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Non è solo un film. Il Diavolo veste Prada 2 è diventato un fenomeno culturale che trascende lo schermo, trasformando un semplice accessorio da cinema in un oggetto del desiderio collettivo. A vent’anni esatti dall’iconico primo capitolo, il sequel più atteso del 2026 sta dominando il box office italiano con numeri clamorosi, ma è un gadget merchandising a rubare la scena: il secchiello porta popcorn a forma di borsa glamour.

Il prezzo ufficiale è di 79,90 euro. Una cifra che, a prima vista, sembra fuori da ogni logica per un contenitore di popcorn. Eppure, durante la première di mercoledì 29 aprile, le scorte nei cinema di tutto il mondo sono andate letteralmente esaurite in poche ore. L’accessorio, venduto esclusivamente presso i bar dei cinema The Space in Italia, replica con fedeltà quasi maniacale un’elegante borsa di colore rosso che richiama lo stile sofisticato e spietato di Miranda Priestly, l’indimenticabile personaggio interpretato da Meryl Streep.

Si tratta di una limited edition, dettaglio che ha scatenato una vera e propria corsa all’accaparramento tra i fan. Il design curato, la qualità dei materiali e soprattutto il legame emotivo con un franchise che ha segnato la cultura pop degli anni Duemila hanno trasformato questo secchiello in qualcosa di più di un semplice gadget: è diventato un simbolo di appartenenza, un pezzo da collezione, un trophy item da esibire sui social.

E proprio sui social network il fenomeno ha assunto proporzioni virali. TikTok e Instagram sono invasi da video di utenti che mostrano orgogliosamente la loro borsa-secchiello, spesso riutilizzata come porta trucchi, contenitore per accessori o complemento d’arredo. Alcuni creator hanno trasformato l’oggetto in un vero e proprio status symbol, generando milioni di visualizzazioni e alimentando ulteriormente l’hype attorno al prodotto.

Per chi non è riuscito ad aggiudicarsi il secchiello durante le prime proiezioni, resta solo una strada: il mercato secondario. Ma qui il prezzo lievita in modo significativo. Su piattaforme di reselling come eBay e Vinted, l’accessorio viene rivenduto a cifre che superano i 100 euro, con alcuni annunci che toccano anche i 120-150 euro per esemplari ancora sigillati. Una dinamica speculativa che ricorda quanto accade con sneaker limited edition o collaborazioni fashion esclusive.

Il fenomeno racconta qualcosa di più profondo del semplice merchandising cinematografico. Siamo di fronte a un pubblico che non si accontenta più dell’esperienza passiva della visione: vuole possedere un frammento tangibile del film, portare a casa un ricordo fisico che certifichi la propria partecipazione a un evento culturale. In un’epoca dominata dal digitale, gli oggetti materiali legati a franchise iconici acquistano un valore simbolico amplificato.

Il Diavolo veste Prada 2 vede il ritorno dell’intero cast originale: oltre a Meryl Streep, tornano Anne Hathaway nei panni di Andy, Emily Blunt come Emily e Stanley Tucci nel ruolo di Nigel. La regia è nuovamente affidata a David Frankel, mentre la sceneggiatura porta la firma di Aline Brosh McKenna. Il film è distribuito in Italia da The Walt Disney Company e, stando ai primi dati, si conferma uno degli esordi più potenti degli ultimi anni nel nostro Paese.

Ma torniamo alla borsa. Cosa rende un secchiello da popcorn così desiderabile da giustificare un prezzo da accessorio fashion? La risposta sta nell’intersezione tra nostalgia, esclusività e identità di marca. Il primo Il Diavolo veste Prada non è stato solo un successo commerciale: è entrato nell’immaginario collettivo, ha definito un’estetica, ha creato citazioni entrate nel linguaggio comune. Il sequel cavalca quella memoria emotiva, e ogni elemento a esso collegato diventa automaticamente carico di significato.

L’operazione di marketing è studiata con precisione chirurgica. La scelta di una limited edition non è casuale: crea scarsità artificiale, stimola l’urgenza, trasforma l’acquisto in una competizione. Il prezzo elevato, lungi dall’essere un deterrente, diventa paradossalmente un elemento di attrattività, perché posiziona l’oggetto in una sfera aspirazionale. Non è un semplice contenitore: è un piccolo lusso accessibile, un modo per sentirsi parte dell’universo patinato del film anche solo per il tempo di una proiezione.

La viralità sui social ha fatto il resto. Ogni post, ogni unboxing, ogni video di riutilizzo creativo amplifica il desiderio in chi ancora non possiede l’oggetto. Si innesca un circolo virtuoso (o vizioso, dipende dai punti di vista) in cui il valore percepito cresce esponenzialmente, alimentato dalla visibilità e dall’endorsement implicito di migliaia di utenti.

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Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.