Il dipartimento di Stato degli Stati Uniti si prepara a un’operazione senza precedenti nel panorama delle democrazie occidentali: produrre passaporti con l’immagine del presidente in carica sulla copertina interna. A rivelarlo è stata Fox News, anticipando quella che si configura come una delle iniziative più controverse dell’amministrazione Donald Trump.
La decisione rientra nelle celebrazioni per il 250esimo anniversario dell’indipendenza americana, nell’ambito del programma “America250” voluto dalla Casa Bianca. Secondo le bozze circolate, il nuovo design includerà la Dichiarazione d’Indipendenza, la bandiera americana e, elemento che ha sollevato le maggiori perplessità, l’immagine di Donald Trump accompagnata dalla sua firma in oro all’interno della copertina.
Un secondo modello in edizione limitata mostrerà invece il celebre dipinto dei Padri Fondatori intenti a firmare la Dichiarazione d’Indipendenza del 4 luglio 1776, un richiamo più tradizionale alla storia americana. Entrambe le versioni dovrebbero essere distribuite a partire dall’estate, come confermato dal portavoce del Dipartimento di Stato Tommy Pigott.
I passaporti speciali saranno disponibili esclusivamente a Washington e distribuiti “fino a esaurimento“, senza costi aggiuntivi per i cittadini che ne faranno richiesta. Resta però un punto oscuro: non è ancora chiaro se i richiedenti potranno rifiutare questa versione e optare per il design tradizionale.
La scelta rappresenta un’anomalia significativa nel panorama internazionale. Raramente, soprattutto nelle democrazie consolidate, i leader in carica compaiono sui documenti di viaggio, che tradizionalmente raffigurano simboli storici, monumenti o paesaggi nazionali. Gli attuali passaporti statunitensi, per esempio, includono immagini iconiche come lo sbarco sulla Luna del 1969, la Statua della Libertà o scene che rappresentano l’evoluzione della nazione americana.
Dal suo ritorno alla Casa Bianca nel 2025, Trump ha progressivamente rafforzato la personalizzazione delle istituzioni pubbliche federali. Diversi edifici governativi espongono ora banner con la sua immagine, mentre il suo nome è stato associato al Kennedy Center e ad altre strutture pubbliche di rilievo. Il dipartimento del Tesoro ha inoltre annunciato che la firma presidenziale apparirà presto anche sulle banconote in dollari, un altro elemento che rompe con la tradizione consolidata.

Le celebrazioni per il 250esimo anniversario dell’America non si limitano ai passaporti, visto che il programma include eventi pubblici di richiamo mediatico, tra cui una gara automobilistica sul National Mall di Washington e un incontro di arti marziali miste organizzato nel giardino sud della Casa Bianca, iniziative che mescolano patriottismo e spettacolo in una formula inedita per le celebrazioni istituzionali americane.
Comunque senza troppe sorprese, la mossa di Trump ha scatenato una risposta altrettanto provocatoria dalla California. Il governatore Gavin Newsom, da tempo critico dell’amministrazione repubblicana, ha annunciato il lancio di una patente di guida in edizione limitata che celebra il 175esimo anniversario dello Stato. La particolarità: lo sfondo del documento riporta una foto dello stesso Newsom.
“Molti dicono che sia la miglior patente mai realizzata nella storia del mondo“, ha scritto ironicamente il governatore democratico sui social media, aggiungendo tra parentesi: “si tratta di celebrare il nostro bellissimo Stato, non riguarda me, nonostante la foto molto bella“. Il tono sarcastico del messaggio lascia trasparire la natura politica dell’iniziativa, interpretata da molti osservatori come una risposta diretta ai passaporti trumpiani.
La distribuzione dei passaporti con l’immagine di Trump inizierà nei mesi estivi, proprio in coincidenza con le celebrazioni del 4 luglio. Resta da vedere quale sarà la reazione dei cittadini americani quando si troveranno di fronte alla scelta tra un documento tradizionale e uno che porta il volto del presidente. E soprattutto, quale precedente questa decisione stabilirà per le future amministrazioni, democratiche o repubblicane che siano.
