Euphoria è tornata, forse per l’ultima volta. A quasi sette anni dal debutto della prima stagione, la serie HBO di Sam Levinson si reinventa completamente, portando i personaggi della fittizia East Highland High School fuori dal microcosmo del liceo californiano per gettarli in una versione surreale ma riconoscibile del mondo reale. Ville suburbane di lusso, covi della droga, set hollywoodiani: la terza stagione alza ulteriormente la posta, anche dal punto di vista visivo.
Il salto temporale di cinque anni ha richiesto un ripensamento radicale dell’estetica che aveva reso iconiche le prime due stagioni. Heidi Bivens, la costumista vincitrice dell’Emmy che aveva creato il linguaggio stilistico originale dello show, lascia il posto a Natasha Newman-Thomas, già collaboratrice di Levinson in The Idol. Il passaggio di consegne non è stato semplice: Newman-Thomas ha confessato di aver provato iniziale esitazione all’idea di inserirsi in un universo visivo già così consolidato e amato dai fan.
The beginning of forever. pic.twitter.com/g9Ke9DE2y4
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Ma la sceneggiatura della terza stagione le ha rivelato immediatamente la natura del cambiamento. Non si trattava di replicare una formula vincente, bensì di costruire mondi completamente nuovi per ogni personaggio. Dall’ambiente claustrofobico del liceo di provincia alla vastità di scenari che includono la cultura del confine tra Stati Uniti e Messico, première hollywoodiane e comunità residenziali per anziani, Newman-Thomas ha potuto attingere a un ventaglio di riferimenti infinitamente più ampio.
Tra i personaggi che hanno subito la trasformazione più evidente c’è Nate Jacobs, l’antagonista interpretato da Jacob Elordi. Nelle prime due stagioni, Nate viveva praticamente in jeans e maglietta, l’uniforme anonima del ragazzo problematico di periferia. Nella terza stagione, invece, appare vestito interamente in Bottega Veneta, il marchio di lusso italiano di cui Elordi è ambassador nella vita reale.
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La scelta non è stata dettata da logiche di product placement o da collaborazioni preesistenti. Newman-Thomas aveva già un rapporto diretto con Bottega Veneta e il brand supportava la produzione prima ancora che iniziassero a girare le scene con Elordi. La decisione di vestire Nate con questi capi è nata da un’intuizione precisa sulla psicologia del personaggio: Nate è ora un appaltatore che costruisce una comunità residenziale per anziani, deve presentarsi come un uomo pratico e concreto, ma contemporaneamente attrarre investitori facoltosi comunicando successo attraverso il guardaroba.
I capi Bottega selezionati riescono magnificamente in entrambe le funzioni. Si tratta di un workwear performativo, un abbigliamento da lavoro che è prima di tutto una performance. E tutta la carriera di Nate nella serie si basa proprio sulla performance: indossare una facciata anche nei rapporti più intimi, mentire attraverso le apparenze, costruire un’identità che non corrisponde alla realtà interiore.
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L’incontro tra Newman-Thomas ed Elordi per discutere il guardaroba del personaggio è stato particolarmente produttivo. La costumista fa sempre un punto di confrontarsi con gli attori, soprattutto in una serie alla terza stagione dove il cast vive questi personaggi da anni e ha sviluppato una comprensione profonda delle loro dinamiche. Quando ha presentato a Jacob l’idea di usare Bottega per trasmettere il concetto di performance, l’attore ha immediatamente condiviso la visione.
Ma l’aneddoto più rivelatore riguarda lo smoking su misura realizzato da Bottega Veneta per la scena del matrimonio. Qualche giorno dopo aver girato quella sequenza, Newman-Thomas doveva incontrare Elordi per una prova costumi durante la pausa pranzo. Quando ha bussato al suo camerino, l’attore era al telefono con il padre. Ha interrotto la chiamata dicendo: “Papà, ti voglio bene, ti richiamo dopo. È arrivata la costumista“. E quando Newman-Thomas gli ha chiesto perché fosse ancora in smoking durante la pausa, Elordi ha risposto con disarmante semplicità: “Stavo semplicemente passeggiando sul backlot perché mi fa sentire come Cary Grant”.
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Il menswear nella terza stagione di Euphoria non si limita al guardaroba di Nate. Newman-Thomas ha lavorato anche su due bande criminali rivali, ciascuna con un’estetica distinta che comunica provenienza geografica, status sociale e codici culturali specifici. La varietà di ambienti rappresentati ha permesso alla costumista di applicare esperienze personali e riferimenti diversificati, creando un tessuto visivo più ricco e stratificato rispetto alle stagioni precedenti.
Il passaggio da Heidi Bivens a Natasha Newman-Thomas segna quindi più di un semplice cambio di guardia tecnico. Rappresenta l’evoluzione naturale di una serie che ha sempre fatto della moda uno strumento narrativo fondamentale, capace di comunicare identità, aspirazioni e contraddizioni dei personaggi prima ancora delle parole. Se nelle prime due stagioni l’estetica vistosa e facilmente “memeabile” aveva contribuito alla viralità dello show, questa terza stagione punta su una sofisticazione diversa, dove il lusso discreto di Bottega Veneta sostituisce gli eccessi adolescenziali.
