasversale che Disney applica a tecnologie premium già esistenti, più capillare territorialmente, ma senza un hardware esclusivo. Un nuovo standard utile a unificare tanti formati diversi sotto un’unica etichetta.
Perché nasce adesso: la questione Dune

Per capire il lancio di Infinity Vision nel 2026 bisogna guardare a cosa è successo con gli schermi IMAX del prossimo dicembre. Dune: Part Three di Denis Villeneuve, girato in IMAX nativo, con ottiche custom e una filosofia produttiva costruita attorno al formato fin dalle riprese, ha blindato un’esclusività totale di tre settimane su tutti gli schermi IMAX globali in concomitanza con l’uscita di Avengers: Doomsday, fissata anch’essa per il 18 dicembre 2026, come raccontato da Hollywood Reporter e altre testate.
Disney si è trovata nella posizione di dover portare uno dei suoi film più attesi in sala senza poter garantire ai propri spettatori l’esperienza premium per eccellenza. La risposta è stata creare un’alternativa proprietaria.
Una mossa di marketing o un formato vero?

Dipende da quale lente si usa per guardare. Dal punto di vista di Disney, Infinity Vision è una dichiarazione di indipendenza distributiva, come analizzato da testate come Collider: non voler dipendere da un singolo fornitore di tecnologia per garantire l’esperienza premium dei propri film è una posizione strategicamente sensata, soprattutto per uno studio con il volume produttivo di Disney e Marvel.
Dal punto di vista della ricezione della notizia da parte di alcuni addetti ai lavori e di parte del pubblico, la lettura è più scettica. Alcuni commentatori hanno definito Infinity Vision uno “smokescreen”, uno specchietto per le allodole, creato per nascondere la perdita dell’esclusività IMAX e giustificare comunque il sovrapprezzo del biglietto premium. In poche parole: applicare una certificazione Disney a sale che già esistono e già utilizzano tecnologie premium non crea un nuovo formato, crea un nuovo brand sopra formati già esistenti.
La verità probabilmente sta nel mezzo. Infinity Vision nasce da una necessità tattica, cioè la gestione della concorrenza per gli schermi premium, ma l’impegno tecnico verso la proiezione laser e l’audio immersivo come standard obbligatori suggerisce una volontà che va oltre la singola uscita. Se il lancio di Avengers: Doomsday funziona, Disney avrà costruito un canale distributivo premium indipendente da IMAX. Se non funziona, resterà nella memoria come il formato lanciato per non far sembrare un problema quello che era un problema.
Le sale italiane

Al momento del lancio Disney ha comunicato la presenza di 75 sale certificate negli Stati Uniti e 300 schermi a livello internazionale. Non sono state rese note informazioni specifiche sulle sale italiane certificate Infinity Vision.
