Quando Benito Antonio Martínez Ocasio, conosciuto dal mondo intero come Bad Bunny, si presenta in prima fila a una sfilata, non è mai solo per guardare. È per farsi guardare. E il 6 luglio, al Petit Palais di Parigi, in occasione dello show Schiaparelli che ha inaugurato la settimana dell’Haute Couture Autunno/Inverno 2026-27, il cantante portoricano ha confermato ancora una volta di essere un maestro nell’arte della presenza scenica, anche fuori dal palco.
Il front row era affollato di stelle: Chiara Ferragni, Emma Corrin, Michelle Yeoh, Anna Dello Russo, Vera Wang, Christian Louboutin. Eppure, tutti gli obiettivi si sono concentrati su di lui. Non tanto per il completo vaniglia in lana e seta firmato Daniel Roseberry, direttore creativo della maison, né per gli stivali camperos ai piedi o per le spille dorate disseminate sulla giacca doppiopetto. Il vero protagonista dell’outfit era appeso al collo: una cravatta dorata a forma di treccia, un accessorio che sembrava sfidare le leggi della moda tradizionale.
Non si trattava di una cravatta classica, ma di un gioiello composto da fili d’oro fittissimi, intrecciati in una lunga composizione che simula un’acconciatura. Un trompe-l’œil puro, un inganno visivo perfettamente in linea con il DNA surrealista di Schiaparelli, la maison fondata dalla stilista italiana Elsa Schiaparelli, celebre per i suoi connubi tra moda, arte e provocazione onirica. L’accessorio era già apparso in passerella nella collezione ready-to-wear Autunno/Inverno 2024, ma allora era realizzato con veri capelli intrecciati, biondi o scuri. La versione indossata da Bad Bunny, luminosa e preziosa, ha riacceso il dibattito pubblico e trasformato un dettaglio di stile in un fenomeno mediatico.
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Il completo custom-made scelto per l’occasione comprendeva anche una camicia bianca in seta, una cintura cowboy effetto coccodrillo e dettagli oro che spaziavano dai bottoni alle fibbie. Ma è la cravatta-treccia a incarnare l’essenza del messaggio che Bad Bunny ha voluto veicolare. Perché per un artista che ha fatto della sua immagine un manifesto culturale e politico, ogni scelta stilistica è un atto comunicativo. Dalle unghie laccate ai look gender-fluid, dai riferimenti alla cultura portoricana alle collaborazioni con brand popolari come Zara, Bad Bunny trasforma ogni apparizione pubblica in una dichiarazione d’intenti.
Sul revers della giacca, infatti, non mancavano i codici storici di Schiaparelli come l’occhio e il buco della serratura, ma anche spille che rimandano al suo immaginario musicale personale, come la rana legata al suo ultimo album Debí tirar más fotos. Un dettaglio che conferma come, per il cantante trentaduenne, la moda non sia mai solo estetica: è narrazione, identità, resistenza culturale.
Il modello commerciale della cravatta-capello Schiaparelli era stato indicato nelle scorse stagioni a circa 2100 euro. Tuttavia, nel caso di Bad Bunny, si parla di un pezzo custom-made, progettato specificamente per lui da Daniel Roseberry, il designer americano che dal 2019 guida la maison con una visione che fonde surrealismo storico e cultura pop contemporanea. Non è dunque un semplice accessorio acquistato e indossato, ma un’opera sartoriale creata per veicolare un messaggio preciso: la mascolinità può essere fluida, preziosa, teatrale.
