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Non è sempre e solo merito di Silksong ora e Hollow Night prima che i metroidvania si stanno ritagliano un posto importante tanto nell’industria, che nel cuore dei videogiocatori. Una sorta non diversa da quella dei roguelite/like che grazie al lancio di un fenomeno globale come Hades, hanno poi beneficiato di un improvviso interesse da parte di uno spettro di pubblico maggiore.

Per lo più si tratta di curiosi che vogliono comunque avere la possibilità di dire la propria sul titolo del momento, ma in altri casi c’è una naturale e sana voglia di tentare un livello di sfida che vada oltre lo standard proposto. Ora, che Silksong abbia alzato l’asticella in maniera importante, è un dato di fatto, ma questo non vita a qualunque altro giovane sviluppatore, di tentare la loro strada per poter offrire un piatta extra, un fuori menù inaspettato e, per qualche gusto, davvero prelibato.

MIO: Memories in Orbit e la follia delle IA

Una sequenza di gioco diMIO Memories in Orbit
Una sequenza di gioco di MIO Memories in Orbit – ©Focus

Della trama di MIO c’è ben poco da sottolineare, in quanto si costruisce nel classico dedalo articolata di stanze che vanno poi a compilare limiti e grandezze di una mappa decisamente più grande di ogni possibile aspettativa. La stessa è ben dosata, con un grado di backtracking inevitabilmente abbondante, forse in alcune situazioni anche troppo, scendendo un po’ nel tedio, specialmente quando non è ben chiaro dove bisogna andare quando ci si ritrova l’ennesima porta chiusa in faccia.

L’esperienza di gioco dunque si articolare un po’ così, con un giro di giostra di tutte le stanze presenti e la consapevolezza di dove si può procedere con l’esplorazione e dove non. Gli ostacoli poi verranno segnati su mappa, con possibilità di inserire dei segnalini per ricordarsi che tipo di ostacolo vi è (una porta, una fase platforming per ora inaccessibile per mancanza di abilità, oggetti chiave che sbloccano percorsi e raccordi di zone).

Ma è bene anche entrare nell’ottica di una trama che si arricchisce della solita narrazione silenziosa, con pochi input che dobbiamo riuscire ad assimilare e mettere assieme in un secondo momento. Ci basta sapere che prendiamo i panni di MIO, entità che si muove all’interno di una grossa nave costruita su macrozone di esplorazione, ognuna rappresenta un organo della grande intelligenza artificiale che sta portando alla deriva tutta la stazione, innescando scontri ovunque, e con l’ombra degli antichi (gli umani?) a costruire segni di una civiltà, scontro dopo scontro, il tessuto narrativo prenderà sempre più forma.

La delicatezza in una nota

Una sequenza di gioco di MIO Memories in Orbit
Una sequenza di gioco di MIO Memories in Orbit – ©Focus

Al netto della struttura metrodivania di MIO: Memories In Orbit, di cui gli sviluppatori si sono ispirati senza troppo reinventare lo stesso concetto ludico, tra i tanti organi attivi quello artistico è sicuramente quello su cui si rimane piacevolmente colpiti. Un po’ come una dolce carezza in un momento di piena meditazione zen. L’esecuzione delle azione di MIO infatti restituiscono un feedback quasi musicale.

Accompagnato da un’OST eterea, mai fuori posto e anzi, incalzante nelle boss fight, le note suonate trasmettono un certo senso si sicurezza e di solennità alla missione del piccolo MIO. Siamo gli unici, assieme ad un piccola manciata di altri robot, ad avere ancora lucidità e provare a contenere e tenere salda una memoria del passato, come delle conoscenza che ognuno porta nel cuore come nella memoria.

Allora si apre una parentesi importante. Quanto può essere difficile operarsi in una missione sacra senza avere memoria o confini di quello si sta facendo? È giusto o sbagliato seguire degli ordini per liberare delle entità dal corso delle cose? Questo non vuole giustificare la manipolazione del giocatore, bensì entrare in orbita con quello che vediamo dai tanti altri piccoli robottini, inermi in questa grandissima nave, che aspettano un segno, un compagno, qualcuno che si è allontanano con la promessa di tornare. Eterni Argo.

Una vera Odissea

Una sequenza di gioco di MIO Memories in Orbit
Una sequenza di gioco diMIO Memories in Orbit – ©Focus

MIO: Memories in Orbit è un gioco lungo, in un modo in cui non avrei mai immaginato. Probabilmente delle circa 30 ore impiegate per portarlo a termine, ne avrò usate 3-4 solo per orientarmi nei momenti in cui non sapevo cosa fare, ma per il resto mi sono trovato davanti ad un gioco magnetico per idee e realizzazione artistica.

Se questo è un primo segno di cosa ci aspetta nel 2026, allora possiamo dire che la stagione videoludica è iniziata alla grandissima.

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Classe 1989. Gabriele Barducci scrive di Cinema e serie tv. Dal 2022 è responsabile dell'area videogiochi di ScreenWorld. Comincia a scrivere di Cinema e serie tv nel 2012 accompagnando gli studi in Scienze della Comunicazione presso l'università di Roma La Sapienza. Nel 2016 entra nella redazione di The Games Machine occupandosi anche di videogiochi, mentre dal 2017 è nello staff della rivista di cinema Nocturno.