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Ci sono storie che sembrano partire con tutte le carte in regola per diventare epiche imprese artistiche e finiscono invece per trasformarsi in casi di studio sul confine labile tra genio e follia. Quella di Sergio Furnari, scultore italiano originario di Caltagirone, in provincia di Catania, è probabilmente una di queste. Furnari ha investito circa 100mila dollari per realizzare una statua a grandezza naturale di Charlie Kirk, l’attivista politico di estrema destra americano assassinato il 10 settembre 2025 durante un intervento pubblico alla Utah Valley University.

L’opera, realizzata in acciaio e resina, ritrae Kirk seduto con un microfono in mano, pronto a iniziare uno dei suoi celebri discorsi. Sul petto campeggia una scritta inequivocabile: “Freedom“. L’artista, che lavora stabilmente a New York, era convinto che la sua creazione avrebbe suscitato immediato interesse negli Stati Uniti, attirando collezionisti, musei o istituzioni vicine al movimento conservatore americano. La realtà si è rivelata ben diversa. Nessun compratore si è fatto avanti, costringendo Furnari ad aprire un crowdfunding con l’obiettivo di raccogliere 150mila dollari: una cifra che dovrebbe permettergli di rientrare delle spese sostenute e finanziare la promozione dell’opera.

Al momento, le donazioni non hanno raggiunto nemmeno i 10mila dollari. Un flop che non ha scalfito la determinazione dello scultore. Furnari ha infatti annunciato che porterà la statua a Times Square il 10 settembre prossimo, in occasione del primo anniversario della morte di Kirk. Un gesto simbolico, una sorta di consacrazione pubblica della sua opera. C’è solo un piccolo dettaglio: l’artista non ha richiesto alcuna autorizzazione al Comune di New York per esporre la scultura in quella che è probabilmente la piazza più famosa e controllata del mondo.

Quando gli è stato fatto notare, Furnari ha risposto in modo che definire surreale sarebbe riduttivo. Ha dichiarato infatti che, per realizzare quest’opera, era “in missione per conto di Dio” e che proprio Dio gli avrebbe “dato il permesso” di procedere. Un’affermazione che ricorda i Blues Brothers, ma con un epilogo decisamente meno hollywoodiano. Sul suo profilo Instagram, lo scultore ha provato a promuovere la statua in modi altrettanto particolari. In un video si vede Furnari avvolgere la scultura in una bandiera americana, mentre spiega di aver lavorato con la stessa dedizione con cui “Michelangelo scolpì la Pietà“.

Il paragone con il capolavoro rinascimentale non è passato inosservato e ha scatenato una valanga di commenti ironici e sarcastici. “Counting or not counting oxidization”, “Un nuovo bagno pubblico”, “Libertà di parola non significa libertà dalle conseguenze delle proprie azioni. L’arte non inneggia alla violenza. Questa è violenza“, sono solo alcuni dei messaggi apparsi sotto i suoi post. Qualcuno ha persino scommesso che la statua, una volta esposta pubblicamente, verrà distrutta nel giro di due giorni.

Furnari ha però precisato di non condividere necessariamente tutte le idee politiche di Kirk. Ha spiegato di essere stato spesso in disaccordo con l’attivista, soprattutto su temi come l’immigrazione e il conflitto israelo-palestinese. Secondo lo scultore, tuttavia, Kirk merita di essere omaggiato come simbolo della libertà di parola. L’opera rappresenterebbe quindi un tributo a questo valore universale, al di là delle posizioni politiche del personaggio ritratto.

L’artista ha anche affermato di voler esprimere solidarietà a Erika Kirk, vedova di Charlie, che dopo la morte del marito ha assunto la guida di Turning Point USA, l’organizzazione politica di destra radicale fondata dall’attivista. Secondo Furnari, la donna sarebbe vittima di una campagna d’odio da parte degli oppositori politici del movimento. Il problema principale che lo scultore si trova ad affrontare non riguarda tanto la qualità tecnica dell’opera, che agli occhi di molti appare ben realizzata e riconoscibile. La vera questione è un’altra: il mercato è saturo di opere d’arte ispirate all’uccisione di Charlie Kirk.

Nei mesi successivi alla tragedia, decine di artisti americani hanno realizzato sculture, dipinti e installazioni dedicate all’attivista. Alcune di queste opere raggiungono livelli di kitsch ancora più estremi rispetto a quella di Furnari. Un esempio è la scultura di un artista statunitense che ritrae Kirk abbracciato a Gesù Cristo, attualmente esposta nel campus di un’università americana. Non è la prima volta che Sergio Furnari si lancia in progetti artistici sui generis. Dopo la pandemia di Covid aveva realizzato una scultura raffigurante un medico genuflesso con le mani al cielo, in segno di preghiera o disperazione.

Ancora prima aveva creato un’opera che citava la celebre fotografia degli operai in pausa pranzo seduti su una trave durante la costruzione di un grattacielo a New York. Opere che l’artista ha portato in giro su un pickup, cercando visibilità e acquirenti. La vicenda della statua di Charlie Kirk solleva interrogativi interessanti sul rapporto tra arte, committenza e mercato nell’epoca dei social media. Furnari ha investito una cifra considerevole senza avere alcuna garanzia di ritorno economico, senza una commissione, senza nemmeno un sondaggio preliminare per verificare l’interesse potenziale. Ha seguito un’intuizione, o forse una chiamata che lui stesso definisce divina, e ha portato avanti il progetto fino in fondo.

Il risultato è un’opera che tecnicamente esiste, è visibile, documentata sui social, ma che fatica tremendamente a trovare una collocazione nel mondo reale. Nessun museo si è fatto avanti. Nessun collezionista ha mostrato interesse. Nemmeno i sostenitori più accesi di Kirk sembrano disposti a mettere mano al portafoglio per acquistare o sostenere l’opera. La reazione del pubblico online è stata impietosa. Molti hanno ironizzato sulla scelta del soggetto, altri hanno criticato l’opportunità stessa di celebrare una figura così divisiva.

Altri ancora hanno semplicemente considerato l’intera operazione una mossa di marketing maldestra o un modo per attirare attenzione su di sé sfruttando un fatto di cronaca tragico. Furnari, dal canto suo, sostiene che le critiche e il disinteresse del mercato non fanno altro che rafforzare la sua convinzione. Secondo lo scultore, la freddezza con cui è stata accolta la sua opera dimostrerebbe proprio quanto sia necessario difendere la libertà di espressione e commemorare chi, come Kirk, ne è stato un paladino.

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Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.