Vincenzo Schettini, il professore di Fisica diventato fenomeno social con oltre tre milioni di follower grazie alla pagina La fisica che ci piace, si trova al centro di una tempesta mediatica che nelle ultime settimane ha scosso profondamente la sua immagine pubblica. Dopo una disastrosa intervista al podcast di Gianluca Gazzoli, le accuse si sono moltiplicate: voti in cambio di like, utilizzo degli studenti per gonfiare le visualizzazioni, cancellazione misteriosa di oltre cento video. Il docente ha scelto Le Iene come palcoscenico per difendersi e tentare di ristabilire la verità. Il servizio curato da Daniele Bonistalli, della durata di appena otto minuti, ha provato a fare luce sulle zone d’ombra emerse nelle ultime settimane, ma il risultato finale ha lasciato molte domande senza risposta. Schettini ha potuto raccontare la sua versione senza un vero contraddittorio che approfondisse i punti più controversi della vicenda.
L’accusa più pesante riguarda il presunto obbligo imposto agli studenti di commentare e mettere mi piace ai suoi video YouTube in cambio di un voto più alto. Secondo le testimonianze raccolte da diverse testate, tra cui MOWmag e la newsletter di Selvaggia Lucarelli, numerosi ragazzi hanno scelto di rompere il silenzio descrivendo un clima particolare nelle classi del professore. Il ritratto che emerge è quello di un docente certamente appassionato della sua materia, ma anche mosso da un’urgenza di visibilità che lo avrebbe portato a servirsi della complicità forzata degli studenti.
Schettini respinge con fermezza queste accuse. Davanti alle telecamere de Le Iene ha dichiarato che nessuno era obbligato a fare nulla: l’interazione richiesta con i suoi contenuti serviva come ripasso delle lezioni spiegate in classe. Una spiegazione che però lascia aperti diversi interrogativi. In che modo commentare una diretta con frasi generiche come “grande prof” dovrebbe garantire un voto più alto o dimostrare l’effettiva comprensione della materia? Il confine tra coinvolgimento didattico innovativo e utilizzo improprio della propria posizione di potere come insegnante rimane sfumato.
Un altro aspetto oscuro della vicenda riguarda la cancellazione di 104 video dal suo canale YouTube. Si tratta dei contenuti girati in classe all’inizio della sua carriera di divulgatore digitale, improvvisamente spariti proprio mentre montava la polemica. Il professore ha spiegato di essere stato inizialmente colto dalla paura delle critiche, salvo poi pentirsi e promettere di ricondividere gradualmente quei video sulla sua pagina.
Sul fronte economico, Schettini ha voluto fare chiarezza riguardo ai presunti rapporti con Apple. Il professore ha dichiarato che in un anno, al massimo, ha guadagnato 175 euro da questa collaborazione. Una cifra che stride con l’immagine di un influencer da milioni di follower e che solleva interrogativi sulla reale natura dei rapporti commerciali intrattenuti dal docente. La trasparenza sui guadagni è un tema sempre più sentito nel mondo dei content creator, soprattutto quando si tratta di figure che operano anche nel campo educativo.
Il caso Schettini tocca un nervo scoperto del sistema scolastico italiano contemporaneo: dove finisce l’innovazione didattica e dove inizia lo sfruttamento della propria posizione per fini personali? La digitalizzazione dell’insegnamento ha aperto possibilità straordinarie, ma ha anche creato zone grigie che la regolamentazione fatica ancora a definire. Gli studenti che hanno parlato non negano la passione del professore per la fisica né la sua capacità comunicativa. Quello che contestano è il metodo: l’obbligo più o meno velato di partecipare a un progetto di visibilità personale che andava oltre la didattica vera e propria. Alcuni ragazzi hanno raccontato di dover comprare l’iPad per seguire le lezioni secondo il metodo Schettini, altri hanno descritto un intero istituto “asservito ai like social per anni“, come titolava MOWmag.
La vicenda solleva questioni più ampie sul ruolo dei docenti nell’era dei social media. Quando un insegnante diventa un personaggio pubblico con milioni di follower, come cambia il rapporto di potere con gli studenti? È possibile separare completamente l’attività didattica da quella di content creator? E soprattutto: chi tutela gli studenti quando questa linea diventa troppo sottile? Vincenzo Schettini resta una figura complessa: da un lato un divulgatore capace di rendere la fisica accessibile e appassionante per milioni di persone, dall’altro un professionista sotto accusa per metodi discutibili. La fisica che ci piace ha conquistato il web grazie a uno stile fresco e immediato, ma le testimonianze degli ex studenti raccontano un’altra storia, fatta di pressioni sottili e confini sfumati tra educazione e autopromozione.



