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C’è una solida considerazione finale da introdurre subito in queste righe: Screamer è un titolo straordinario, ma non per i soliti meriti tecnici che lo studio di Milestone è riuscito a riprodurre sin dal più piccolo dettaglio, bensì proprio nel suo matrimonio ludo narrativo, decisamente una Chimera per quanto riguardo i giochi di corse.

Screamer però cerca il rilancio con una visione che riorganizza gli stilemi e li adatta al nostro contemporaneo, è dunque necessario sottolineare nuovamente il verdetto, con quello che è un gioco straordinario, tra i migliori giochi di corse arcade su cui abbia mai messo mano, a cui tutto questo pacchetto si sposa con una serie interminabile di chicche che mai mi sarei aspettato di trovare.

Screamer: un anime fatto e finito

Una fase di corsa in Screamer
Una fase di corsa in Screamer – ©Milestone

Cominciamo con il fattore narrativo: Screamer utilizza stilemi e ritmi narrativi da miglior anime, proprio nel modo in cui, nella modalità storia, alle sfide su strada si contrappongono lunghi momenti di visual novel o cutscene che aiutano a geolocalizzare gli eventi del gioco.

Un torneo di corse illegali, la cifra impossibile messa in palio di cento miliardi di dollari, tanti e diversi team – ognuno con piloti di varia nazionalità e doppiaggio dedicato, una chicca che ho gradito tantissimo e che regala una personalità a ogni corridore – relazioni tra gli stessi che si intrecciano tra sentimenti, odio e rivalità, e uno stile estetico preciso e rigoroso.

Quel che può sembrare una dimensione superflua, dimostra invece una caratura del tutto nuova in un gioco di corse, regalando qualche sentimento inedito, almeno per quanto riguarda l’uscita dalla modalità storia per potersi sbizzarrire con un arcade molto più feroce, oltre che divertirsi per la diretta personalizzazione delle automobili, che non incontrano quasi mai il nostro gusto, per plasmarsi ad una visione estetica vicina al suo pilota.

Ecco perché quello che potrebbe sembrare un plus inutile – la narrativa e personalizzazione dietro ogni pilota – trova una dimensione tutta nuova, quasi necessaria, per poter collegare l’auto al pilota. In qualche modo è come collegare in totale visione semiotica dell’immagine, il pilota all’auto. Con i suoi alettoni, griffe, dettagli e colori. Quell’auto È quel pilota, e per quanto possiamo personalizzarla, su strada non penseremo ad altro. Un esperimento decisamente riuscito in tal senso, non c’è che dire, che trova tutto un suo coraggio ludico da premiare, giacché, per quanto dal sapore cyberpunk e attingendo al pieno futuro, Screamer è comunque un gioco di corse che ci chiede di gareggiare e vincere. Quasi mai la dimensione narrativa viene approfondita, ma qui la scommessa è stata vinta pienamente.

Non è un gioco da ragazzi

Scena da una cutscene in Screamer
Scena da una cutscene in Screamer – ©Milestone

La seconda grande considerazione da fare riguardo Screamer è proprio l’approccio ludico. Dopo le prime gare, prendendo mano con i comandi, è arrivato a galla un ricordo non troppo lontano: 2020, Inertial Drift, piccolo titolo dalle parti indie che, come intuite dal titolo, faceva della sua grammatica il continuo drift. Le gare infatti si costruivano su due punti cardini, arrivare primi e dover giocare con il drift. Andare puliti, senza tagliare le curve e muoversi con acceleratore non avrebbe mai portato alla vittoria.

Prendere tutte le curve in drift invece regalava secondi preziosi, curve di manovre da affrontare in modo chirurgico, studiate al dettaglio. Ecco, Screamer si ciba della stretta struttura ludica, magari non sempre, lasciando spesso lunghi rettilinei alla sperimentazione tra cambi marcia e boost di velocità, ma nelle curve larghe o strette che siano, lì bisogna muoversi di levette (una per lo sterzo, l’altra per il drift) e coordinarsi con entrambe per uscire puliti, in accelerazione e in pieno vantaggio.

Lo stesso vantaggio di metri e secondi è una pura illusione: nella sua modalità standard Screamer è un lupo assetato di sangue. Perdona pochissimo, motivo per cui ogni errore spesso è fatale, e non pensate di poter passare tutta la gara scalando posizioni e mantenendo il primato: è praticamente impossibile.

Ci sarà sempre chi è più veloce di voi, con una sua struttura e potenza di tecnica impressionante. Il trucco è vincere di astuzia, nelle curve, nelle scie, nella frenesia dei colori che dipingono gli scenari.

Non perfetto, con alcune tecniche mappate in modo confuso nei tasti, ma almeno tra le esperienze di racing game, che mescolano ottima narrativa, il gusto del drift e un comparto estetico ottimo, Screamer è un esperimento decisamente incredibile.

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Classe 1989. Gabriele Barducci scrive di Cinema e serie tv. Dal 2022 è responsabile dell'area videogiochi di ScreenWorld. Comincia a scrivere di Cinema e serie tv nel 2012 accompagnando gli studi in Scienze della Comunicazione presso l'università di Roma La Sapienza. Nel 2016 entra nella redazione di The Games Machine occupandosi anche di videogiochi, mentre dal 2017 è nello staff della rivista di cinema Nocturno.