Poche serie attualmente in circolazione possono definirsi davvero comfort senza far leva sull’effetto nostalgia. Only murders in the building è riuscita dove molti hanno fallito, trovando nel tempismo e nell’astuzia le sue armi vincenti: temi apprezzatissimi da diverse generazioni, una formula ripetitiva quanto basta per tenere incollati allo schermo, un trio di protagonisti semplicemente irresistibile. Se a questi elementi aggiungiamo delle guest star di altissimo livello, ecco la ricetta perfetta per il successo. Passano le stagioni, OMITB entra a far parte del nostro vissuto e senza neanche accorgercene ci ritroviamo già alla quinta stagione. Se è vero che squadra che vince non si cambia, è anche vero che più passa il tempo, più aumenta il rischio di stancarsi.
Probabilmente non è tutto oro quel che luccica, ma la costanza dello show nel mantenere alti livelli produttivi continua a premiare. Qualche scricchiolio nella struttura degli episodi si era avvertito già nella scorsa stagione: un calo fisiologico, alcune forzature necessarie a preservare la qualità generale del racconto nel suo insieme. Comanda la familiarità, l’affetto: non sarà giusto, ma alla fine è sempre così. Al cuor non si comanda e Only murders in the building ha sempre puntato a quello, a diventare lo show da compagnia perfetto per tutti. In fondo ci è in larga parte riuscito, raccontando sempre qualcosa di leggermente diverso attraverso la sua formula collaudata.
Ecco quindi un altro appuntamento da godersi al meglio mentre l’autunno avanza, con la consapevolezza (silenziosa, ma crescente) che tutto prima o poi meriti una giusta fine.
Squadra che vince…?

Il classico whodunit proposto e riproposto in chiavi differenti. Non serve altro per spiegare il mystery di OMITB. Ogni stagione trova però il modo di affrontare temi differenti – e la quinta stagione non fa eccezione. Dopo l’ennesima morte all’Arconia (ormai degna location da Signora in giallo), il trio di protagonisti si ritrova nel mondo della criminalità organizzata e dei facoltosi al potere: una scelta curiosa e per certi versi rischiosa, vista la situazione attuale negli Stati Uniti. Sono proprio questi spunti di scrittura inaspettati a tenere a galla la serie: anziché adagiarsi sull’ennesimo caso da risolvere, Only murders in the building prova a muoversi altrove, verso tematiche più complesse, rimanendo al contempo accessibile a tutti.
C’è l’attrazione per il mistero, così come la curiosità per le indagini: il giallo più classico che si fa moderno e leggero, senza dimenticare i colpi di scena in grande stile. New York diventa ancora più centrale, con la vita urbana che si alterna tra luci e ombre, e lo stesso accade per il luogo del delitto: molte delle nuove puntate raccontano il tempo, dalla città ai personaggi. Un passato che ha lasciato il segno e un futuro ancora da decifrare, tra una generazione al crepuscolo e un’altra in ascesa. Non tutte le soluzioni risultano a fuoco come dovrebbero (forse per il troppo timore di andare a fondo in una serie che raramente va oltre la superficie della sua finzione), ma le aggiunte nel cast bastano a tenere alta l’attenzione anche quando l’intreccio sembra complicarsi.
Il destino di una serie comfort

Al di là dei volti d’alto profilo che vanno e vengono, la vera forza dello show sta sempre in quei tre personaggi che hanno imparato a stare insieme e a tenerci compagnia. Steve Martin, Selena Gomez e Martin Short sono una forza produttiva e creativa che ha pochi eguali nel panorama televisivo attuale: il loro legame va oltre lo schermo e si percepisce scena dopo scena, ma a catturare lo spettatore è soprattutto il grande lavoro che hanno fatto sulla comunicazione (tra loro e con chi osserva). Senza il giusto dialogo tra generazioni estremamente diverse non sarebbe stato possibile attrarre un pubblico simile – e in fondo è anche grazie a questi continui scambi di vedute e approcci che lo show continua a trovare nuove idee mantenendosi sempre attuale.
Al di là del contesto, OMITB trova sempre il modo per coinvolgere e coccolare tutti: trova soluzioni diverse, gioca, si diverte e di conseguenza intrattiene chi la guarda. Anche se le cose vanno bene, abbiamo la sensazione che conciliare tutti gli elementi possa diventare sempre più difficile da qui in avanti. Per questo speriamo che questo spettacolo resti piacevole fino alla fine, calando il sipario al momento giusto. Se non ci si può permettere di stravolgere troppo una formula vincente, allora è meglio chiudere in bellezza. Non è ancora certo se la sesta stagione sarà l’ultima, ma anche se lo show potrebbe andare avanti all’infinito cominciamo a sperarci davvero. Le cose belle meritano di durare, ma proprio per preservare la loro bellezza è giusto capire quando è il momento di lasciarle andare.



