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Sul palco del Festival di Sanremo 2026 è salito uno dei personaggi più chiacchierati del momento, nonostante le voci che dicevano non si sarebbe presentato. Vincenzo Schettini, il professore di fisica diventato influencer con il progetto La Fisica che ci piace, ha tenuto il suo monologo nella quarta serata della kermesse canora. Tuttavia, al suo ingresso al teatro Ariston, l’accoglienza del pubblico in sala è stata a dir poco tiepida, per non dire gelida. La situazione che si è percepita dalla trasmissione è stata surreale. Neanche un applauso, volti con espressioni dubbiosi e un responso negativo totalmente immeritato per una personalità che, nonostante le polemiche, non si meritava un simile trattamento.

Le polemiche erano esplose dopo un’intervista rilasciata a Gianluca Gazzoli, in cui Schettini sarebbe stato accusato di aver spinto alcuni studenti a seguirlo sui social. Un polverone mediatico, reso ancora più chiaro dalla scoperta di alcune chat incriminanti, che aveva fatto dubitare della sua presenza all’Ariston, ma che è stato definitivamente spento dal vicedirettore dell’Intrattenimento Prime Time Rai, Claudio Fasulo, durante la conferenza stampa del 27 febbraio. E così, puntuale, Schettini è apparso sul palco più prestigioso della televisione italiana, scegliendo di sorvolare completamente sulle accuse e concentrandosi invece su ciò che sa fare meglio: divulgare scienza in modo accessibile e affrontare temi cruciali per le nuove generazioni.

L’incontro con Carlo Conti è iniziato con una domanda diretta: “Ci hai portato un esperimento?“. La risposta del docente ha spiazzato tutti con la sua portata simbolica: “Non ce n’è bisogno: da 76 anni siamo dentro un grande esperimento collettivo“. Un riferimento alla storia stessa del Festival, trasformato in metafora di un laboratorio sociale a cielo aperto. Da lì è partita una vera e propria lezione che ha unito fisica e musica, due mondi apparentemente distanti ma profondamente interconnessi. Schettini ha spiegato al pubblico dell’Ariston come anche la musica possa essere raccontata attraverso le leggi della scienza, partendo da un principio fondamentale: “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma“. Il celebre principio di conservazione dell’energia, applicato alle note che riempiono il teatro sanremese.

Dopo la divulgazione scientifica, Schettini ha affrontato uno dei temi più delicati e attuali: le dipendenze giovanili, con particolare attenzione al ruolo dei social media. Un argomento che, date le recenti polemiche che lo hanno coinvolto, acquista un peso ancora maggiore. “Oggi i social fanno parte della nostra vita, e soprattutto di quella dei ragazzi“, ha esordito, rivolgendosi direttamente ai genitori presenti in sala e a casa. “I giovani vivono attraverso i social ciò che un tempo facevamo nella vita reale. Tutto passa da lì, e spesso ci si sente intrappolati“.

Il docente ha poi tracciato un quadro lucido e preoccupante della fragilità adolescenziale nell’era digitale: “Succedono cose belle, ma anche brutte: e se noi abbiamo una corazza per proteggerci, i ragazzi sono fragili, e quella fragilità può essere colpita. La dipendenza dai social può aprire la strada ad altre dipendenze: cibo, alcol, droghe, che stanno purtroppo aumentando in tutto il mondo“. L’allarme lanciato da Schettini si è fatto ancora più concreto quando ha parlato dell’accessibilità delle sostanze stupefacenti: “Le droghe sono sempre più accessibili: oggi basta un clic sullo smartphone e arrivano direttamente a casa“. Un’immagine potente che fotografa una realtà inquietante, dove il confine tra mondo virtuale e pericoli reali si è completamente dissolto.

Il monologo si è chiuso con un appello diretto alle famiglie, un invito a recuperare quello che forse la frenesia della vita moderna ci ha fatto perdere: “Dobbiamo riprendere ciò che forse abbiamo smesso di fare con i nostri figli: parlare con loro. Trasmettere energia, perché così come la musica crea emozioni, anche le parole possono fare la differenza“. Durante il discorso non sono mancati applausi, per ripagare il professore delle parole spese, ma resta l’amaro in bocca nel ricordare la freddezza dell’Ariston nell’accoglierlo. Le critiche sono state aspre e non è ancora chiara la validità dei fatti. Il web è esploso e ha già stabilito la sua verità, tuttavia quell’applauso mancato al suo ingresso sul palco è un duro colpo e fa solo pensare che, nonostante tutto, il professore pugliese si meritava di meglio dal pubblico sanremese.

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Nato il 19 Dicembre 1992, ha capito subito che il cinema era la sua strada. Dopo essersi laureato in filosofia all'università di Palermo e aver seguito esami, laboratori e corsi sulla critica, la storia del cinema e la scrittura creativa, si è focalizzato sulle sue più grandi passioni: scrivere e la settima arte. Ha scritto per L'occhio del cineasta ed è stato redattore per Cinesblog fino alla sua chiusura. Ora si occupa di news e articoli per ScreenWorld.it, per CinemaSerieTv.it e CultWeb.it