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La villetta di Poggio Fiorito potrebbe riaprire i battenti. Dopo dieci anni dall’ultima puntata trasmessa su Raiuno, Un medico in famiglia è più vicino che mai a tornare in tv. Non si tratta di voci di corridoio o dei soliti rumors estivi: la sceneggiatura della nuova stagione esiste, è stata completata e giace ora sui tavoli di Viale Mazzini. Eppure, nonostante tutto sia tecnicamente pronto, le telecamere non sono ancora partite. Cosa blocca davvero il ritorno di una delle fiction più amate della televisione italiana.

A fare chiarezza è stata Verdiana Bixio, presidente di Publispei, la casa di produzione che ha dato vita alla saga dei Martini. Intervenendo all’Italian Global Series, un evento di riferimento per l’industria seriale italiana, Bixio ha confermato quello che i fan speravano di sentire da anni: “Abbiamo scritto il soggetto, quindi adesso la nuova stagione è in fase di valutazione”. Le sue parole però non nascondono le difficoltà: “Non è soltanto una questione di gusto o del soggetto della serie. Ci sono anche delle scelte strategiche da parte della rete“.

Tradotto: il materiale narrativo c’è, la qualità è garantita, ma la decisione finale spetta interamente a Rai Fiction. E qui entrano in gioco dinamiche che vanno ben oltre la semplice volontà artistica. Il primo nodo è di natura economica. Produrre una fiction corale come Un medico in famiglia, con cast affollato, location storiche e standard produttivi elevati, richiede un investimento considerevole. Negli ultimi anni i budget destinati alle grandi produzioni generaliste hanno subito tagli significativi, e la Rai si trova a dover bilanciare il desiderio di riportare in scena un classico con le sempre più stringenti necessità di bilancio.

C’è poi la questione strategica. La televisione italiana sta attraversando una fase di profonda trasformazione. I format si accorciano, le piattaforme streaming ridefiniscono le abitudini del pubblico, e le reti generaliste devono decidere se puntare sulla nostalgia o guardare avanti. Un medico in famiglia rappresenta un patrimonio emotivo per milioni di italiani, ma è anche una serie che appartiene a un’epoca televisiva diversa, quella delle lunghe stagioni domenicali, dei ritmi distesi, delle storie famigliari che univano generazioni davanti allo schermo.

Lino Banfi, il Nonno Libero nazionale ed europeo, non ha mai smesso di crederci. In diverse occasioni ha ribadito il suo desiderio di vestire un’ultima volta i panni del patriarca burbero e tenero della famiglia Martini. Durante l’Italian Global Series ha lanciato un appello preciso: “Lo dico sempre: facciamo un’ultima stagione di cinque puntate, non di più, che sia l’addio della famiglia Martini. Sarebbe bellissimo far vedere una famiglia contemporanea, affrontare temi come l’omosessualità restando però fedeli allo spirito della serie“.

Parole che rivelano non solo l’attaccamento affettivo dell’attore pugliese al personaggio, ma anche una visione narrativa evoluta. Banfi immagina una chiusura che sappia parlare all’Italia di oggi, senza tradire l’anima popolare e inclusiva che ha reso la serie un fenomeno di costume. In un’intervista a RTL, ha aggiunto dettagli ancora più specifici: “Io sono pronto. Scarpati pure. Annuccia, che aveva un anno e mezzo, ora ha 32 anni. Possiamo tornare sul set”. Il riferimento è a Giulio Scarpati, interprete del dottor Lele Martini, e alla crescita reale del tempo trascorso dall’ultima stagione.

Anche Scarpati, inizialmente più scettico sul ritorno, sembra aver aperto alla possibilità di un finale degno. Il fatto che gli sceneggiatori abbiano trovato una chiave narrativa convincente per giustificare il salto temporale è cruciale: dieci anni nella vita dei Martini significano matrimoni, figli cresciuti, dinamiche familiari completamente trasformate. È un’occasione per raccontare l’Italia che è cambiata, mantenendo intatta la capacità della serie di parlare al cuore delle persone.

I dettagli del soggetto sono blindati, ma l’intenzione è chiara: riunire i pilastri storici della serie per un congedo corale, che possa soddisfare le aspettative di chi ha seguito le vicende della famiglia per oltre vent’anni. La domanda è: quanti dei volti storici accetteranno di tornare. Da Annuccia a Ciccio, da Maria a tutti gli altri membri della tribù allargata di Poggio Fiorito, il cast originale è una galassia di attori che nel frattempo hanno intrapreso percorsi diversi.

L’affetto del pubblico, però, non è mai venuto meno. Le repliche della serie continuano a ottenere ascolti notevoli, soprattutto sulle piattaforme streaming dove nuove generazioni scoprono le avventure dei Martini. È un dato che la Rai non può ignorare: esiste un bacino enorme di spettatori pronti a sintonizzarsi per un ultimo, emozionante capitolo.

Banfi ha raccontato anche un episodio toccante legato ai suoi recenti passaggi a Cinecittà, dove è ambientata la storica villetta: “Sei o sette mesi fa sono passato davanti alla casa Martini e mi sono commosso vedendo l’albero che avevamo piantato in una scena tanti anni fa. Era diventato grandissimo“. Un’immagine che vale più di mille parole: quell’albero cresciuto è la metafora perfetta di una serie che ha messo radici profonde nell’immaginario collettivo italiano.

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Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.