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Sin dall’annuncio di questa operazione riguardo Sacred 2 remaster, ammetto di essere rimasto decisamente dubbioso: pur considerando il retaggio del “franchise” che ha visto solo un capitolo su tre avere un successo totale – e no, non è il secondo capitolo, ma il primo – la scelta di fare una remaster del capitolo che ha decretato la fine franchise è stata decisamente particolare.

La risposta in tal senso la si ritrova nella stessa natura dei progetti: il primo Sacred è datato 2004 e vedeva dei modelli poligonali realizzati e piazzati sopra una mappa disegnata a mano. Il sequel, Sacred 2, uscito nel 2008, cercava di essere al passo con i tempi, con una realizzazione del mondo totalmente in 3D. Il gioco come già detto uscì con tantissimi problemi tecnici, bug, difetti attorno meccaniche di gioco e un coinvolgimento lontano e più freddo di quello del predecessore.

Chiaramente operare un mantello estetico rimasterizzato era più semplice su questo che sul primo gioco, ma invece di rilanciare il gioco che ha decretato il successo totale del franchise, si è scelta la strada facile e difettosa, andando a riproporre Sacred 2, decisamente più pulito, portandosi però dietro tutti quei problemi tecnici che hanno reso il fallimento del franchise.

Sacred 2 e gli echi del passato

Una sequenza di gioco di Sacred 2 Remastered
Una sequenza di gioco di Sacred 2 Remastered – ©THQ Nordic

Questo è anche un periodo decisamente particolare, dove si cerca di piazzare Diablo like come possibile, proprio dove Diablo IV vive di alti e bassi a seconda delle stagioni e il suo competitor più forte è quel Path of Exile 2 che ha dimostrato di essere di una complessità e profondità mai vista prima.

Dunque Sacred 2 sfigura totalmente nella sua riproposizione. L’operazione di pulizia è buona certo, anche se parliamo di un mondo di gioco decisamente povero di dettagli e quei pochi che sono a fatica regalano il fattore immersività che aveva dato il successo al primo Sacred, ma il problema è che ci si è fermati solo a sistemare il comparto estetico. Il gioco – purtroppo – presenta i soliti fastidiosi problemi tecnici che avevano afflitto il titolo al lancio.

Magari sulla versione PC risulta più clemente, ma per il resto abbiamo trovato notevoli problemi proprio sulle versioni console, in particolare tutte quello che concerne il responso audio riguardo le azioni intraprese.

Identità e futuro

Una sequenza di gioco di Sacred 2 Remastered
Una sequenza di gioco di Sacred 2 Remastered – ©THQ Nordic

La domanda ora è lecita: in un momento così delicato dove vengono effettuati remastered e remake di capitoli di franchise che hanno sancito un notevole successo, dove Sacred, al netto del bellissimo primo capitolo, non è mai riuscito a consolidare la sua posizione, questa remastered difficilmente potrà avvicinare nuova utenza.

In tal senso, cosa sarà di Sacred ora? Da una parte, vista l’operazione generale, viene da pensare che questa sia stata la classica passata per togliere la polvere e tentare di rilanciare il capitolo più incline allo svecchiamento (appunto questo) senza cadere nel disastro di Sacred 3 o senza dover spendere troppe risorse per un rifacimento del primo bellissimo Sacred.

Attenzione a quanto scritto e detto: non vi si sconsiglia di provare questa remaster giacché al netto dei problemi che porta in seno, il mondo di gioco, le build e i personaggi sono ancora qualcosa che all’epoca fece la differenza tra questo e tanti altri cloni. In special modo in quello che concerne le combo delle abilità uniche di ogni eroi capaci di creare piacevoli armonie.

Tolto questo, l’incoraggiamento che possiamo auspicare, sperare e sognare è quello di poter vedere un rilancio del primo Sacred, infiocchettato con tutti i crismi così da far scoprire una vera pietra miliare di genere rimasta silenziosa troppo a lungo. Sempre in attesa del remake di Gothic.

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Classe 1989. Gabriele Barducci scrive di Cinema e serie tv. Dal 2022 è responsabile dell'area videogiochi di ScreenWorld. Comincia a scrivere di Cinema e serie tv nel 2012 accompagnando gli studi in Scienze della Comunicazione presso l'università di Roma La Sapienza. Nel 2016 entra nella redazione di The Games Machine occupandosi anche di videogiochi, mentre dal 2017 è nello staff della rivista di cinema Nocturno.