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Immaginate di essere sul palco, di fronte a ottomila persone che scandiscono il vostro nome. Le luci vi accecano, la musica vi avvolge, l’adrenalina scorre nelle vene. Poi, all’improvviso, l’aria inizia a mancare. Non è ansia da palcoscenico, non è emozione. È il vostro corpo che vi manda un segnale preciso: qui l’ossigeno non basta. È esattamente quello che è successo a Laura Pausini venerdì 24 aprile durante il suo concerto al Palazzetto dello Sport General Rumiñahui di Quito, in Ecuador. La cantante italiana, in tournée attraverso l’America Latina, ha dovuto fermare lo spettacolo e farsi portare sul palco una maschera d’ossigeno. Un momento di pausa forzata che ha lasciato il pubblico con il fiato sospeso, ma che lei ha gestito con la professionalità e l’ironia che la contraddistinguono.

Sul suo profilo Instagram, Pausini ha condiviso le immagini di quel momento particolare: dietro le quinte, la sua assistente personale l’aiuta a indossare la mascherina d’ossigeno. Poi, il ritorno sul palco con la maschera ancora sul volto. Con quella leggerezza che solo i veri professionisti sanno mantenere anche nelle difficoltà, ha chiesto al pubblico: “Si può parlare mentre si indossa questa maschera, o è meglio di no?“. Ma cosa ha provocato questo malore improvviso? La risposta non sta in una condizione di salute particolare della cantante, bensì nella geografia stessa di Quito. La capitale dell’Ecuador non è una città qualunque: sorge a circa 2.850 metri sul livello del mare, una quota che la rende una delle capitali più alte del mondo. Per chi vive a livello del mare, come la maggior parte degli italiani, questa altitudine rappresenta una sfida fisiologica non da poco.

Quando saliamo di quota, la pressione atmosferica diminuisce progressivamente. Questo significa che l’aria contiene meno molecole di ossigeno per ogni respiro che facciamo. Il nostro organismo, non abituato a queste condizioni, fatica ad ossigenare adeguatamente i tessuti. I sintomi sono quelli tipici del cosiddettomal di montagna“: vertigini, mal di testa, nausea, stanchezza intensa e, soprattutto, difficoltà respiratorie. Questi disturbi si manifestano con particolare intensità durante uno sforzo fisico prolungato. E cantare dal vivo per tre ore consecutive, muoversi sul palco, interagire con il pubblico, rappresenta un’attività fisica e vocale estremamente impegnativa. I polmoni devono lavorare il doppio per garantire l’apporto di ossigeno necessario, il cuore accelera il battito, il corpo entra sotto stress.

Per chi vive abitualmente a queste altitudini, l’organismo si è adattato nel tempo: produce più globuli rossi, migliora l’efficienza respiratoria, ottimizza l’utilizzo dell’ossigeno disponibile. Ma per chi arriva da quote inferiori, l’adattamento richiede giorni, a volte settimane. Ed è proprio questa la condizione in cui si è trovata Laura Pausini: un’artista in tour, che viaggia continuamente, il cui corpo non ha avuto il tempo materiale per acclimatarsi. Il ricorso all’ossigeno supplementare in queste situazioni non è affatto insolito. Negli ospedali e nelle strutture sanitarie delle città d’alta quota è prassi comune avere bombole d’ossigeno a disposizione per i visitatori che manifestano sintomi acuti. Molti alberghi offrono questo servizio nelle camere. E anche per gli eventi dal vivo, soprattutto quelli che richiedono performance fisiche intense, la presenza di ossigeno supplementare rappresenta una precauzione saggia e necessaria.

Dopo quel breve stop tecnico, con qualche respiro profondo di ossigeno puro, Laura Pausini ha ripreso il concerto e ha continuato a regalare al pubblico ecuadoriano le sue hit, cantando anche in spagnolo. Un esempio di resilienza e professionalità che dimostra come, anche quando il corpo manda segnali d’allarme, la passione per la musica e il rispetto per il pubblico possano trovare la forza di andare avanti. La vicenda di Quito ci ricorda che il corpo umano è una macchina straordinaria ma delicata, capace di adattarsi a condizioni estreme ma con tempi e limiti precisi. E che persino le star internazionali, abituate ai riflettori e alle sfide più impegnative, devono fare i conti con le leggi della fisiologia. A 2.850 metri d’altitudine, l’aria rarefatta non fa sconti a nessuno.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.