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La sicurezza degli adolescenti sui social network è tornata al centro del dibattito globale, e questa volta con un cambio di passo concreto. Meta ha infatti annunciato l’estensione mondiale dei “Teen Accounts”, profili dedicati ai ragazzi tra i 13 e i 17 anni con filtri automatici pensati per schermare contenuti inappropriati. Non si tratta solo di Instagram, dove la funzione era già attiva in alcuni Paesi: ora le protezioni arrivano anche su Facebook e Messenger, con impostazioni restrittive attivate di default per tutti gli utenti minorenni.

La svolta arriva in un momento particolarmente delicato per Mark Zuckerberg, poiché a marzo Meta ha perso due cause negli Stati Uniti proprio sul tema della tutela dei minori, e la pressione di tribunali, genitori e legislatori si è fatta più forte che mai. E la risposta dell’azienda è un pacchetto di misure che punta a limitare radicalmente ciò che i giovanissimi vedono nei loro feed.

I numeri parlano chiaro: secondo un’analisi indipendente condotta da Alice, società specializzata in sicurezza online, Instagram mostra il 68% in meno di contenuti maturi agli adolescenti rispetto al suo principale concorrente. Una barriera che diventa quasi invalicabile se i genitori decidono di attivare la modalità “Contenuti Limitati”, con cui i post inappropriati crollano del 96%. Sono dati che, sulla carta, sembrano promettenti. Ma cosa significa davvero questa stretta nella pratica quotidiana di milioni di ragazzi che ogni giorno aprono le app azzurre?

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Come difendersi dai tentativi di hacking e phishing – screenworld.it

Le nuove impostazioni 13+ erano state lanciate a ottobre scorso in Stati Uniti, Regno Unito, Australia e Canada come fase di test ed il risultato ha sorpreso gli stessi sviluppatori: 9 adolescenti su 10 hanno mantenuto attive le protezioni predefinite. Un dato contro-intuitivo, se si pensa alla naturale tendenza dei teenager a voler aggirare i controlli degli adulti. Ma ora il filtro diventa lo standard globale: su Facebook il meccanismo nasconde automaticamente i contenuti giudicati inappropriati nelle sezioni Feed e Reels, riducendo anche la possibilità di interagire con profili, pagine, gruppi ed eventi che pubblicano prevalentemente materiale non adatto ai minori.

Su Messenger il sistema limita la capacità dei ragazzi di aprire link verso contenuti Facebook inappropriati e di chattare con account che condividono soprattutto quel tipo di materiale. Ma cosa rientra esattamente nella categoria dei “contenuti maturi”? Nel linguaggio di Meta e delle sue linee guida, l’espressione funziona un po’ come i divieti per fasce d’età che troviamo al cinema. Include innanzitutto violenza, challenge pericolose e trend virali ad alto rischio, come video di risse, incidenti o sfide estreme che periodicamente spopolano online.

Poi ci sono i contenuti spinti a livello intimo, ovvero immagini, video o testi con forti riferimenti osé, abbigliamento esplicito o atteggiamenti provocatori che risultano inadatti a un pubblico adolescente. La stretta colpisce anche i post che mostrano, normalizzano o incoraggiano l’uso di alcol, fumo, sigarette elettroniche o droghe. Non manca il filtro sul linguaggio volgare: insulti pesanti, bestemmie ed espressioni scurrili vengono oscurati. E infine, forse l’aspetto più delicato, i temi psicologici gestiti male. Parliamo di immagini o racconti che affrontano disturbi alimentari, autolesionismo o stati di forte ansia in modo non protetto, contenuti che rischiano di generare fenomeni di emulazione o grave disagio tra i ragazzi.

Usare Instagram
Usare Instagram

L’ispirazione per questi criteri, spiega Meta, arriva dal confronto diretto con le famiglie: centinaia di migliaia di genitori hanno valutato oltre 15 milioni di contenuti nel corso degli ultimi mesi. In un sondaggio condotto a fine aprile, meno del 2% dei post raccomandati ai teenager è stato giudicato inappropriato dalla maggioranza dei genitori interpellati. Resta però una domanda di fondo che va oltre i filtri tecnici: basta davvero schermare ciò che i ragazzi vedono? Gli algoritmi delle piattaforme social continuano infatti a essere progettati per massimizzare il tempo di permanenza, spingendo contenuti che generano engagement attraverso emozioni forti come rabbia, paura, eccitazione o invidia.

Meta si quindi muove in un campo minato, visto che da un lato deve rispondere alle pressioni legali e sociali per proteggere meglio i minori, dall’altro non può permettersi di perdere una fetta cruciale del proprio pubblico. Gli adolescenti rappresentano infatti i futuri utenti adulti delle piattaforme, una risorsa fondamentale per il modello di business dell’azienda. E a giudicare dalle reazioni online, questo sistema non ha convinto propriamente tutti, anzi sta ricevendo non poche critiche. L’estensione globale dei Teen Accounts rappresenta comunque il più grande intervento di Meta sulla sicurezza dei minori degli ultimi anni. Se il 90% degli adolescenti ha davvero lasciato attivi i filtri durante la fase di test, forse significa che anche i nativi digitali avvertono il bisogno di un ambiente meno tossico.

Instagram
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Quello che è certo è che la partita sulla sicurezza dei minori online è appena iniziata, e i prossimi mesi diranno se queste protezioni reggeranno davvero alla prova dell’uso quotidiano o se resteranno soltanto un’operazione di facciata per placare regolatori e opinione pubblica. Aggiungiamo che nelle scorse ore è stato anche rilasciato Instagram Plus, nuovo abbonamento che ha attirato non poche critiche.

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