Quello che ci si aspetterebbe da un Festival del cinema come Cannes è una selezione di film per la maggior parte di grande pregio. O quantomeno di forte impatto, in grado di stupire, appassionare e restare impressi non solo per le successive giornate, ma per molto tempo. Tra questi, il più temuto è il film di apertura, che in questo 2026 è The Electric Kiss (La Venus Electrique in lingua originale) di Pierre Salvadori. Perché un festival di questo calibro ci si aspetta venga aperto da storie che ti restano per molto tempo. Non è scontato, non è sempre così, ma la speranza è l’ultima a morire.
Con The Electric Kiss ci siamo trovati di fronte a qualcosa che sta a metà strada in questa percezione. Un film che non vuole stupire, non vuole impressionare e non vuole attirare troppo l’attenzione. Un’opera che vuole, senza dubbio, intrattenere nel modo più semplice e leggero possibile. Se questo proposito è andato a buon fine o se è stato un fallimento, lo scopriremo nelle prossime righe.
Cliché e belle idee

La trama del film si configura come il più basico e usato (o abusato) dei cliché. Una ragazza (Anaïs Demoustier) si trova, suo malgrado, a fare da medium per Antoine, un vedovo (Pio Marmaï) che non sopporta il dolore per la perdita della moglie (Vimala Pons), colei che lo spingeva non solo a dipingere, ma anche a essere uno dei più grandi artisti parigini degli anni ’30. Il migliore amico di lui, Armand (Gilles Lellouche), è anche il suo agente e si rende conto che Antoine, grazie alle sedute spiritiche, ritrova la voglia di dipingere. Per aiutare l’amico a superare il lutto, e vedendo un facile guadagno nella possibilità di vendere i suoi dipinti, ordisce un piano con la protagonista per mentire all’amico. Una commedia romantica basata sul tipico cliché dell’inganno, dove l’amore si basa su una menzogna, ma il sentimento reale c’è. Una storia come se ne sono già viste a migliaia, ma non è necessariamente un male.
Ogni tipologia di storia è già stata scritta, dipende solo come la si mette in atto e quanto riesce ad appassionare lo spettatore. I cliché non sono degli espedienti da demonizzare, se funzionali. E non tutti i film, anche quelli presentati a festival del cinema come Cannes, non devono necessariamente rivoluzionare il panorama. Ce lo si aspetta, quello sì, ma non è necessario. E questo The Electric Kiss si pone proprio in questa fascia. Non stupisce, è prevedibile in ogni sua dinamica, ma sarebbe un crimine considerarlo un brutto lungometraggio. Una rom-com leggera e piacevole che, nonostante non farà la storia, intrattiene nelle sue due ore di durata. Un gran peccato per un finale che richiama, nel modo peggiore possibile, Romeo e Giulietta e risulta soltanto sconclusionato e imbarazzante.
Un amore delicato

Se qualcosa può risollevare le sorti di questo film è senza dubbio la sua storia d’amore. I due protagonisti sono impacciati e dolci, restano nel cuore e lasciano il sorriso alla fine della proiezione. Lei è una donna che è stata venduta a un circo itinerante quando aveva solo 15 anni, ha vissuto tutta la sua vita tra uno spettacolo e l’altro e non sa cosa sia l’amore. Il suo è un sentimento insicuro, pacato e, allo stesso tempo, raggiante. Le sue fantasie di un amore travolgente con il giovane vedovo trasmettono un profondo senso di tenerezza.
Antoine è spezzato, afflitto da un dolore apparentemente impossibile da sanare, ma che trova nella bella protagonista un nuovo modo di affrontare la vita, per non perdersi nel lutto. Il suo è un amore tonico, anche se timoroso, interessato a voltare pagina, ma ossessionato dal ricordo della moglie e impossibilitato a lasciarlo andare. Il senso di colpa è costante, sebbene ardi di passione. E tra loro si frappongono la defunta Irene e l’affascinante Armand, due figure che da sole potrebbero reggere tutto il film, ma non gliene viene data occasione. Un bello scivolone quello di avere a disposizione un talento come quello di Lellouche e relegarlo a personaggio secondario con un minutaggio irrisorio. Nel poco tempo che ha a disposizione buca lo schermo e trascina via lo spettatore con sguardi appassionati e gesti dolci. Come un semplice dito passato sul naso.
Ecco, come ogni anno le aspettative dietro l’apertura del Festival di Cannes erano alle stelle. Avremmo voluto vedere un film dirompente e abbiamo avuto The Electric Kiss. Non è stato un male, anzi sa intrattenere e sa fare il suo. Farà la storia del cinema? Assolutamente no. Quando approderemo al prossimo Cannes ce ne ricorderemo? Ancora una volta no. Tuttavia qualcosa rimane. La goffa e ingenua storia d’amore dei protagonisti e quel mostro sacro di Lellouche che incanta a ogni inquadratura. Poco altro resta impresso, ma possiamo perdonarli.
