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A volte basta raccontare la normalità per scatenare un putiferio. Federico Russo, il Mimmo de I Cesaroni che per anni ha fatto compagnia a milioni di italiani davanti alla tv, ha commesso il “peccato” di essere sincero. Ha detto di lavorare come commesso part-time per mantenersi tra un progetto attoriale e l’altro, e il web si è diviso tra chi lo attacca e chi finalmente apprezza un po’ di trasparenza in un settore avvolto nel mito e nel luccichio.

La vicenda parte da un’intervista rilasciata a Superguida Tv, dove Russo ha spiegato con estrema naturalezza la sua scelta: “Lo faccio non perché poi abbia problemi, semplicemente perché volevo fare un’esperienza, e poi cerco di non scialacquare quello che ho messo da parte anche per rispetto di mia madre, per l’educazione economica che mi ha dato“. Parole di buonsenso, verrebbe da dire, eppure sui social è bastato poco perché arrivassero le immancabili critiche di chi pensa che un volto televisivo debba per forza nuotare nell’oro.

Ma Russo non è tipo da farsi intimidire e ha deciso di rispondere, alzando il velo su una realtà del mondo dello spettacolo italiano che troppo spesso resta nell’ombra. “È un lavoro precario, ma se vuoi fare questo mestiere devi accettarlo. È come il cantante o il calciatore“, spiega l’attore, usando un paragone efficace per far capire che solo una minima percentuale di professionisti raggiunge il top, mentre la maggioranza vive di equilibrismi economici.

Il punto centrale della sua riflessione riguarda proprio la percezione distorta che il pubblico ha dei guadagni nel mondo della recitazione. “L’attore medio, lasciatemi passare il termine anche se pare brutto, è fatto di tanti ragazzi come noi o anche altri che magari fanno un progetto l’anno, e poi magari per due anni possono anche non lavorare e che fai? Non campi“. Una fotografia realistica di un mestiere che dall’esterno sembra patinato ma che nasconde mesi di attesa, provini andati male, progetti che sfumano all’ultimo momento.

Russo entra ancora più nel dettaglio quando risponde direttamente agli hater che gli hanno contestato la scelta di fare il commesso. “I provini non sono accessibili a tutti: spesso c’è una richiesta di requisiti specifici e una volta che vieni scelto le cifre non sono quelle che dite voi, non si guadagnano milioni, ve le posso assicurare“. Una dichiarazione che demolisce il mito televisivo secondo cui chiunque appaia in una fiction popolare diventi automaticamente milionario.

L’attore prosegue spiegando la realtà contrattuale: “Certo sono cifre più grandi, ma viene pagato un lordo perché sono tassati e poi noi attori siamo liberi professionisti“. Ecco il nodo cruciale: niente busta paga fissa, niente tredicesima, niente ferie retribuite. Ogni ingaggio è un contratto a sé, tassato come reddito da lavoro autonomo, con tutto quello che ne consegue in termini di contributi e incertezza futura.

Non pensate che con un progetto ci campate una vita: non ci campi di rendita“, martella Russo, smontando un altro luogo comune. E la prova? “Altrimenti anche i big non lavorerebbero così tanto“. Un ragionamento logico che fa riflettere: se persino gli attori affermati continuano a macinare progetti uno dietro l’altro, un motivo ci sarà. La rendita, nel mondo dello spettacolo italiano, semplicemente non esiste per la stragrande maggioranza dei professionisti.

Il messaggio finale dell’attore ai colleghi è un incoraggiamento che sa di umiltà e forza di sacrificio: “Daje a tutti gli attori e le attrici, non si molla“. Perché dietro ogni volto che vediamo in tv ci sono spesso sacrifici, attese interminabili e quella precarietà che accomuna sempre più professioni nel panorama italiano contemporaneo. Russo ha avuto il coraggio di dirlo ad alta voce, regalando al pubblico uno sguardo autentico su un mondo che troppo spesso preferiamo immaginare diverso da com’è davvero.

Ricordiamo infine che il revival dei Cesaroni non ha dovuto affrontare veleni nel cast e polemiche sul web.

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