Il caso Schettini si arricchisce di un nuovo capitolo. Dopo le polemiche sulle lezioni trasformate in contenuti per YouTube, Selvaggia Lucarelli ha pubblicato chat e testimonianze di ex studenti che riaccendono il dibattito. Al centro della bufera, il prof influencer Vincenzo Schettini e il suo canale “La Fisica che ci piace”. Le accuse parlano di voti più alti in cambio di commenti sotto i video. Una vicenda che intreccia scuola, social e valutazione didattica.
La vicenda prende slancio quando, durante il podcast “Passa Dal BSMT”, Schettini racconta di aver registrato video durante le lezioni al liceo, utilizzando anche i suoi studenti per le riprese destinate al canale YouTube. Quelle registrazioni, secondo quanto dichiarato, diventavano materiale di studio per le interrogazioni. A quel punto un ex alunno, rimasto anonimo, rilascia un’intervista a Grazia Sambruna per MowMag sostenendo che non solo i video dovevano essere guardati, ma anche commentati per ottenere voti più alti.

Secondo la testimonianza, il meccanismo prevedeva la consegna di veri e propri “report”: screenshot del proprio commento sotto al video con l’URL visibile. In cambio, il voto poteva aumentare di due punti. Un altro ex studente ha spiegato che il voto massimo in classe sarebbe stato 8, mentre chi commentava i video poteva arrivare a un punteggio superiore. La promessa del voto più alto, sempre secondo queste ricostruzioni, era esplicita: chi non era interessato a commentare non avrebbe potuto superare l’8.
A rafforzare le accuse interviene Lucarelli, che nella sua newsletter pubblica chat tra studenti in cui si scambiano indicazioni su cosa scrivere nei commenti per ottenere il beneficio sul voto. Racconta anche di aver parlato con un’ex rappresentante di classe e con la madre di uno studente. Quest’ultima riferisce di aver contestato al professore la richiesta di seguire e utilizzare YouTube come spazio per le domande, sostenendo che le domande in classe non venissero considerate allo stesso modo. Sempre secondo queste testimonianze, durante un consiglio di classe ci sarebbero state lamentele e una discussione accesa sul metodo adottato.

Un ulteriore elemento riguarda l’organizzazione pratica delle lezioni: uno degli ex studenti afferma che Schettini consegnava il proprio cellulare con uno stabilizzatore agli alunni, che dovevano riprendere la lezione trasformando l’aula in un set. Questo avrebbe contribuito a rendere strutturale il collegamento tra attività didattica e produzione di contenuti per il canale, che oggi conta milioni di follower.
Schettini, dal canto suo, ha cercato di arginare la polemica pubblicando sui propri social una lettera firmata da una dozzina di ex studenti che lo elogiano per aver reso la fisica appassionante e coinvolgente. Anche su altre testate alcuni alunni lo difendono, sostenendo che il suo metodo li abbia aiutati ad amare la materia. Il professore ha più volte ribadito che il suo discorso pubblico riguardava la valorizzazione della cultura e della professionalità degli insegnanti, non l’idea di una scuola a pagamento.



